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Kashmir, Afghanistan e Asia Centrale

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Afghanistan - Foto: Tg24.sky.it

In questo Forum trimestrale d’indirizzo dell’AMA – Associazione Musulmana Americana – ci occupiamo di “Il Kashmir e il rompicapo regionale per la pace”, e io ho aggiunto l’Afghanistan, e l’Asia Centrale per una “soluzione regionale”. Molto colpito dai precedenti oratori sul Kashmir, gli ambasciatori Howard B. Schaffer e Yusuf Buch, e dal libro del dr. Ghulam-Nabi Fai sul Kashmir Conflict, mi si permetta di presentare alcune prospettive elaborate da TRANSCEND – una ONG di mediazione – basate su un gran numero (centinaia) di dialoghi a quattr’occhi con ogni genere di partecipante a tali conflitti

Questi dialoghi di mediazione cominciano con la stessa domanda:

* Come sarebbe il Kashmir che vorrebbe vedere/ in cui vorrebbe vivere?

* Come sarebbe l’Afghanistan che vorrebbe vedere/ in cui vorrebbe vivere?

* Come sarebbe l’Asia Centrale che vorrebbe vedere/ in cui vorrebbe vivere?

In altre parole, ancoriamo il dialogo a una visione, un sogno costruttivo del futuro, idealistico, e poi procediamo a renderlo quanto più concreto possibile. Operiamo a ritroso, cominciando con degli obiettivi, così come emergono dalla ricerca reciproca tipica di un dialogo, diversamente dai dibattiti-negoziati.

Secondo la nostra esperienza non riteniamo che la somma delle narrazioni sulle rimostranze e sofferenze dei singoli contendenti costituisca una soluzione. Può portare a una migliore comprensione reciproca, ma anche all’apatia, alla disperazione, e alla paura di vendette. Se si vuole la pace, si cominci con le sue immagini, le si metta in relazione con quello che effettivamente accade, si cerchi qualcosa di positivo nel passato, si dia spazio alle peggiori paure per il futuro. Idealismo e realismo, sogni, incubi, nostalgia, tutto dovrebbe confluire in un processo maturo.

Andando allo stretto essenziale, ecco tre immagini di soluzioni:

Per il Kashmir: Oggi una disputa trilaterale Kashmir(i)-India-Pakistan:

* Jammu e Ladakh diventano parti dell’Unione Indiana, e l’Assad-Kashmir diventa parte del Pakistan se le rispettive popolazioni così stabiliscono;

* La Valle diventa parte di un condominio indo-pakistano con sempre più autonomia eventualmente mirante all’indipendenza;

* Queste parti del Kashmir sono poi legate insieme in una confederazione con confini aperti, sotto un’entità politica con tutte le parti rappresentate, e una SAARC (Associazione Sud Asiatica di Cooperazione Regionale), con un’Associazione di Libero Scambio dell’Area del Kashmir – KAFTA. le carte d’identità e i passaporti comprenderebbero tutti il nome “Kashmir” in copertina.

Le costituzioni di India e Pakistan verrebbero emendate per accogliere la doppia condizione di questi territori, ma senza cambiare alcun confine. Mentre invece verrebbero cambiati conformemente le intestazioni dei passaporti.

Per l’Afghanistan: Oggi un’area prediletta di invasione per l’Occidente e la Russia:

* Un governo di coalizione che comprenda quelli che l’Occidente chiama “taliban”;

* Una federazione con autonomia locale per le 25.000 comunità di villaggio e 6-8 nazioni; con la capitale in una piccola località, non Kabul;

* Una confederazione o comunità con i paesi confinanti: Iran, le cinque repubbliche centrasiatiche, Assad-Kashmir, Pakistan;

* Rendere disponibili cibo-acqua-vestiario-alloggio-sanità-istruzione neutrale rispetto a nazionalità e genere;

* Peace-keeping da parte del Consiglio di Sicurezza ONU e dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC), anche per impedire attacchi a terzi, e neutralità garantita internazionalmente; niente basi militari né truppe straniere.

