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Italia: vantaggi del turismo responsabile nelle aree di pregio

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Turismo responsabile in aree di pregio da WWF

Il turismo sostenibile fa bene all'ambiente e alle comunità locali: è un volano per l'indotto, migliora l'estetica dei paesi e aumenta il senso di appartenenza delle comunità locali. E' quanto emerge dal Secondo rapporto dell'Osservatorio Turismo & Natura istituito dal WWF e da Legacoop turismo, Associazione italiana Guide Ambientali escursioniste (Aigae), Federcultura, turismo e sport (Confcooperative), che ha analizzato la sostenibilità ambientale, sociale ed economica del turismo in aree ad alto valore naturalistico.

L'indagine ha coinvolto 238 cooperative, società, associazioni operanti in territori naturalisticamente rilevanti e dalle riposte a una serie di domande sono emersi dati di interessanti. Il 41% delle imprese intervistate dichiara di avere più di 10 realtà economiche collegate per le proprie attività: nell'85% dei casi si tratta di altri operatori del turismo, nel 58% di associazioni culturali e nel 53% di società di servizi. Come messo in evidenza dal 50% degli operatori, il 100% degli addetti fissi dell'impresa appartengono alle comunità locali delle aree in cui si svolgono le attività. Oltre ad offrire occupazione, il turismo naturalistico è visto di buon occhio: per il 60% degli intervistati le comunità locali hanno una considerazione positiva delle attività di turismo e natura e il 51% dichiara che non ci sono mai stati conflitti legati alla presenza di turisti sul territorio.

I vantaggi per il territorio del resto sono molti. Il turismo ha contribuito al suo miglioramento estetico (45%) al recupero del centro storico (42%) e al miglioramento degli esercizi commerciali (40%) senza portare, come dice il 61% degli intervistati, a un aumento dei prezzi e del costo della vita per gli abitanti locali. Infine ha sviluppato il senso di appartenenza (43%) e di identificazione della comunità con l'area di interesse naturalistico (43%) e nel 35% dei casi ha anche portato al cambiamento d'opinione di chi era contrario all'istituzione dell'area protetta.

Se da un lato, l'indagine mette in evidenza come negli ultimi anni la sensibilità dei turisti sia cresciuta conplessivamente di quasi il 27% (il rispetto degli elementi naturali è al 58%, attenzione alla raccolta differenziata è del 40%) non mancano gli impatti negativi del turismo. Prima di tutto i rifiuti (67%), poi i danni a sentieri provocati da cavalli, mountain bike, moto, passaggi fuori sentiero, che costituiscono il 46%, il traffico (41%) e l'asportazione e il danneggiamento di elementi naturali (40%). Tutti problemi che possono essere evitati con un pò di accortezza dei gestori delle aree protette e con piani di capacità di carico turistico, riqualificando i sentieri più battuti e chiudendo le strade secondarie al traffico.

Dal rapporto infatti emerge che nel 70% dei casi manca all'interno dell'impresa una certificazione o carta di qualità che contiene riferimenti specifici di attenzione alla sostenibilità ambientale, mentre ben il 55% degli intervistati non è a conoscenza del fatto che il Ministero dell'Ambiente ha definito per le attività turistiche nei parchi un marchio di qualità.

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