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L'Italia dei numeri falsi
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Foto: Haisentito
Berlusconi martedì 14 dicembre alle 13,40 ha vinto per 314 voti a 311 alla Camera dei Deputati contro la sfiducia richiesta dalle opposizioni. In un aula ridotta a palcoscenico i numeri andavano e venivano a seconda degli schieramenti. Per tutta la notte incalliti mediatori e matematici improvvisati hanno continuato a fare la conta cercando di strappare qualche numero al fronte dell'opposizione per consolidare la maggioranza.
Finalmente poco dopo le 13 il verdetto della vittoria berlusconiana che ha indotto un sacco di persone, parlamentari, portaborse, portavoce, giornalisti, privati cittadini a dare i numeri fino a notte fonda. Il primo segnale è stato dato in Parlamento con applausi, provocazioni, urla, risse fra parti avverse. Immagini teletrasmesse in diretta, una brutta lezione per chi stava fuori Montecitorio. Ed è scoppiata la violenza.
Manipoli di infiltrati nei cortei studenteschi che protestavano contro la riforma Gelmini, in centro storico a Roma, in perfetta tenuta antisommossa, hanno preso il comando della manifestazione, provocando disordini, atti vandalici, scontri con la polizia, distruggendo e danneggiando quanto trovavano sul loro percorso.
La violenza l'ha fatta così da padrona e la violenza ha indotto molti politici a correggere il tiro nelle loro dichiarazioni, a condannare senza alcuna giustificazione la guerriglia urbana soprattutto nei talk show pomeridiani e serali dove comunque i telespettatori sono stati sommersi dall'analisi del voto, dalle ripetute valutazioni dei transfughi e di quei tre voti che hanno pesato come macigni, dall'altalenante conteggio dei palleggiamenti, ridotti pure loro a numeri, nella bilancia dei se e dei mai. Tornata la calma sono stati resi pubblici altri dati: numero dei feriti, numero dei fermati, numero dei danni.
È stato calcolato che il bilancio degli atti vandalici si aggira sui 22 milioni di euro, cifra distante anni luce dal valore presunto del conteso alloggio di Monaco che ha provocato la frattura all'interno del Pdl, la nascita di Fli e la sfiducia al presidente Berlusconi. Se i numeri hanno continuato a girare, l'orologio della politica non si è comunque fermato lasciando aperti a aggravando tutti i problemi di un'Italia in crisi richiamando l'attenzione su altri numeri che contano, quelli del Pil, dell'economia, dei debiti, della decrescita economica, della disoccupazione, dei poveri diavoli che non riescono a trovare un minimo di serenità. I tre voti che hanno riconsegnato la vittoria al Presidente del Consiglio aprono una nuova fase politica che potrebbe portare al voto anticipato.
È ciò che Lega Nord caldeggia. È ciò che tenta di scongiurare con il suo equilibrio il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. L'Italia come i poveri diavoli ha bisogno di serenità. Fiducia e impegno sono le parole chiave per l'immediato futuro, al di là del lessico parlamentare. In questo senso si devono orientare le pur necessarie riforme e le politiche pubbliche costantemente citate nei giorni e nelle settimane scorse durante la lunga e tribolata attesa del 14 da Centro destra e Centro sinistra.
Non tira una bella aria. Molti segnali sono preoccupanti. Eppure da qualche parte si deve ricominciare. Le risorse sembrano esserci. Bisogna saperle far lavorare insieme, suggeriscono in molti, partendo dalla famiglia, dalla scuola, dall'università, dalle imprese, dal lavoro, valorizzando anzitutto l'esistente. Il federalismo, considerato come una specie di toccasana ai problemi del Paese sembra relegato pure esso in una fase di stallo. Se la sua realizzazione poi dovesse tardare ancora per lasciare spazio all'ipotesi delle elezioni questo significherebbe altre parole al vento della politica.
Marco Zeni da Vita Trentina






