L’odissea della mobilità pendolare

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Foto: Dire.it

Legambiente non ha dubbi: “Le città italiane hanno un drammatico bisogno di rilanciare diverse forme di mobilità sostenibile per migliorare la vita delle persone e la qualità dell’aria. In alcune grandi aree urbane la condizione è davvero di emergenza, ma da questa situazione oggi è possibile uscire come dimostrano le città europee e le migliori esperienze di gestione e innovazione nei trasporti realizzate in Italia”. Come? “Per compiere questo salto di qualità serve una discussione pubblica e trasparente su alcuni temi ineludibili: obiettivi del trasporto pubblico, risorse per le infrastrutture urbane, tempi e ruolo delle gare, e soprattutto controlli”. Un confronto quanto mai urgente che Legambiente da tempo sollecita attraverso campagne come Pendolaria, una mobilitazione “dalla parte” di chi, parliamo di circa tre milioni di persone al giorno, prende il treno per andare a lavorare, a scuola o all’università con l’obiettivo di far capire alla politica quanto sia importante e urgente migliorare il trasporto pubblico su ferro in Italia.

Nel 2017 l’entrata in vigore dell’orario ferroviario invernale ha registrato poche novità per i treni regionali mentre ancora una volta aumenta l’offerta di treni ad alta velocità con le 50 corse al giorno di Frecciarossa e le 25 di Italo da Roma a Milano, un aumento dell’offerta del 78,5%  in 7 anni, con un treno ogni 10 minuti negli orari di punta. Eppure i viaggiatori che beneficiano dei servizi ad alta velocità sono 170.000 contro i tre milioni di pendolari che si spostano ogni giorno sulle linee ordinarie dove la situazione non vede miglioramenti. Una fotografia che la ong del cigno verde ha reso pubblica l’11 dicembre presentando il rapporto “Le 10 linee pendolari peggiori” che descrive tutte quelle ferroviarie “secondarie” che nel tempo hanno visto un progressivo e costante peggioramento del servizio pubblico per via dei ritardi, dei tagli nelle corse, della tipologia dei treni (sia per capienza che per età), della condizione delle stazioni e della carenza di orari adatti all’utenza pendolare. 

Sul podio delle 10 linee ferroviarie per pendolari peggiori d’Italia, come lo scorso anno, troviamo le stesse tre tratte, che in 12 mesi non sono riuscite a risanare i loro cronici problemi. La maglia nera per Pendolaria 2017 è sempre la Roma - Lido, una linea che registra un afflusso giornaliero di 55.000 studenti e lavoratori contro i circa 100.000 stimati fino a pochi anni fa. Un calo del 45% comprensibile visto i continui guasti e problemi tecnici che si ripercuotono sugli utenti con corse che saltano senza che venga fornita un’adeguata informazione, ritardi periodici e il costante sovraffollamento di treni dall’età media che sfiora i 20 anni. “La soluzione migliore per la Roma-Lido sarebbe di trasformarla in una vera e propria metropolitana, visto che è tutta all’interno del Comune di Roma e potrebbe catturare un bacino di utenti enorme, migliorando la mobilità dell’intero quadrante urbano a Sud di Roma. Ma per ora è difficile intravedere una qualche speranza di cambiamento per i pendolari” ha spiegato Legmbiente. 

La medaglia d’argento è della Circumvesuviana. Si tratta di una linea che collega un’area metropolitana di circa due milioni di abitanti, si estende per circa 142 km e i cui limiti sono stati confermati pubblicamente dall’Ente Autonomo Volturno: aumento delle soppressioni (4.252 treni) e aumento dei ritardi oltre i 15 minuti (26.533 segnalazioni) nonostante le maggiori risorse finanziarie disponibili rispetto passato. “Dal 2010, quando i treni in circolazione erano 94, è stata tutta una parabola discendente; salvo guasti, oggi viaggiano 56 treni, ma ne servirebbero almeno 70 per garantire un servizio dignitoso ai pendolari, costretti a viaggiare ammassati, nonostante il crollo del numero dei viaggiatori che ben rispecchia la crisi in cui versa l’azienda. Basti dire che rispetto al 2012 i passeggeri ogni giorno sulla Circumvesuviana si sono ridotti del 22%, con 27mila passeggeri in meno sulla linea”. La medaglia di bronzo infine è della Reggio - Taranto, una linea di 472 km, che collega tre regioni e tanti centri portuali e turistici, ma che ha visto negli ultimi anni un sensibile peggioramento del servizio. Da Reggio a Taranto sono 6 i collegamenti giornalieri, ma il treno più veloce impiega 6 ore e 15 minuti. I tagli al servizio sono stati pari al 20% rispetto al 2010, con la cancellazione di 4 intercity notte, 5 treni espresso, 7 treni espresso cuccetta, 2 treni interregionali. Per cambiare questa situazione ci sarebbe bisogno di investimenti per completare l’elettrificazione e l’inserimento di nuovi treni più veloci. 

A seguire con problemi analoghi troviamo la Verona-Rovigo, la Brescia-Casalmaggiore-Parma, la  Agrigento-Palermo la Torinese-Pont Canavese, la Campobasso-Roma, la Genova-Savona-Ventimiglia e infine la Bari-Corato-Barletta. Un quadro che per Legambiente va raddrizzato. Come? Per il vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini, “Il problema del trasporto ferroviario in Italia è che manca una strategia di potenziamento complessivo, al di fuori dell’Alta Velocità, che permetta di migliorare l’offerta a partire dalle grandi città e dalle situazioni più difficili sulle linee secondarie, in particolare del Sud. Chiediamo al governo Gentiloni di individuare subito risorse per rilanciare la cura del ferro che serve al Paese. Inoltre, si deve intervenire con urgenza nelle situazioni più gravi e insopportabili, come quella che vivono ogni giorno centinaia di migliaia di pendolari, in particolare a Roma e a Napoli, dove il numero dei passeggeri su treno è diminuito del 30% in questi anni”.

Malgrado il cambiamento positivo portato dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio, con risultati che si vedono negli stanziamenti per l’acquisto di nuovi treni per i pendolari e con l'inserimento in questa Legge di Bilanciondella detrazione per gli abbonamenti, oltre ad alcune eccellenze come L’Alto Adige, che ha aumentato i treni per i “pendolari”, per Zanchini “abbiamo bisogno che il tema dei pendolari diventi una priorità di Governo, e che lo sia per molti anni, se vogliamo cambiare questa situazione”.

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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