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Kenya: critiche al Fmi mentre aumentano povertà e slums

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Uno slum di Nairobi

Dure critiche dei presidenti di Kenya, Uganda e Malawi al Fondo monetario internazionale (Fmi): l'organizzazione finanziaria non si assume mai la responsabilità per il fallimento dei progetti nei Paesi in via di sviluppo - affermano i tre presidenti. Lo riferisce il quotidiano ugandese indipendente "The Monitor", precisando che i tre capi di Stato - Mwai Kibaki, Yoweri Museveni e Bingu Wa'Mutharika - hanno espresso le critiche parlando con i giornalisti al termine di un vertice regionale a Kampala, al quale ha partecipato il Direttore generale dello Fmi, Rodrigo de Rato, nominato da pochi mesi.

"Abbiamo notato che quando i programmi sostenuti dal Fmi falliscono o non ottengono i risultati sperati, i Paesi - in passato - hanno tutta la responsabilità". Invece, sostengono i presidenti "anche il Fmi ovviamente commette errori. Accogliamo con favore una maggiore apertura nei confronti di questi sbagli: ammettere che nessuna delle due parti è infallibile ci aiuterà a definire meglio i nostri programmi". Dalle sovvenzioni dello Fmi - spesso vincolate a tassi di interesse insostenibili per i Paesi più poveri - dipendono molti programmi socio-sanitari e di sviluppo in Africa, che sono perciò soggetti alle politiche dell'organismo finanziario di Washington. Proprio ieri il Fondo ha sbloccato un aiuto di 2,8 milioni di scellini alla Tanzania (pari a circa tre milioni di euro) per finanziare riforme economiche e un programma di lotta alla povertà - riferisce l' agenzia Misna.

Ieri il Governo del Kenya ha annunciato che non sarà in grado di mantenere le promesse fatte alla vigilia delle elezioni di creare 500mila posti di lavoro all'anno. Lo riferisce l'agenzia allAfrica, che riporta ampi stralci delle dichiarazioni del Ministro del lavoro keniano Newton Kulundu durante un workshop per preparare il "Position Paper" del Kenia sulle politiche per l'impiego e l'alleviamento della povertà in Africa. Durante la campagna per le elezioni del 2002, il National Rainbow Coalition del Presidente Mwai Kibaki aveva promesso di creare 500mila posti di lavoro all'anno come parte delle politiche del partito di alleviare la povertà crescente. Nel paese africano oltre 2 milioni di persone sono disoccupate, 5,5 milioni svolgono lavori saltuari e il numero dei poveri è in crescita.

"Gli animali del National Park stanno meglio" - afferma padre Moschetti, il comboniano che ha sostituito Alex Zanotelli tra i baraccati di Korogocho nella periferia di Nairobi. In attesa di partire a settembre con la Carovana della Pace, testimone con un ragazzo della baraccopoli per il percorso del sud Italia, padre Moschetti sta girando in questi giorni per il Veneto per incontri pubblici che richiamano sorprendenti platee di giovanissimi. Il comboniano ha descritto una Nairobi sempre più povera, con il problema della casa, della disoccupazione, delle giovani madri sieropositive, dei piccoli orfani dell'aids. Una città con 4 milioni di abitanti, il 55% dei quali (2 milioni e mezzo di persone) è costretto a vivere nell'1,5% della terra totale: con il risultato che, nel giro di dodici anni, gli slums da 40-50 sono passati a 199.

A Padova, città in cui ha sede il coordinamento centrale della campagna "Viva Nairobi Viva!", avviata nei mesi scorsi proprio dalla sua missione, è stato presentato il punto della situazione, in attesa di rilanciare la mobilitazione dopo ferragosto con una lettera al governo e alla Cei, e a livello internazionale il 21 settembre a Barcellona.

"Korogocho è localizzata su un terreno di proprietà del governo e oltre il 65% dei residenti paga l'affitto. Qui, con un preavviso di 48 ore e senza creare alternative nè offrire compensazioni alle persone, si può decidere di spianare tutto - spiega padre Moschetti. E così il governo, riprendendo in mano un progetto varato dall'amministrazione precedente, oramai inattuale e del tutto scoordinato, ha votato di fare spazio a una nuova tangenziale che decongestioni il traffico cittadino e di rinnovare la linea ferroviaria. Il tutto demolendo i nuclei insediativi che ostacolano le nuove attivazioni".

Quasi 300 mila erano le persone che rischiavano di essere mandate via, private della casa e delle attività che garantiscono la sopravvivenza. Il risultato della petizione on line (in cinque lingue differenti ha raccolto alla fine di luglio più di 6200 firme in tutto il mondo), insieme all'azione locale di 14 parrocchie cattoliche impegnate sul campo e coadiuvate da ong, chiese di altre confessioni, ambasciatori sensibili e agli abitanti della discarica, ha portato al blocco delle demolizioni e a uno stallo governativo, per cui da più parti si chiede un reimpasto.

"Korogocho è simbolo di una realtà del Sud del mondo, del rapporto tra i due emisferi e dell'ingiustizia sociale esistente - conclude padre Moschetti - Con la campagna chiediamo l'impegno ulteriore della cancellazione del debito del Kenya e dei paesi impoveriti, e più in generale di dare terra ai poveri. Oggi sono 3 miliardi le persone che vivono nelle città, 1 miliardo delle quali nelle baraccopoli. Nel 2015-20 si arriverà al 70-80% di popolazione urbanizzata, di cui il 70% in situazioni di estrema povertà". [GB - con il contributo di Cinzia Agostini]

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