L'altra Expo

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73.000 sono gli incontri culturali per l'Expo ufficiale di Milano. Si può dire tutto. Si può annacquare tutto. Tanto, prevarrà la voce delle holding, in primis Coke & McDonald: main sponsors. È la democrazia, bellezza!

Fa da contr'altare l'Expo dei popoli che ha cercato di riunire rappresentanti di piccoli agricoltori, pescatori e pastori da ogni dove dal 3 al 5 giugno alla Fabbrica del vapore di Milano.

Nell'entrare colpiscono alcune cose:

a) tutto è animato da giovani poliglotti in sandali o piedi scalzi e mani ben curate; non proprio come quelle callose dei piccoli contadini: mani tese

b) gli spazi sono belli, ampi, puliti, colorati ed accoglienti. Attenzione; è una rivoluzione rispetto a precedenti edizioni della società civile organizzata. Da Seattle a Genova.

c) le mostre fotografiche sono belle, ben esposte ma rappresentano appieno lo stereotipo di un sud povero ed un nord ricco. Roba d'altri tempi. I sud e i nord sono dentro gli stessi territori.

d) una conferma a ciò avviene in diretta a dieci metri dall'expò ove v'è una convention di sole holding africane per l'edilizia di lusso in Senegal. E' abitata da ricchi faccendieri senegalesi che fanno business. Interessante. Mentre l'expò dei popoli nonprofit è abitato da volti prevalentemente bianchi l'expò profit solo da africani; una sorta di apartheid non voluta e di mondo rovesciato.

e) le relazioni vedono susseguirsi rappresentanti di pescatori, contadini e pastori. V'è finalmente parità di genere e di generazione. Complimenti! Tutt'altro dall'Expò ufficiale che vede prevalere su tutti l'anziano maschio incravattato. Peccato siano tutti e solo della società civile.

f) assenti, infatti, sono sia i politici che gli interlocutori del profit...oltre che i donors. Non invitati i dirigenti del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ed i rappresentanti di organizzazioni come la FAO o il PAM. Forse alcuni di loro erano presenti nei lavori preparatori ma non hanno rischiato la presenza nella 3 giorni. Verranno incontrati post evento. In assenza di pubblico. Speriamo.

g) l'ora x non è mai stata l'ora x e mai lo sarà. Ed è per questo che la tanto agognata rivoluzione socialista al capitalismo non ha avuto e non avrà luogo in Italia. Tutto comincia in ritardo ed ognuno arriva quando arriva. E non stiamo parlando del quarto d'ora accademico.

h) i contenuti. Ancora molto idelogiche. Le multinazionali sono il male (a parte qualche apertura). I piccoli contadini/pastori/pescatori il bene. Il nero ed il bianco. Poco spazio all'infinità di grigio. Lo staff dell'expò veste bellissime magliette con il bellissimo logo dell'evento. Produzione Fruit of the Loom.

i) Non vengono programmati interventi dal pubblico con il rischio che il microfono sia sequestrato da nostalgici romantici reduci da plurimi fallimenti (la fallibilità è un valore solo se rielaborata).

l) il cibo (di cui si discute) dev'essere da agricoltura biologica, coltivata localmente, privo di pesticidi, magari certificato slow food o comes...per carità, tutte cose sacrosante, ma dev'essere in primis cibo e non ecofuel. Deve riempire in primis gli stomaci e non i serbatoi ed anche la quantità, al pari dell'acqua, – e non solo la qualità – è un diritto.

m) La tesi più applaudita: “le multinazionali che fanno cibo per i poveri fanno i soldi mentre i piccoli contadini che fanno cibo per i ricchi non fanno i soldi”. Un esempio: il latte. Gli allevatori italiani guadagnano 32 centesimi litro per il latte venduto ad 1 euro. Una miseria. Ma sta arrivando latte dall'est a soli 20 centesimi litro con tasse UE e costi trasporto inclusi. Sarà la chiusura delle nostre stalle e realtà produttive! Il nuovo trattato di libero commercio USA-UE, secondo il presidente di Slow food, non potrà che riversare tonnellate di derrate ormonali, ora vietate, anche sul territorio italiano.

n) 150 delegati da 50 paesi e 13 network. A tutti è stata data la parola e tutti hanno contribuito a scrivere i 10 punti della dichiarazione finale. Bene.

o) on line. L'evento è ben presente on line ma alcuna risorsa è stata riservata per diffondere i contenuti a conferma del detto “vuoi nascondere qualcosa? Mettilo on line!” Comunque tra web, twitter, you tube channel le informazioni son state date. Petrini, a vedere ciò, se ne va soddisfatto dall'Expo; lui che investe la gran parte delle risorse in comunicazione vede ancora le ong tradizionali “fare molto e comunicare poco”. Avrà lunga vita.

p) la rete di Ong che ha organizzato. Splendida. Anzichè fare dieci piccole cose in città ne hanno fatta una di medie dimensioni. Se vi fosse stato maggior networking con il WFTO, della precedente settimana dedicata al commercio equo, avremmo raddoppiato. Sarà per la prossima volta.

Torno nell'albergo gentilmente prenotato dalla segretaria organizzativa. Fa parte di una famosa catena. Al mattino posso fare colazione con l'equo e solidale. Meraviglia. Hai visto che un accordo con le multinazionali si può trovare? Se non dentro fuori l'altra expò? 

Fabio Pipinato

Sono un fisioterapista laureato in scienze politiche. Ho cooperato in Rwanda e Kenya. Rientrato ho curato la segreteria organizzativa dell'Unip di Rovereto. Come primo direttore di Unimondo ho seguito la comunicazione della campagna Sdebitarsi e coniato il marchio “World Social Forum”. Già presidente di Mandacarù sono oggi presidente di Ipsia del trentino (Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli) e CTA Trentino (Centro Turistico Acli) e nel direttivo di ATAS. Curo relazioni e piante. 

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