Per un paese come l’Afghanistan, che evoca la Svizzera, soluzioni svizzere, come la federazione e la neutralità, dovrebbero essere appropriate. La democrazia diretta svizzera è anche compatibile con la tradizione della jirga.

Per l’Asia Centrale: oggi frammentata da Occidente e Russia:

* Una Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Asia Centrale-CSCCA, sul modello della Conferenza di Helsinki del 1972-75, anche una conferenza di pace;

* Mirare a una Comunità dell’Asia Centrale- CAC, una famiglia formata dall’Afghanistan con i paesi confinanti musulmani, sul modello della Comunità Europea;

* Trascendere la linea Durand (del 1893) che divide la nazione Pashtun rendendo meno importante il confine fra Afghanistan e Pakistan;

* Trascendere la linea McMahon (del 1914) fra India e Cina rifiutandola, sviluppando buoni rapporti con la Cina, usando la SCO (Organizzazione diCooperazione di Shanghai);

* Trascendere la linea Mountbatten (del 1947) fra Pakistan e India sviluppando buoni rapporti con l’India (l’acqua!), usando la SAARC.

Situati su un asse fra Turchia e Cina, entrambi i paesi verrebbero coinvolti, come pure i grossi vicini Russia e India.

La soluzione sul Kashmir sarebbe ben accolta dai popoli coinvolti, ma verrebbe fortemente contrastata dalle èlite militari e diplomatiche, in entrambi i paesi, nella speranza che sia l’altro a crollare. La soluzione comporta una diplomazia popolare e capi con mentalità simili in tutti e due i paesi, tipo Mandela-de Klerk (Singh-Musharraf?), e porrebbe fine alla brutale occupazione indiana forte di ben 700.000 unità.

Il ghiacciaio Saichin potrebbe diventare un memoriale mondiale di pace.

TRANSCEND ha una proposta simile per il Kurdistan: una confederazione di quattro autonomie con diritti umani in Iraq, Iran, Siria e Turchia. Nessun confine spostato , ma con “Kurdistan” su tutti i passaporti.

La soluzione per l’Afghanistan dovrebbe rispettare la realtà del paese: non è uno stato unitario controllato da Kabul. La lotta contro la coalizione a guida USA non è solo contro la secolarizzazione, ma anche contro il dominio di Kabul e soprattutto contro il venire invasi-occupati.

La soluzione per L’Asia Centrale dovrebbe porre fine all’idea occidentale di controllare il mondo dall’ Asia Centrale (MacKinder, 1904), riparando molto del danno inflitto alla zona dalla politica coloniale inglese e lasciando che paesi che appartengono a un insieme, a una famiglia, crescano insieme, mettendo in comune gente e risorse. Come in Europa, potrebbero essere strutturati in un’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione nell’area Asia-Pacifico, OSCAP, sul modello dell’OSCE che scaturì dalla conferenza di Helsinki.

E la coalizione a guida USA? Quelli non sono paesi centrasiatici, non dovrebbero imporre “soluzioni” che non tengano conto degli interessi della regione, bensì ritirarsi militarmente e aiutare a ricostruire quello che hanno distrutto. Alternativa: diventare del tutto irrilevanti. Non c’è vittoria in fondo a qualunque tunnel.

Finisco con la Primavera Araba che può anche portare a una comunità e a una famiglia. Dal 1971 TRANSCEND è per un Israele complessivamente post-sionista con i confini del 1967 come membro di tale famiglia, ponendo fine all’occupazione della Palestina. Due statisti francesi, Monnet e Schuman proposero una volta la stessa cosa per la Germania ex-nazista. Funzionò, ne venne fuori la Comunità Europea, poi Unione Europea. Un giorno due statisti arabi potrebbero fare altrettanto anch’essi, spero.

Johan Galtung

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