Kenya: finiti gli scioperi iniziano i comizi

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Foto: F. Pipinato ®

100 giorni. E’ durato lo sciopero dei medici in Kenya. 100 giorni. Per chiedere un aumento di stipendio folle: 300 %. I baroni della medicina non hanno poi perso molto in quanto hanno deviato nelle proprie cliniche private quel 20% di utenti che si son potuti permettere visite a pagamento. Il problema riguarda però il restante 80% di bisognosi che già faticano a pagare il ticket ospedaliero.

Il presidente Kenyatta ha concesso un aumento simbolico di uno stipendio che è già tra i più alti d’Africa e paragonabili agli stipendi dei medici europei. Inoltre sono mantenuti tutti i benefit per i signori medici che sono: prestito per la casa (sino ad un massimo di 200.000 euro), prestito per l’auto (sino ad un massimo di 50.000 euro). Tutte misure costosissime e necessarie per trattenere la fuga dei medici africani dalle periferie verso le capitali, dai paesi poveri verso quelli ricchi, dal pubblico verso il privato.

La sanità però non tracolla, come avrebbe voluto il capo dell’opposizione Raila Odinga, in quanto per i primi decenni post coloniali è stata in carico al solo personale infermieristico e alle puericultrici di paese. Nell’anno delle elezioni (in programma per la seconda settimana di agosto 2017) l’opposizione avrebbe voluto bloccare anche tutti gli infermieri, i nosocomi missionari, i medici volontari come riuscì con parte del personale docente universitario. Insomma, avrebbe voluto il caos. In realtà, come spesso accade in politica, Raila Odinga ha regalato risorse aggiuntive ad Hururu Kenyatta per la campagna elettorale. Gli scioperanti, infatti, non sono stati pagati per i 100 giorni di “mancato lavoro”. Insomma, risorse inaspettate per i partiti di governo e le loro costosissime campagne elettorali fatte da comizi fiume.

Ad aiutare il caos auspicato dall’opposizione ci ha pensato un fenomeno naturale: sette lunghissimi mesi di siccità che nel desertico nord del Kenya alimenta il conflitto biblico tra pastori, con mandrie avide di erba fresca, e coltivatori. I primi entrano senza ritegno nelle riserve e parchi naturali; compresa quella dell'Italiana Kuki Gallmann autrice del libro “sognando l'Africa”. Il governo ha dovuto inviare l'esercito per cacciare i nomadi. Causa siccità molte scuole pubbliche stanno riducendo il numero di pasti mentre sulla qualità degli stessi non si discute: alcun condimento.

Gli indicatori economici, nonostante l'arido momento, danno però ragione a Hururu Kenyatta, nonostante la sua condanna presso il condannato dal Tribunale Permanente Internazionale – TPI, per essere stato, così per lo meno vuole l’accusa, uno dei mandanti delle stragi che hanno insanguinato le elezioni del 2007. Il PIL viaggia attorno al 5,5%, Nairobi e Nakuru sono tra le città più in crescita di tutta l’Africa: gru ovunque. Il paese si è dotato di infrastrutture abbastanza di qualità grazie alla cooperazione con la Cina. Quella con l’Europa avrebbe avuto il doppio dei costi. La corruzione nelle scuole ha avuto una battuta d’arresto grazie alle efficienti politiche del Ministro dell’Istruzione che ha lavorato molto per sfavorire la disparità di genere e consentire l’accesso a tutti.

Insomma, la classe media, a differenza della vecchia Europa, non ha arretrato e questo fa ben sperare il governo in carica. Come le piogge di fine marzo.

Certo, lo sciopero dei medici del 2017 ha causato più morti delle elezioni del 2007 (1000 persone) ma il problema è che, secondo la legge, i responsabili “non sono perseguibili”. Tutto legale e legittimo. Compreso lo storno delle risorse pro comizi elettorali. Ora si spera che non venga accentuato il conflitto etnico/clanico che è l'ultima arma degli anziani senza scrupoli “politicamente disperati”.

Fabio Pipinato

Sono un fisioterapista laureato in scienze politiche. Ho cooperato in Rwanda e Kenya. Rientrato ho curato la segreteria organizzativa dell'Unip di Rovereto. Come primo direttore di Unimondo ho seguito la comunicazione della campagna Sdebitarsi e coniato il marchio “World Social Forum”. Già presidente di Mandacarù sono oggi presidente di Ipsia del trentino (Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli) e CTA Trentino (Centro Turistico Acli) e nel direttivo di ATAS. Curo relazioni e piante. 

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