Kenya: campagna elettorale infuocata

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Foto: Nigrizia.it

Prosegue in Kenya la campagna elettorale per le elezioni generali del prossimo 8 agosto. Man mano che il giorno si avvicina, crescono le preoccupazioni per come il paese - in particolare le sue istituzioni -, e i due contendenti principali - il partito Jubilee al potere e la coalizione di opposizione Nasa - vi si stanno preparando. Particolare attenzione viene data alle procedure della commissione elettorale (IEBC) che deve garantire il corretto svolgimento del voto. Lo ha dichiarato anche la responsabile della missione degli osservatori europei, Marietje Schaake, in una conferenza stampa tenutasi nei giorni scorsi a Nairobi nella quale ha espresso i propri timori per il rischio di violenze. La missione europea, che si è già insediata nel paese, è composta complessivamente da un centinaio di persone. Diversi sono ancora gli aspetti controversi su cui l’opposizione sta dando battaglia. Su uno di questi la Corte d’appello si è già espressa: tutti i risultati, anche quelli riguardanti l’elezione del presidente, dovranno essere annunciati a livello di distretto elettorale, come chiedeva la coalizione dell’opposizione, e non a livello centrale, come chiedeva la IEBC. Così, d’altronde, è previsto dalla Costituzione, per evitare possibili manipolazioni, ha precisato il tribunale.

Timori sulla correttezza del voto

Un altro problema che potrebbe addirittura mettere dubbio lo svolgimento stesso delle elezioni alla data prevista, è quello della stampa delle schede elettorali. L’opposizione, che ha presentato un esposto alla magistratura, sostiene che la ditta che si è aggiudicata l’appalto - la Al Ghurair Printing and Publishing Company Ltd con sede a Dubai, la stessa che era stata contestata l’anno scorso nelle elezioni in Zambia - abbia legami con la famiglia del presidente Kenyatta, e possa essere strumentale alla manipolazione dei risultati, semplicemente stampando più schede del necessario. Sul caso il tribunale non si è ancora espresso, ma il procuratore generale, Githu Muigai, sostiene che, se la gara dovrà essere rifatta, la data delle elezioni slitterà, cosa che l’opposizione non vuole assolutamente.

Si è inoltre scoperto che nelle liste elettorali erano presenti almeno un milione di persone decedute e che le procedure di controllo e pulizia erano tutt’altro che accurate. L’opposizione ha chiesto che le operazioni vengano rifatte, incrociando i dati con quelli dell’anagrafe (Integrated population registration service). Ha dichiarato anche che non accetterà conteggi manuali, nel caso che il sistema elettronico collassasse, come era successo nel 2013, dal momento che i problemi potrebbero essere causati proprio da liste elettorali non veritiere.

In generale, la coalizione di opposizione sta cercando di garantirsi che le operazioni siano totalmente trasparenti e controllabili, in modo da evitare il più possibile il rischio di frodi, mentre il partito di governo sostiene che, diffondendo dubbi sulle procedure, prepara il terreno allo scoppio di violenze. La questione è oggetto di dibattito sui mezzi di informazione nazionale. Garantire la correttezza delle procedure è un grande merito, ha sottolineato Maina Kiai, autorevole opinionista sul Saturday Nationdell’1 luglio, e si chiede se i mass media, agitando il timore di violenze, facciano buona informazione, o se non sia piuttosto il loro modo di prendere partito - per il Jubilee, sostiene Maina - manipolando la realtà, a creare le premesse per problemi.

Timori sul corretto svolgimento della campagna elettorale vengono sollevati anche da Human Rights Watch, non solo per violenze ed intimidazioni nella Rift Valley, come puntualizzato dai media internazionali, ma anche per violazioni alla Costituzione, a causa del coinvolgimento aperto di istituzioni statali nella campagna elettorale. Il Daily Nation di lunedì 3 luglio titola in prima pagina “Il Jubilee sui carboni ardenti per tattiche faziose”. Nell’articolo si legge, tra l’altro, che la Commissione per la giustizia amministrativa, l’Omdusman, ha già chiesto alla IEBC di attivarsi contro quei politici che si sono avvalsi della partecipazione di funzionari statali e hanno usato risorse pubbliche nella campagna elettorale. Diverse le istituzioni sotto osservazione. Tra loro la National cohesion and integration commission (Ncic) e il coordinamento delle ong, che avrebbe cancellato la registrazione a due fondazioni vicine all’opposizione, impedendo loro di operare in questo periodo cruciale. La stessa IEBC non è esente da critiche perché giudicata partigiana su diverse questioni.

Programmi assenti dai dibattiti

Mentre la discussione è vivissima su tutti questi aspetti, ben poco si parla invece dei programmi elettorali, resi pubblici solo la scorsa settimana. In genere si osserva che non differiscono molto uno dall’altro per quanto riguarda i temi fondamentali per il paese. Sulla questione è intervenuta, sull’East African del primo luglio, L. Muthoni Wanyeki, keniana, direttrice regionale di Amnesty International. Wanieki sostiene, invece, che le differenze ci sono e sono fondamentali, seppur non immediatamente evidenti. Paragona l’approccio programmatico del Jubilee a quello dei conservatori inglesi o dei repubblicani americani e quello del Nasa ai laboristi inglesi o democratici americani. Ma il senso dell’articolo è ben riassunto nel titolo del pezzo: “Aggiungi i programmi, rimesta, e poi dimenticati di loro…”. E questo vale per i politici, ma anche per gli elettori, che votano in modo emotivo ed emozionale piuttosto che per chi dice, almeno a parole, di difendere i loro diritti.

Bianca Saini da Nigrizia.it

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