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Kenya: nuovi sgomberi forzati a Nairobi, appello urgente di Amnesty alle autorità

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Demolizione dopo gli sgomberi a Kabete Nitd - Foto: ©Amnesty

Centinaia di persone sono rimaste senzatetto dopo uno sgombero forzato di massa da parte del governo keniota a Kabete Nitd, nella capitale Nairobi. Lo denuncia Amnesty Internazional che ha lanciato un appello urgente affinchè le autorità del paese pongano fine agli sgomberi. Lo sgombero forzato ha colpito circa un migliaio di abitanti e commercianti dell'insediamento di Kabete Nitd, ma i residenti credono che vi sarà un altro sgombero a breve.

"Poco prima della mezzanotte del 10 luglio, i residenti e i commercianti di Kabete Nitd hanno visto i bulldozer del consiglio municipale di Nairobi distruggere circa 470 bancarelle e 100 case" - riporta Amnesty. Nonostante fossero girate voci di sgombero tra i residenti e i commercianti, questi non sono stati avvisati o informati né tantomeno consultati. Durante lo sgombero, molte persone stavano dormendo e hanno avuto solo qualche minuto per scappare dalle case, prima che fossero distrutte. Molti hanno perso tutti i loro averi. La maggior parte dei commercianti è stata sgomberata forzatamente dalle bancarelle, perdendo tutta la merce e i mezzi di sostentamento; solo alcuni hanno potuto continuare la loro attività sulle macerie di quelle che erano state le loro bancarelle.

Il 13 luglio un bulldozer è tornato per spianare nuovamente l'area del mercato. Secondo fonti in Kenya, la maggior parte delle persone che lavoravano al mercato era costituita da donne, che lo sgombero forzato ha costretto in una situazione di povertà ancora più profonda. Centinaia di persone, per lo più donne e bambini, sono state lasciate senza riparo e stanno dormendo all'aperto prive di coperte o vestiti pesanti, nel mese più freddo per il Kenya. Molti di loro non hanno denaro per comprare il cibo o altri beni di prima necessità. I residenti credono che un'altra parte dell'insediamento, che ospita circa 250 persone, rischi di essere demolita a breve.

I commercianti erano stati trasferiti a Kabete dal governo appena due mesi fa. "In base al diritto internazionale, le persone interessate devono essere consultate, gli sgomberi devono essere adeguatamente notificati e deve essere previsto un piano di riallocazione. Gli sgomberi forzati avvenuti recentemente a Kabete non hanno rispettato queste salvaguardie e hanno completamente ignorato il piano di riallocazione che era stato concertato con la comunità" - denuncia Amnesty.

In un successivo comunicato Amnesty International ha sollecitato le autorità del Kenya a indagare sulla morte di un commerciante che sarebbe stato ucciso dalla polizia durante una protesta contro gli sgomberi forzati in un insediamento di Nairobi. Jackson Maina Kihato, 74 anni, è stato ucciso da un colpo di arma da fuoco esploso a distanza ravvicinata da un poliziotto, lunedì 19 luglio, dopo aver protestato per il comportamento della polizia, che aveva picchiato una donna durante una dimostrazione a Kabete Nitd. Nel corso delle proteste la polizia ha fatto ricorso prima a gas lacrimogeni ma, non riuscendo a disperdere in questo modo i manifestanti, ha iniziato a colpirli coi manganelli.

E' da tempo che Amnesty International sollecita il governo del Kenya a fornire alloggi di emergenza e assistenza umanitaria alle persone forzatamente sgomberate da diversi quartieri della capitale Nairobi e chiede di individuare, in consultazione con gli interessati, tutte le possibili alternative allo sgombero, mettendo in atto garanzie procedurali e giuridiche e sviluppare un trasferimento completo e un piano di compensazione per le comunità colpite. [GB]

 

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