La nuova Via della seta applaudita da 27 Paesi, sospettata da molti

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Il vertice di Pechino appena concluso sul “One Belt, One Road (Obor)”, per costruire una nuova Via della Seta via terra e via mare, rappresenta il sogno del presidente cinese Xi Jinping di unificare con infrastrutture e porti la Cina con l’Asia centrale e l’Europa e con India e l’Africa. All’incontro iniziato ieri hanno partecipato 30 capi di governo e delegati da oltre 100 nazioni, oltre ai capi delle Nazioni Unite, del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale. Ma era assente l'India.

Durante il vertice il presidente cinese Xi Jinping ha promesso 124 miliardi di dollari per la sua nuova Via della seta “per forgiare un percorso di pace, inclusività e libero commercio” e ha chiesto l'abbandono di vecchi modelli basati su rivalità e giochi di potere diplomatico. A diversi osservatori pare che Xi stia utilizzando i vertici internazionali con i leader di tutto il mondo per rafforzare le ambizioni globali di leadership della Cina. Tale politica a sostegno della globalizzazione, appare agli antipodi rispetto a quella del presidente Usa, Donald Trump, il quale sta promuovendo "l'America first", mettendo in dubbio ogni iniziativa di libero scambio.

Ieri, però, il delegato Usa, il consigliere della Casa Bianca, Matt Pottinger, ha dichiarato che gli Stati Uniti “hanno accolto con favore gli sforzi compiuti dalla Cina per promuovere il piano infrastrutturale” nell’ambito del quale le società americane “potrebbero offrire servizi di grande valore”. "Dovremmo costruire una piattaforma aperta di cooperazione e sostenere e sviluppare un'economia mondiale aperta", ha ribadito Xi Jinping nel suo discorso di apertura. Secondo la Cina il mondo deve creare condizioni che promuovano lo sviluppo aperto e incoraggino la costruzione di sistemi di "norme commerciali e d'investimento globali, ragionevoli e trasparenti". Il ministro della finanza britannico ha dichiarato al vertice che il suo paese è un "partner naturale" sulla nuova Via della seta, mentre il premier del Pakistan, Nawaz Sharif ha lodato la "visione e l’ingegno" della Cina per aver messo in campo un progetto “senza precedenti nella storia".

Timori di egemonia

Alcuni diplomatici occidentali hanno espresso disapprovazione sia sul vertice che sul piano nel suo complesso, considerandolo come un tentativo di promuovere l'influenza cinese a livello mondiale. Il ministro australiano del commercio Steven Ciobo ha sottolineato che accanto alle opportunità commerciali della nuova Via della seta, ci sono gli interessi nazionali da difendere. "La Cina è disposta a condividere le proprie esperienze di sviluppo con tutti i Paesi", ha rincuorato Xi Jinping. "Non interferiremo negli affari interni di altri Paesi, non esporteremo il nostro sistema di società e modello di sviluppo, e ancor di più non vogliamo imporre i nostri punti di vista sugli altri". Il presidente cinese ha evocato “un nuovo modello di cooperazione e reciproco vantaggio".

Uno dei problemi da affrontare è come finanziare il volume di progetti legati all’Obor. Fino ad ora la Cina ha promesso 113 miliardi di dollari. Ma secondo l’Asian Development Bank occorrerebbero almeno 8mila miliardi entro il 2020. "Abbiamo bisogno di uno sforzo congiunto tra i Paesi per accrescere la cooperazione finanziaria", ha ammesso Zhou Xiaochuan, governatore della Banca centrale cinese. Le nazioni dovrebbero permettere alle aziende di svolgere un ruolo chiave poiché le risorse dei governi sono limitate, ha aggiunto Zhou. L'utilizzo attivo delle valute locali contribuirà anche a mobilitare i risparmi locali, ridurre i costi di cambio e di rimborso e salvaguardare la stabilità finanziaria.

Nel forum, i ministeri delle finanze di 27 paesi, tra cui la Cina, hanno approvato una serie di principi che guidano il finanziamento dei progetti lungo la nuova Via della seta. La Germania però non ha approvato gli orientamenti finanziari comuni, pur dichiarando la partecipazione delle imprese tedesche, perché è necessaria una maggiore trasparenza. Al vertice hanno partecipato il presidente russo Vladimir Putin, il primo ministro cambogiano Hun Sen e il presidente kazako Nursultan Nazarbayev. C'erano anche diversi leader europei, tra cui i primi ministri spagnoli, italiani, greci e ungheresi.

Le critiche dell’India

L’incontro è stato boicottato dall’India, a causa della sua contrarietà a uno dei progetti dell’Obor: il corridoio economico tra la Cina e il Pakistan che passa attraverso la controversa zona del Kashmir, occupata dal Pakistan.  "Nessun Paese può accettare un progetto che ignora le sue preoccupazioni fondamentali sulla sovranità e sull'integrità territoriale", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri indiano Gopal Baglay. L'India ha anche le sue perplessità sul fronte dei finanziamenti, citando il potenziale carico di debito come una delle sue altre preoccupazioni, affermando che "la realizzazione delle infrastrutture deve seguire principi di sostenibilità e responsabilità finanziaria, per evitare che i progetti possano creare un onere debitorio insostenibile per le comunità".

 "È strano che lo spettatore sia più ansioso dei giocatori”, è la replica dei cinesi, “mentre l'India si preoccupa dei fardelli dei debiti dei propri vicini, gli stessi vicini sembrano disposti ad assumere le loro decisioni ". Due giorni fa, il Pakistan e la Cina hanno messo nero su bianco nuove offerte per un valore di quasi 500 milioni di dollari, riguardanti l'aeroporto, il porto e la costruzione di autostrade. Per quanto riguarda il carico potenziale del debito, è vero che i rimborsi del Pakistan avranno un picco di circa 5 miliardi di dollari nel 2022, ma secondo la Cina questo dovrebbe essere compensato “dalle tasse di transito applicate al corridoio”. Intanto il Nepal ha firmato un accordo con la Cina per realizzare un collegamento ferroviario transfrontaliero che potrebbe costare fino a 8 miliardi di dollari.

Da Asianews.it

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