L’Africa verrà, l’Africa che verrà

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Non ha mezze parole Lucio Caracciolo, fondatore e direttore di Limes,  riguardo i finanziamenti a sostegno delle campagne elettorali o i “gradimenti” da parte dei governi africani nella scelta dei ministri francesi. Eh sì; ai tempi coloniali, ma non solo, era l'Eliseo che indicava, suggeriva o imponeva i propri capi di stato e relativi ministri ai paesi coloniali ma ora il rapporto è diventato bidirezionale.

Non solo la Libia ha sostenuto finanziariamente l'elezione di Nicolas Sarkozy ma anche Ali Bongo Ondimba, presidente del Gabon, ha la sua lista di ministri francesi più o meno “graditi”. D'altronde il Gabon “coopera” con la Francia ed è bene che questa cooperazione abbia persone che la rendano fluida e non ingessata. A proposito di “cooperazione” Caracciolo ha avuto parole anche per le ONG che fungono da bracci armati degli Stati come MSF – Medici Senza Frontiere che fu fondata da Bernard Kouchner già ministro della Salute sotto Mitterand e ministro degli Affari esteri ed europei dei primi due governi guidati da François Fillon sotto la presidenza di Nicolas Sarkozy.

Il fondatore e direttore di Limes è intervenuto al CCI – Centro per la Cooperazione internazionale all'incontro pubblico dal titolo: “Africa, un continente conteso”. L’evento, tenutosi a Trento il 5 aprile scorso, ha visto la partecipazione del presidente del CCI Mario Raffaelli, già presidente di Amref, e di Sara Lorenzini dell'UniTN che ha presentato il libro “Una strana guerra fredda – lo sviluppo e le relazioni Nord Sud”! La presentazione dell'incontro era un po’ scontata: “l’Africa è oggetto di mire e spartizioni da parte di grandi potenze che competono per esercitare influenza politica ed economica sul continente, attraverso investimenti e aiuti allo sviluppo” e scoraggiava ogni analista a presenziare. Caracciolo l'ha ribaltata introducendo l'ingerenza africana nella formazione dei governi europei.

Ma la vera tesi politica emersa dall'incontro, post votazioni 4 marzo, è che esiste nel rapporto UE/UA una vera e propria “psicosi dell'uomo bianco che si sente minacciato”. Ad ascoltare i numeri elencati da Caracciolo un po' d'inquietudine è emersa tra i partecipanti. L'Europa ha la metà degli abitanti dell'Africa ma a metà secolo (con i nostri figli) ne avrà un quarto e a fine secolo (con i nostri nipoti) un ottavo. Il mondo ove il liberismo nordamericano ha avuto la meglio sulla guerra fredda, secondo il direttore di Limes, la popolazione a stelle e strisce è meno di un ventesimo della popolazione mondiale. E questa psicosi di essere di fatto una minoranza in via d'estinzione ha fatto vincere Trump ed esplodere le destre in Europa.

Le 35 guerre si combattono solo nei sud del mondo e nel Medio oriente. Nei nord del mondo si vorrebbe allontanarne lo spettro cacciando chi da queste guerre fugge. La questione migratoria, continua Caracciolo, non va affrontata come paese Italia ma nemmeno come Europa. Cosa possono i 28 (Stati Europei) nei confronti dei 54 (Stati africani)? Vanno tessute relazioni con gli Usa, il Medio Oriente, la Cina e l'India se si vuole tentare qualche risposta. “Ad oggi abbiamo strumenti per gestire questi processi ma non certo per governarli”.

Aperta parentesi. A tal proposito (strumenti per gestire ma non per governare) il CCI nel contempo promuoveva un ulteriore corso a Sociologia con Andrea Stocchiero (policy della Focsiv) che metteva in evidenza come l'accordo UE/Turchia abbia praticamente azzerato la migrazione di siriani in Europa ed anche l'accordo Italia/Libia abbia avuto, nei numeri, lo stesso successo in termini di “non attraversamento del Mediterraneo”. Un successo ma con quale costo! C'è voluta la CNN a dicembre per far comprendere ai più che i centri di detenzione erano per lo più dei lager. Chiusa parentesi.

Per Caracciolo sin tanto il dibattito pubblico rimane solo sul piano polemico non si riuscirà a dare risposta alcuna e questo è anche uno dei motivi, a suo dire, che nessuno brama a fare il Presidente del Consiglio in Italia. Davanti a questi numeri, nell'era del multilateralismo e non della cooperazione, sono in pochi ad assumersi la responsabilità di “fingere di governare”.

Sin tanto che le rimesse dei migranti saranno maggiori degli aiuti alla cooperazione internazionale è peraltro fisiologica la migrazione. Che, a ben vedere, è sempre più uno strumento in mano ai capi di Stato africani nelle loro contrattazioni, pre o post elettorali, con i governi europei tant'è che l'accordo UE/Turchia e Italia/Libia sta per essere esteso nel Sahel.

Nell'era dell'interdipendenza sembra proprio che il caso “Nicolas Sarkozy” non sia un caso unico. E la questione sembra non riguardare solo la Francia.

Fabio Pipinato

Sono un fisioterapista laureato in scienze politiche. Ho cooperato in Rwanda e Kenya. Rientrato ho curato la segreteria organizzativa dell'Unip di Rovereto. Come primo direttore di Unimondo ho seguito la comunicazione della campagna Sdebitarsi e coniato il marchio “World Social Forum”. Già presidente di Mandacarù sono oggi presidente di Ipsia del trentino (Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli) e CTA Trentino (Centro Turistico Acli) e nel direttivo di ATAS. Curo relazioni e piante. 

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