Kenyatta di nuovo presidente, tra le polemiche

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Uhuru Kenyatta (Jubilee) - Foto: Nigrizia.it

La decisione annunciata, dal presidente della commissione elettorale, Wafula Chebukati, desta perplessità ancor più gravi di quelle che hanno portato all’annullamento delle precedenti. In particolare sembra difficilmente sostenibile la legalità della proclamazione del vincitore quando in 25 collegi elettorali - per di più di un’intera regione del paese, Nyanza, la roccaforte dell’opposizione - le operazioni di voto non si sono svolte, per molteplici ragioni. Comprese le violenze - represse nel sangue dalle forze dell’ordine - che hanno impedito la distribuzione del materiale elettorale. Violenze ampiamente prevedibili dal momento che i due contendenti avevano scelto di presentarsi all’appuntamento su posizioni inconciliabili.

Anche il numero dei votanti e le preferenze date al vincitore sono controverse. In un primo annuncio, Chebukati aveva dato la cifra di 6 milioni e mezzo circa di votanti. Nei circoli dell’opposizione, nei giorni precedenti il voto, si diceva che l’obiettivo del partito del presidente Uhuru Kenyatta (Jubilee) fosse raggiungere, o almeno avvicinarsi, al numero di voti ricevuti precedentemente, per confermare la vittoria allora annullata. Ora i voti aggiudicati a Kenyatta sono aumentati a 7 milioni e 400 mila, il 90% circa di quelli che aveva ricevuto l’8 agosto. Chebukati ha cercato di giustificare la differenza in modo ben poco convincente, e con spiegazioni tecniche che hanno provocato una dura presa di posizione della OT- Morpho, la compagnia specializzata in sicurezza informatica che ha gestito il sistema elettronico del voto, non disposta ad essere trascinata nel caos sociale e politico che ha caratterizzato le elezioni nel paese.

Intimidazioni dei giudici

Altra incognita è la Corte Suprema, presso cui giacciono già diverse richieste perché si esprima sulla legittimità del voto. Il presidente, David Maranga, aveva detto che non avrebbe avuto problemi ad annullare ancora il voto, se non si fosse svolto secondo i dettami della Costituzione. Ma il vento, nel supremo organo dello stato, sembra cambiato. Nella sua ultima seduta, in cui avrebbe dovuto esprimersi sull’andare avanti o bloccare le operazioni del 26 ottobre, il tribunale non ha raggiuto il quorum. Il giorno prima l’autista e guardia del corpo della vicepresidente della Corte Suprema era stato gravemente ferito in un attentato avvenuto in pieno giorno in una delle strade principali di Nairobi. Un avvertimento ben preciso e ben ricevuto, con ogni probabilità, anche dagli altri giudici che, accampando diverse ragioni, hanno disertato la riunione.

Prosegue il braccio di ferro

Intanto l’opposizione dichiara in ogni occasione che non accetterà mai la legittimità dell’elezione del presidente in questa situazione e chiede l’annullamento di questo processo elettorale e la convocazione di nuove elezioni in 90 giorni, tenute ferme le richieste avanzate in precedenza, e non accolte, per garantire elezioni credibili, libere e trasparenti. Nel suo ultimo discorso, mercoledì 25 ottobre, il candidato Raila Odinga ha annunciato la trasformazione della coalizione di opposizione (Nasa) in un movimento di resistenza pacifica, con l’obbiettivo di boicottare con tutti i mezzi legali possibili, l’azione di governo. Ma il suo appello ad evitare scontri diretti con i militanti del campo opposto e con le forze dell’ordine è stato seguito solo parzialmente dai suoi sostenitori.

Scontri e disordini sono ancora diffusi nelle roccaforti dell’opposizione. Ancora questa mattina a Kawanguare, il quartiere di Nairobi dove ci sono stati gli scontri più duri nei giorni scorsi, gruppi di manifestanti hanno preso a sassate il corteo di Fred Matiang’i, il facente funzione di ministro degli Interni, accusato di aver dato disposizioni che hanno facilitato le violenze da parte delle forze dell’ordine nei giorni scorsi, quando, nel paese, ci sono stati almeno una decina di morti, secondo i dati ufficiali. E non è affatto chiaro se i disordini si fermeranno alla nomina del vincitore. Anzi, secondo diversi osservatori, potrebbero aggravarsi ancora. Per Kenyatta e il suo governo non sarà facile governare il paese in queste condizioni, con una legittimità certamente contestabile e nel mezzo di una campagna di boicottaggio che potrebbe avere gravi ripercussioni anche sull’economia del paese, oltre che sulla sua stabilità. Ma, per ora, non si vede una via d’uscita alla crisi politica ed istituzionale in cui il paese è caduto.

Di Bianca Saini da Nigrizia.it

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