Italia: al via la campagna 'Stop agli F35', una spesa da 15 miliardi di euro

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Il cacciabombardiere JSF-F35

La Rete Italiana per il Disarmo e la campagna Sbilanciamoci! hanno presentato ieri a Roma la campagna per lo 'Stop agli F35' per fermare la partecipazione italiana alla produzione e acquisto di 131 caccia bombardieri F-35 (Joint Strike Fighter - JSF) da parte del Governo italiano. Entro il 31 dicembre 2009 il Governo italiano deve infatti decidere sul programma pluriennale relativo all’acquisizione del sistema d’arma Joint Strike Fighter (JSF) e sull’associata linea di assemblaggio finale a Cameri in provincia di Novara.

"Con una velocità inusuale e sconvolgente - ha spiegato Massimo Paolicelli della Rete Disarmo, il Senato prima e la Camera dei Deputati poi, il mese scorso hanno dato il via libera al Governo per la prosecuzione del programma che prevede l'acquisto di 131 cacciabombardieri Joint Strike Fighter (JSF-F35) che impegnerà il nostro paese fino al 2026 con una spesa di quasi 15 miliardi di euro."Sembra incredibile, ma è la realtà - nota Paolicelli: in piena crisi economica, con un dibattito durato nelle due Camere al massimo due ore e mezza si è dato il via libera a un provvedimento che di base ci costerà 13,5 miliardi di euro, ma il cui conto finale, come tutti sanno, sarà molto più alto".

Come Unimondo ha documentato, nella precedente legislatura il sottosegretario alla Difesa, Lorenzo Forcieri, ha siglato con la controparte statunitense il protocollo d'intesa (Memorandum of understanding) formalizzando così l’ingresso nella fase di produzione, supporto e sviluppo ulteriore del cacciabombardieri JSF-F35. Capofila del progetto sono gli Stati Uniti e vi partecipano altri 8 paesi: Regno Unito al primo livello, Italia ed Olanda al secondo livello, Turchia, Canada, Australia Norvegia e Danimarca al terzo livello. La ditta capocommessa è l’americana Lokheed Martin Aero, mentre l'impresa italiana maggiormente coinvolta è l’Alenia Aeronautica.

Ma il nuovo Presidente degli Usa, Barack Obama ha deciso di rivedere le spese per la Difesa eliminando i sistemi d’arma da 'Guerra fredda' che non si usano. Per molti analisti una voce da ridimensionare già nel budget per il prossimo anno fiscale, che negli Stati Uniti inizia il primo ottobre, potrebbe essere proprio quella relativa ai Joint Strike Fighter: certo non per abolirlo, ma sicuramente per ridimensionarlo. Se questo avvenisse i costi lieviterebbero a dismisura. Ovviamente questo preoccupa fortemente l’industria militare americana e in particolare la Lokheed Martin, capo commessa del progetto.

"Forse è da cercare proprio qui - sottolinea Sbilanciamoci! nella scheda tecnica - la causa di tanta fretta da parte del nostro governo di andare negli USA a firmare il contratto di produzione, e di conseguenza a vincolarsi a questo progetto senza poterne più uscire, salvo pagare penali come sempre meno convenienti dell’adesione stessa".

"Un progetto che di fatto è un salto nel buio" - ha continuato Paolicelli. "E la conferma di questo è arrivata dal nuovo rapporto del marzo 2009 del GAO (Government Accountability Office) che è il corrispettivo statunitense della nostra Corte dei Conti. Il GAO è fortemente scettico sul progetto, e ha criticato le pressioni esercitate dal Dipartimento della Difesa (Dod) e dalle imprese appaltatrici affinché la fase di sviluppo dell’aviogetto venga portata a conclusione prima che le più importanti tecnologie divengano mature, con il forte rischio di scoprire eventuali difetti a posteriori, quando correggerli sarà estremamente complicato e costoso".

