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Italia: il 1° settembre riapre la caccia. Wwf e Lipu annunciano ricorso al Tar

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"La stagione di caccia inizia con la preapertura ed è il peggiore degli inizi possibili. Ancora una volta a prevalere sono le pressioni del mondo venatorio piuttosto che le esigenze della fauna selvatica, le indicazioni del mondo scientifico e le norme europee ed italiane per la tutela della biodiversità". Lo riporta un comunicato di WWF Italia. "Si comincia infatti a cacciare - spiega il WWF - con alcune differenze fra Regione e Regione, fin dai primi giorni di settembre, invece della data canonica della terza domenica di settembre. Anche se il prelievo sarà in questi giorni consentito su alcune specie, il danno sarà gravissimo per queste specie e per tutte le altre presenti sul territorio, soggette a disturbo ed a possibili danni diretti in un periodo particolarmente delicato della loro biologia come la tarda estate".

Le preaperture si terranno in ben 13 regioni italiane, cui si aggiungono altre quattro (Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e Abruzzo) che pur non avendole deliberate, lasciano alle singole province la possibilità di farlo. Solo due (Liguria e Piemonte) le regioni che hanno deciso di non anticipare l’apertura della stagione, oltre alle province autonome di Trento e Bolzano. Saranno dodici le specie di uccelli cacciabili, di cui quattro (tortora, quaglia, beccaccino e marzaiola) con popolazioni in declino.

Anche la LIPU con una nota evidenzia che "Le preaperture comporteranno gravi rischi per la natura, perché colpiscono specie che hanno appena terminato la nidificazione". Inoltre, i calendari venatori di molte regioni non applicano le nuove norme introdotte dall’art. 42 della Comunitaria, che impongono tutele ben precise per i periodi di riproduzione e migrazione prenuziale degli uccelli. “Sparare in questo periodo dell’anno – sottolinea Elena D'Andrea, Direttore generale LIPU-BirdLife Italia - vuole dire compromettere le popolazioni delle specie coinvolte perché si colpisce gli esemplari che hanno appena terminato la nidificazione. I migratori provenienti dal Nord Europa, infatti, arriveranno nel nostro Paese solo alla fine di settembre”.

Per WWF Italia e LIPU è "ancor più grave, anche sotto il profilo giuridico, il comportamento di molte regioni che ignorano le nuove norme introdotte nella legge 157/92 così come modificate dalla legge Comunitaria 2009 approvata di recente in Parlamento". Già lo scorso mese di giugno numerose associazioni, tra cui il WWF, inviarono una lettera/diffida alle Regioni ed alle istituzioni competenti, con richieste molto puntuali per l'applicazione delle nuove e più rigorose norme introdotte recentemente dall'articolo 42 della Legge Comunitaria 2009 approvata dal Parlamento negli scorsi mesi (Legge 96/2010). Successivamente, inoltre, sono state emesse specifiche Linee Guida dall'ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale - che più dettagliatamente illustravano la strada da percorrere, validando largamente gli elementi già posti dalle associazioni. In sostanza è ora obbligatorio prevedere la chiusura o la limitazione temporale della caccia in alcuni periodi per molte specie, nonchè l'applicazione rigorosa di principi di conservazione a tutela della fauna selvatica, sempre di derivazione europea, a cui le Amministrazioni devono attenersi.

"Quasi nulla però è stato fatto dalle Amministrazioni e la preapertura ne è una dimostrazione eclatante" - denunciano le associazioni ambientaliste. Di fronte a questo e di fronte alla generale non applicazione delle norme europee di tutela nei calendari venatori delle diverse Regioni e Province, il WWF insieme ad altre Associazioni intende ricorre ai Tribunali Amministrativi Regionali (TAR) per chiedere la tutela della nostra fauna. “Stiamo attentamente valutando la situazione – coclude il Direttore generale LIPU – e non escludiamo ricorsi ai TAR che, nei prossimi giorni, potremmo presentare insieme alle altre associazioni ambientaliste. L’Italia deve applicare senza esitazioni le nuove previsioni di legge, anche perché si tratta di stringenti obblighi comunitari".

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