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Intersos: Italia 15ma in Ue per aiuti allo sviluppo, ma terza nelle missioni militari

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Stanziamenti per la cooperazione e per le missioni militari

L’Italia è al 15° posto tra i paesi UE per quanto riguarda gli stanziamenti nella lotta alla povertà nel mondo, ma è terza per il numero dei militari impegnati nelle missioni all’estero. Lo rivela un'attenta analisi che Intersos e le altre ong di 'Link 2007' hanno reso nota mentre è in corso alla Camera il dibattito sulla legge di proroga delle missioni internazionali. Non solo: "Il nostro paese, a fronte di un impegno sostanzialmente stabile in materia di missioni militari, ha avviato un processo di pesanti tagli nei confronti degli aiuti e della cooperazione allo sviluppo, già molto al di sotto degli impegni contratti a livello europeo ed internazionale" - denuncia Nino Sergi, segretario generale di Intersos.

Nel 2009 si è verificato infatti un "drastico calo" del finanziamento della cooperazione allo sviluppo, a fronte di un sostanziale incremento dei fondi dedicati all'invio dei militari nelle missioni internazionali. "Nel quadriennio 2006-2009 i fondi stanziati per il personale delle missioni militari sono stati 4.346 milioni di euro, mentre le risorse per la cooperazione sono state 2.402 milioni" - riporta il documento di Intersos (in .pdf). Per quanto riguarda i fondi devoluti per l'Aiuto pubblico allo sviluppo (APS), la posizione dell'Italia nel 2009 peggiorerà ulteriormente passando dallo 0,20% allo 0,10% del PIL. Ma, a fronte di questo calo si registra un sostanziale incremento dei fondi per l'invio dei militari nelle missioni internazionali. Solo con le leggi finanziarie degli esercizi 2007 e 2008 è stata favorita una temporanea riduzione del gap tra le due tipologie di finanziamento.

Non è solo questione di fondi stanziati. "Negli ultimi anni - prosegue Nino Sergi - si ravvisa inoltre un consistente spazio dato allacooperazione’ gestita direttamente dai contingenti militari all’estero, che per sua natura ha un carattere primariamente strumentale e funzionale alla strategia militare piuttosto che umanitario o volto allo sviluppo locale. Ciò avviene in particolare nei contesti più a rischio, quali l’Afghanistan oggi e l’Iraq negli anni passati".

Questo processo di crescente militarizzazione della presenza e dell’azione del nostro paese all'estero a discapito della cooperazione civile contrasta fortemente in Afghanistan con le valutazioni dei maggiori analisti internazionali che segnalano la necessità di un rapido riequilibrio degli interventi, fornendo innanzitutto le risposte ai bisogni della popolazione e il sostegno ai programmi di ricostruzione infrastrutturale e di sviluppo, senza i quali nessun intervento di stabilizzazione può avere successo.

"La crescente e disorganica presenza militare anche in attività umanitarie e di cooperazione civile sta ‘inquinando’ lo spazio umanitario, quello da sempre basato sui principi di umanità, imparzialità, neutralità, indipendenza, non discriminazione che, per essere riconosciuto come tale dalla popolazione e quindi rispettato e tutelato, deve rimanere chiaramente riconoscibile, senza contaminazioni e strumentalizzazioni di alcun tipo" - sottolinea il segretario generale di Intersos.

Pur rimanendo fermamente convinte che solo l’azione politica, esercitata con intelligenza, pazienza e perseveranza, capace di ascoltare e capire ‘le ragioni dell’altro’, può affrontare i problemi e trovare le giuste soluzioni, Intersos e le altre ong di 'Link 2007' non si sono mai pronunciate contro la partecipazione militare italiana alle missioni internazionali legittimate dalla Nazioni Unite e dal consenso delle parti coinvolte.

"Abbiamo contestato invece - conclude la nota - l’avventura militare in Iraq. Contestiamo le modalità e ipocrisie delle operazioni militari in Afghanistan, in continua oscillazione tra natura multilaterale e unilaterale, tra legalità internazionale e illegalità, tra obiettivi dichiarati e obiettivi occulti o forse non del tutto chiari e comunque differenti da un contingente militare all’altro; contestiamo le crescenti ambiguità e confusioni tra l’azione civile e quella militare e i tentativi di quest’ultima di sostituirsi subdolamente e strumentalmente alla prima. Ci ribelliamo infine alla drastica diminuzione degli stanziamenti per la cooperazione allo sviluppo, la ricostruzione e gli aiuti umanitari. A nostro avviso, tale riduzione rappresenta per l’Italia e la sua presenza ed immagine nel mondo una scelta politica insensata, un vero insulto all’intelligenza". [GB]

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