Un’ulteriore critica riguarda i costi. "Nel report - ha spiegato Paolicelli - viene infatti sottolineato come, si sia passati da una stima iniziale di 51 miliardi a circa 300 miliardi di dollari. La prima stima, 2,4 miliardi di dollari, viene fatta dallo stesso ufficio amministrativo del JSF e deriva principalmente dall’estensione di un anno del programma di sviluppo JSF; mentre la seconda, 7,4 miliardi di dollari, è frutto di un’investigazione indipendente del DoD che prevede l’estensione del programma di ben 3 anni. Secondo questa ultima stima i costi di sviluppo complessivi aumenteranno rispetto le stime iniziali di 51,8 miliardi di dollari portando il costo complessivo del programma a un ammontare superiore ai 300 miliardi di dollari e il costo unitario dei caccia a una somma di ben 142 milioni di dollari".

La ditta italiana maggiormente coinvolta è l’Alenia Aeronautica che partecipa allo sviluppo e alla produzione “second source” dell’ala; sono poi coinvolte in modo minore un’altra ventina di aziende. Secondo dichiarazioni del Ministero della Difesa nella struttura industriale si creerebbero circa 600 posti di lavoro (nella fase di picco), più una spinta occupazionale nelle aziende locali e nazionali quantificata in circa 10mila posti di lavoro. "Una cifra alquanto esagerata - commenta Paolicelli - se si pensa che in Italia l’industria a produzione militare nel 2008 ha dato occupazione a 26.395 persone. È più realistica l’ipotesi delle parti sociali che parlano di 200 occupati più altri 800 nell’indotto". "Arrivare a parlare quindi del JSF-F35 come di una occasione anticrisi ci sembra esagerato. Infatti per il ritorno occupazionale si parla di 1/10 rispetto alle previsioni".

La possibilità di ripensarci ancora c’è - ha concluso Paolicelli. La Norvegia, il 30 marzo 2009 ha sospeso fino al 2012 la sua partecipazione al programma del JSF. Noi chiediamo al Governo italiano di non procedere con la firma di un contratto che equivale ad un assegno in bianco". Va ricordato che il JSF ('caccia da attacco combinato') è un "aereo da combattimento" di tipo stealth (bassa rilevabilità dai radar ed altri sensori) e ha due stive interne per le missili e bombe che possono essere anche di tipo nucleare come ha riconosciuto lo stesso ex-ministro della Difesa Arturo Parisi in un' intervista a Famiglia Cristiana.

Giulio Marcon di Sbilanciamoci! ha quindi sottolineando l’inutilità di una spesa così ingente per degli aerei militari da combattimento e ha messo in evidenza che 15 miliardi di euro è molto più di quanto il governo abbia stanziato fin ora per far fronte alla crisi economica o delle risorse impegnate per la ricostruzione in Abruzzo. "Con 15 miliardi di euro - ha detto Marcon - si possono fare molte altre cose in alternativa. Ad esempio si possono costruire 5000 nuovi asili nido, costruire 8 milioni di pannelli solari, dare a tutti i collaboratori a progetto la stessa indennità di disoccupazione dei lavoratori dipendenti, allargare la cassa integrazione a tutte le piccole imprese". Sbilanciamoci! ha presentato una serie documentata di alternative all'acquisto dei cacciabombardieri (in pdf).

Per sensibilizzare la cittadinanza, le 70 associazioni aderenti a Rete Disarmo e Sbilanciamoci promuoveranno dal 30 maggio al 6 giugno in tutta Italia iniziative con lo scopo di far pressione sul Governo affinchè i fondi destinati ai cacciabombardieri vengano devoluti alla ricostruzione dell'Abruzzo, all'ambiente, al lavoro e alla solidarietà internazionale. Una Manifestazione nazionale propmossa dall'Assemblea Permanente "NO F-35" si terrà il 2 giugno a Novara. All'aeroporto di Cameri, in provincia di Novara, è prevista infatti la base europea dove saranno assemblati i caccia JSF-F35.

Rete Disarmo e Sbilanciamoci hanno intanto presentato un Appello da diffondere, un Modello di delibera per i Consigli regionali, provinciali e comunali e una serie di richieste al Governo italiano. [GB]

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