Kazakhstan e Kirghizistan ai ferri corti

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Sooronbay Jeenbekov - Foto: Cittanuova.it

Apparentemente era una questione minore doganale: lunghe file di camion si erano formate alla frontiera tra Kirghizistan e Kazakistan, sul lato kirghiso, perché i doganieri kazaki avevano incrementato a dismisura i controlli dei trasportatori adducendo motivazioni poco credibili. Dietro tutto ciò c’era una questione politica: il presidente kirghiso in uscita, Almazbek Atambayev, aveva accusato in effetti il Kazakhstan di voler influenzare la campagna elettorale per l’elezione presidenziale del 15 ottobre in Kirghizistan e aveva criticato apertamente il potente presidente kazako Nursultan Nazarbayev.

In realtà le elezioni del 15 ottobre hanno eletto proprio il candidato di Atambayev (che non poteva ripresentarsi secondo la costituzione kirghisa), il premier Sooronbay Jeenbekov, classe 1958, eletto con più del 54 per cento dei voti sin dal primo turno. Entrambi i Paesi fanno parte dell’Unione economica eurasiatica (Uee) che comprende ancheRussia, Bielorussia e Armenia, un tentativo di Vladimir Putin di creare un corridoio euroasiatico alternativo alla tradizionale Via della seta rilanciata recentemente dal faraonico progetto cinese “One belt one road”, per il collegamento euro-africano-mediorientale-asiatico, portando l’asse più a settentrione.

L’incidente di percorso è sintomatico di tensioni più profonde che esistono tra i diversi Paesi dell’Asia centrale, tirati da una parte verso la potentissima Cina, che non perde occasione per attirare i Paesi della regione (Kirghizistan, Uzbekistan, Tajikistan, Turkmenistan e, in misura diversa Kazakistan) nella propria sfera d’influenza commerciale, mentre dall’altra tali Paesi hanno difficoltà a rinunciare all’eredità sovietica, che li spinge verso ancora Mosca.

L’Asia centrale non ha grandi popolazioni, non ha risorse straordinarie (a parte il Kazakistan), ma ha una posizione strategica sempre più importante, al crocevia tra l’asse Pechino-Istanbul e quello Mosca-Delhi. Senza dimenticare le diramazioni che partono verso l’Iran e i suoi porti (implicati nel progetto cinese della nuova Via della seta) e verso il Caucaso e il mondo dell’Europa orientale.

Gli incroci del mondo sono sempre decisivi per la stabilità di larghe zone geopolitiche. L’Asia Centrale, spesso bistrattata, sta crescendo d’importanza e potrebbe determinare nel medio-lungo periodo i rapporti non solo coi vicini, ma anche con la stessa Europa.

Pietro Parmense da Cittanuova.it

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