La Beretta rifiuta di ricevere una delegazione interreligiosa dagli Stati Uniti

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Lo stand della Beretta allo "Shot Show" del 2011 a Las Vegas - Foto: Nutnfuncy

Ad un anno dalla tragica strage nella scuola elementare Sandy Hook di Newtown in Connecticut (USA) avvenuta il 14 dicembre nella quale 26 persone, di cui 20 bambini e sei insegnanti, vennero uccise da un ventenne, la ditta Beretta ha rifiutato di incontrare una delegazione inter-religiosa appositamente venuta a Brescia dagli Stati Uniti per presentare le proprie proposte ai produttori di armi italiani. La delegazione, guidata dal vescovo della Chiesa Battista della città di Baltimora, Douglas I. Miles, terrà oggi, 11 dicembre, una conferenza stampa alle 16 e un incontro pubblico alle 20.45 a Brescia insieme all’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere (OPAL), una onlus che raduna molte associazioni della società civile della città lombarda.

L’evento si inserisce all’interno del tour europeo della Metro Industrial Areas Foundation (Metro IAF),una rete di più di 2.500 congregazioni religiose, sindacati locali, associazioni civiche e altri gruppi di cittadini degli Stati Uniti che ha recentemente lanciato una campagna sulla regolamentazione della vendita di armi denominata “Do not stand idly by” (Non restare indifferente). Ogni anno a causa della violenza da armi da fuoco muoiono negli Stati Uniti 30mila persone, un numero di vittime maggiore di qualsiasi guerra dopo la seconda guerra mondiale, l’equivalente di una Newtown ogni giorno.

La delegazione è in Europa per incontrare i tre maggiori fornitori europei di armi agli Stati Uniti: l'azienda austriaca Glock, l’azienda svizzero-tedesca SIG Sauer e la Fabbrica d’Armi Pietro Beretta con sede a Gardone Val Trompia (Brescia).

Nella lettera inviata al Presidente Ugo Gussalli Beretta il vescovo Miles scrive che «come produttrice di armi da fuoco altamente rispettato, con una storia secolare, divenuta uno dei principali fornitori di armi dell’esercito degli Stati Uniti, la sua azienda è nella posizione di poter salvare vite umane». L’Industrial Areas Foundation, dopo aver passato sei mesi ad incontrare membri delle forze dell’ordine e esperti di armi da fuoco, ha individuato una serie di interventi specifici che la Beretta e gli altri produttori di armi possono prendere per ridurre la violenza da arma da fuoco. Si va dal modo in cui le armi sono vendute, alle caratteristiche di sicurezza e alle tecnologie incorporate nelle armi, fino alla collaborazione con le forze dell’ordine e i legislatori.

La Metro Industrial Areas Foundation ha espressamente chiesto ai proprietari delle tre aziende europee maggiori esportatrici di armi da fuoco verso gli Stati Uniti (Gaston Glock, Ugo Gussalli Beretta, Michael Lueke e Thomas Ortmeier) di «smettere di operare con un doppio standard, cioè in un modo nei loro paesi d’origine e uno diverso del tipo “tutto è permesso” negli USA». La Metro IAF ha chiesto inoltre ai tre produttori di armi di «smettere di interferire nel processo politico statunitense» e cessare «ogni tipo di lobbying in particolare verso quelle misure che sono di gran lunga più moderate di quelle in vigore in Europa».

Nella missiva al Presidente della Beretta, il vescovo di Baltimora evidenzia anche la sua delusione «per il coinvolgimento della Beretta USA nella sfera pubblica del mio Stato, il Maryland, all’inizio di quest’anno. Quando lo Stato del Maryland stava valutando una serie di proposte legislative per regolamentare la vendita di armi, la Beretta USA ha minacciato di spostare la sua produzione fuori dal nostro stato».

«Già lo scorso anno – dichiara Piergiulio Biatta, presidente di OPAL Brescia – abbiamo evidenziato le conseguenze del fortissimo incremento di esportazioni di armi comuni dalla nostra Provincia proprio verso gli Stati Uniti e verso diverse aree di tensione del mondo. In considerazione della situazione interna dei paesi destinatari riteniamo che sia ormai necessaria un’attenta e più profonda valutazione di queste esportazioni che, oltre ai fattori economici e produttivi, tenga conto di tutte le implicazioni sociali e sulla sicurezza. Anche per questo – conclude Biatta – ci siamo attivati presso tutti gli organi nazionali e locali di controllo e oggi abbiamo accolto la delegazione della Metro IAF per far sentire alla nostra cittadinanza la voce delle vittime delle armi».

«Sappiamo che Brescia è una città sensibile e attiva sui temi della convivenza pacifica» - aggiunge il vescovo Battista, Douglas I. Miles. E ci ha fatto piacere che l’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere (OPAL) che qui ha sede e raduna molte associazioni della società civile ci abbia accolto e abbia promosso con noi questa conferenza stampa e l'incontro con la cittadinanza e suoi rappresentanti. Riteniamo importante continuare i contatti e la collaborazione perché solo dalla reciproca sensibilizzazione possono nascere cambiamenti efficaci e positivi». 

Giorgio Beretta

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