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Kosovo: gravi fallimenti Nato e Onu

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Monastero incendiato di Devic, Kosovo settentrionale - foto FoNet

"La polizia internazionale ha fallito catastroficamente nel proteggere le minoranze durante i diffusi tumulti verificati nel Kosovo lo scorso marzo" - afferma un dettagliato Rapporto di Human Rights Watch (HRW) che chiede un'inchiesta indipendente sul comportamento della KFOR durante le violenze e raccomanda di addestrare gli uomini della KFOR per affrontare le situazioni di tumulti, oltre che un comando centralizzato per la KFOR.

"Nonostante la truppe della KFOR (Forza multinazionale in Kossovo) e la polizia civile dell'UNMIK (Forze Onu in Kossovo) abbiano il mandato specifico di fornire sicurezza alle minoranze in Kosovo, entrambe hanno fallito nel proteggerle durante i tumulti, spesso lasciando soli i Serbi e gli altri assediati da grandi folle di etnia albanese per ore prima di intervenire". Il rapporto documenta gli attacchi contro i Serbi, i Rom, gli Ashkali (Albanesi che parlano la lingua Rom) e altre minoranze verificati tra il 17 e il 18 marzo. HRW denuncia il quasi completo collasso delle tre istituzioni di sicurezza durante la crisi: la KFOR guidata dalla NATO, la polizia civile internazionale dell'amministrazione ONU (UNMIK) e la polizia locale KPS. Basandosi su numerose testimonianze delle vittime appartenenti alle minoranze, e degli ufficiali di sicurezza, il rapporto fornisce una dettagliata documentazione di ciò che è accaduto in decine di comunità durante i tumulti.

Il 17 marzo scorso sono scoppiati almeno 33 tumulti in Kosovo che in 48 ore hanno coinvolto 51mila persone: diciannove i morti durante le violenze, almeno 550 case e 27 chiese e monasteri ortodossi sono stati bruciati, e circa 4,100 persone appartenenti a minoranze sono state allontanate dalle loro case.

Intanto la situazione economica in Kosovo continua ad esser pessima, i funzionari ONU pensano solo ai loro stipendi e il mantra degli standard prima dello status non fa che peggiorare il tutto - afferma Olsi Sulejmani per Notizie-est. "Mentre in tutta l'Europa dell'Est le privatizzazioni sono state fortemente osteggiate dalle popolazioni, e come conseguenza i governi che le hanno varate hanno pagato un prezzo in termini di voti, in Kosovo succede il contrario. E' la società civile che vuole le privatizzazioni e il governo (quello dell'ONU) che le ha sospese" - nota Sulejmani.

Il Kosovo versa in una situazione tragica. Le cifre della disoccupazione sono vicine al 60-70%, gli investitori internazionali non investono a causa dell'assenza di una legislazione chiara che protegga i loro investimenti e l'ONU avrebbe deciso di interrompere le privatizzazioni a tempo indefinito. Secondo Sulejmani "la comunità internazionale in genere, e l'Occidente in particolare, non hanno il coraggio necessario per affrontare la questione dello status e, senza risposte a breve, il Kosovo esploderà. Non sarà più una vendetta contro i serbi, ma diretta verso quei funzionari che il giovane disoccupato kossovaro non vede più come amici, oppure, verso entrambi. Per lui ormai sono il principale ostacolo del suo futuro". [GB]

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