Israele/Gaza: inchiesta dell'Onu speranza per le vittime dei crimini di guerra

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Una scuola distrutta a Gaza - Foto: Amnesty

Con un comunicato Amnesty International ha chiesto a israeliani e palestinesi di fornire piena collaborazione alla missione d'accertamento dei fatti delle Nazioni Unite su possibili crimini di guerra e violazioni del diritto internazionale verificatisi nel corso del recente conflitto di Gaza e del sud d'Israele. "Le vittime di questo brutale conflitto hanno diritto alla giustizia e alla riparazione. I responsabili di entrambe le parti devono essere chiamati a rispondere del proprio operato, se si vorrà porre fine a un così lungo ciclo di violenza e impunità" - ha dichiarato Malcolm Smart, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. "Israeliani e palestinesi non hanno alcuna scusa per non collaborare pienamente all'inchiesta".

Il presidente della missione d'accertamento dei fatti, il giudice Richard J. Goldstone, di recente nomina, ha affermato che i lavori della missione potranno essere credibili solo se prenderanno in esame anche le violazioni del diritto internazionale commesse dai gruppi armati palestinesi. Allo stesso modo si è espresso anche il presidente del Consiglio Onu dei diritti umani. Inizialmente, alla missione internazionale indipendente d'accertamento dei fatti, istituita dallo stesso Consiglio Onu dei diritti umani nella sua nona sessione speciale del 12 gennaio, era stato chiesto di indagare solo sulle possibili violazioni del diritto internazionale da parte delle forze israeliane.

"Riconoscendo espressamente la necessità d'indagare sulle possibili violazioni commesse da tutte le parti in conflitto, il giudice Goldstone e il presidente del Consiglio Onu dei diritti umani hanno sottolineato l'indipendenza della missione e accresciuto notevolmente la sua credibilità" - ha commentato Smart. "Solo un'indagine autorevole, indipendente e imparziale sulle denunce di crimini di guerra e di altre violazioni del diritto internazionale commesse da tutte e due le parti potrà spezzare il ciclo d'impunità e contribuire alla pace e alla sicurezza in Medio Oriente. Le vittime sono rimaste fortemente deluse dalla mancanza d'azione del Consiglio di sicurezza, che non è stato in grado di assumere decisioni concrete per stabilire le responsabilità delle gravi violazioni dei diritti umani, compresi i crimini di guerra, commesse da entrambe le parti durante il conflitto" - ha concluso Smart.

Non essendo stato capace di istituire una propria commissione d'inchiesta, ora - sostiene Amnesty International - il Consiglio di sicurezza deve insistere affinché tutte le parti forniscano piena collaborazione alla missione internazionale d'accertamento dei fatti e assicurare che nessuna metta a rischio le indagini.

Infine, Amnesty International chiede al Segretario generale Ban-Ki Moon di assicurare che il rapporto della commissione d'inchiesta sugli attacchi israeliani contro il personale e le strutture dell'Onu a Gaza, la cui data di consegna era oggi, venga immediatamente trasmesso al Consiglio di sicurezza e le sue conclusioni e raccomandazioni siano rese pubbliche. La commissione era stata nominata dal Segretario generale il 12 febbraio, col solo mandato di indagare sugli attacchi contro l'Onu.

Nel corso della campagna militare israeliana "Piombo fuso", portata avanti dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009, le forze israeliane hanno ucciso oltre 1400 palestinesi, tra cui 300 bambini e centinaia di civili estranei ai combattimenti, e ferito oltre 5000 palestinesi, molti dei quali in modo permanente. Migliaia di case e gran parte delle infrastrutture economiche di Gaza sono state distrutte. Persone ferite dal fosforo bianco, con cui le forze israeliane hanno attaccato zone residenziali, continuano a morire: l'ultima è stata Ghada Abu Halima, colpita dal fosforo bianco il 4 gennaio all'interno della propria abitazione nel nord della Striscia di Gaza, in un attacco nel quale sono restati uccisi il suocero e quattro bambini.

Nello stesso periodo, Hamas e altri gruppi armati palestinesi hanno lanciato un fuoco di sbarramento di razzi, diretto a colpire in modo indiscriminato città e villaggi del sud d'Israele, uccidendo tre civili israeliani, ferendone altre decine e distruggendo o danneggiando numerose abitazioni.

Il mese scorso, soldati che avevano preso parte all'operazione "Piombo fuso" hanno rivelato che alcuni commilitoni avevano ucciso civili palestinesi volutamente e in modo sconsiderato e distrutto deliberatamente proprietà personali. Queste denunce sono state rapidamente smentite dalla procura militare israeliana al termine di quella che è apparsa un'inchiesta superficiale.

Le ricerche in corso da parte di Amnesty International e di gruppi israeliani e palestinesi per i diritti umani hanno rinvenuto le prove di gravi violazioni del diritto internazionale, tra cui possibili crimini di guerra, da parte delle forze israeliane e dei gruppi armati palestinesi: attacchi diretti, indiscriminati o sproporzionati contro la popolazione civile od obiettivi civili, attacchi contro personale medico, diniego dell'accesso alle cure mediche per i feriti, uso di armi indiscriminate come il fosforo bianco e l'artiglieria in aree civili altamente popolate, uso di scudi umani e deliberata distruzione di proprietà.

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