La Corea del Nord tra sanzioni internazionali e assistenza umanitaria

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Foto: Focus.it

Non so a voi, ma a me capita spesso di ripensare alle parole del Premier norvegese Jens Stoltenberg all’indomani delle stragi di Oslo e Utøya nel 22 luglio 2011: “Siamo un piccolo Paese, ma un grande popolo. Non rinunceremo mai ai nostri valori: risponderemo agli atti di violenza con più democrazia, più libertà e più umanità”. Gli attentati fecero 77 morti, 69 erano ragazzi, uccisi uno ad uno da Anders Behring Breivik  l’auto proclamatosi “salvatore del cristianesimo” e “difensore della cultura conservatrice in Europa ” oltre che anti-papista, anti-multiculturalista, anti-marxista, anti-islamista e per non farsi mancare niente anche anti-sionista. Sono parole che non mi hanno lasciato indifferente e, indipendentemente da ogni giudizio penale o morale, sicuramente mi hanno fatto riflettere sulle nostre possibili reazioni davanti al “male”, anche quando questo sembra presentarsi nella sua forma più autentica. Qualcosa di analogo, pur nelle differenze dovute al contesto e alle responsabilità, l'ho provato leggendo un recente comunicato stampa che annunciava come “La Corea del Sud non esclude di sostenere, attraverso le agenzie delle Nazioni Unite, l’assistenza umanitaria al Nord al di fuori di ogni considerazione politica”, il tutto a poche ore dall’ennesima provocazione militare di Pyongyang, mentre quattro jet americani F-35B invisibili e 2 bombardieri strategici B-1B simulavano un bombardamento strategico nei cieli sudcoreani e Trump dal podio del Palazzo di Vetro lanciava il suo ultimatum alla Corea del Nord minacciandone la "distruzione".

Solo l’11 settembre scorso, il Consiglio di sicurezza dell’Onu aveva votato all’unanimità un incremento delle sanzioni economiche che prevedono il taglio del 30% delle forniture di petrolio, un bando sull’export del tessile nordcoreano, una delle più importanti industrie del Paese con un volume di affari di almeno 700milioni di dollari e delle misure per bloccare l’impiego di manodopera nordcoreana all’estero. Tutte sanzioni che si aggiungono a quelle votate il 5 agosto e che mettono il bando alla vendita di carbone, minerali e prodotti ittici della Corea del Nord, riducendo così di almeno un miliardo di dollari i guadagni annuali di Pyongyang. Il lancio di un altro missile a lunga gittata il 15 settembre sembra essere stato proprio una risposta alla mossa Onu arrivata dopo che lo scorso 29 agosto Pyongyang aveva lanciato un altro missile sopra il Giappone e dopo l'annuncio, il 3 settembre, dell’ennesimo esperimento nucleare. Eppure se il precedente Governo conservatore della Corea del Sud aveva sospeso gli aiuti al Nord attraverso le agenzie delle Nazioni Unite dopo i test nucleari e missilistici nordcoreani del 2016, la mossa di Seul, che sembra aver spiazzato la diplomazia internazionale, è pienamente in linea con il conciliante Moon style del neo presidente sudcoreano Moon Jae-in, in carica solo dallo scorso 10 maggio 2017.

Secondo uno studio dell’Onu, pubblicato alcuni mesi fa, il 70% della popolazione in Nordcorea è malnutrito: "la maggior parte dei bambini al di sotto dei 24 mesi di età e il 50 per cento delle donne in stato di gravidanza o in allattamento, soffrono di un’insufficiente varietà alimentare che porta a carenze di micronutrienti e ad un alto tasso di malnutrizione acuta e cronica". Per questo Seul ha pianificato di donare 8 milioni di dollari di aiuti al Nord attraverso agenzie dell’Onu, con una risposta umanitaria all’aggressività militare di Pyongyang che per il Governo di Moon non è in contraddizione con le sanzioni votate dall’Onu la scorsa settimana, anzi è vero il contrario visto che nelle difficoltà economiche, indipendentemente dalle nazionalità, i più colpiti sono spesso le persone vulnerabili, a cui è rivolta l’assistenza e che “Seul prevede di sostenere con l’invio di cereali e attraverso alcuni programmi di vaccinazione”. Un’operazione che “Il governo non pensa possa compromettere lo spirito delle sanzioni imposte dalle Nazioni Unite”.

Se approvato, il sostegno sudcoreano sarebbe la prima assistenza umanitaria di Seul nell’amministrazione di Moon Jae-in e fornirebbe 4,5 milioni di dollari per un programma gestito dal Programma Alimentare Mondiale, (Wfp) e il resto andrebbe a sostenere un progetto per la nutrizione, i farmaci e i vaccini del Fondo Internazionale per l’Emergenza Infanzia delle Nazioni Unite, (Unicef). Due filoni di intervento dichiarati fondamentali proprio dal presidente Moon che al vertice G20 del 20 luglio scorso, aveva ricordato, proprio citando i casi di malnutrizione tra i neonati nordcoreani, che “l’assistenza nei settori assistenziale e medico non dovrebbe essere collegata a situazioni politiche”. Ma, senza nulla togliere all’importante e lungimirante sostegno umanitario sudcoreano, la Corea del Nord è veramente sul lastrico? Secondo David Straub, analista del Sejong Institute, il colpo inferto dalle sanzioni Onu al regime di  Kim Yong-un è durissimo e a lungo andare, quasi insostenibile, visto che dovranno essere tagliati molti programmi militari e Kim non potrà più “comprarsi” l’affetto della nomenklatura del Paese, come ha fatto finora, attraverso la concessione di beni di gran lusso in un paese ridotto quasi alla fame.

Eppure per David Albright, esperto dell’Institute for Science and International Security rilanciato da Pietro Orteca la scorsa settimana su Remocontro.it, “il rischio è quello di sottovalutare il contrabbando che cinesi e russi alimentano attraverso un florido mercato nero”, grazie alle frontiere in comune e a transazioni finanziarie che per evitare il blocco dei pagamenti, vengono fatte a Singapore. Ad oggi circa il 90% del contrabbando nordcoreano passa attraverso la Cina e il resto transita per la frontiera russa e questo nonostante Pechino si sia più volte  impegnata a vigilare su questi traffici. Il risultato è che oggi sono oltre 5 mila le società commerciali cinesi che “coprono” gli interessi di Kim Jong-Un, interessi che purtroppo, siamo pronti a scommettere, non cercheranno di eliminare quelle carenze di cibo, farmaci e vaccini con le quali si confronta quotidianamente la popolazione nord coreana.

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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