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In viaggio con Lidia
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Lidia Menapace - Foto: Georgiamada.splinder.com
Tratta Trento-Roma. Treno 9453, carrozza 9, posto 71, finestrino. In orario. Il resto nella norma: bagni sporchi, pulizie non fatte, scuse del capotreno (senza riduzione del costo del biglietto), assillante invito ad andare al vagone ristorante ed alcuni che telefonavano ad alta voce come fossero soli nel loro tinello. Nella mia stessa carrozza v'erano, casualmente, tre amici: Lidia Menapace, Raniero la Valle e Rosangela Pesenti.
Eravamo lontani di posto ma è bastato uno sguardo per chieder cortesemente ai rispettivi vicini di lasciare il posto, alzarsi, a mò di scacchi sin tanto non siamo conventi tutte/i e 4 attorno allo stesso tavolo.
Lidia, partigiana, cattolica, fondatrice de Il Manifesto era in viaggio verso il congresso dell'Udi Unione Donne in Italia. Viaggiava con Rosangela, già Responsabile della sede nazionale dell'Udi. Rosangela è un fiume in piena. Storia ed entusiasmo. Quando le raggiunsi stavano dialogando su Rosa Luxemburg come fosse una loro compagna di viaggio. In carcere, chiese: “portatemi delle giacche lilla che tanto mi piacciono”. “Si; noi donne siamo tali anche dietro le sbarre” ...commentavano.
Fremevo. E via con la domanda a Lidia: “è vero che la tua battuta sulle frecce tricolori ti costò la presidenza della Commissione Difesa?” “Confermo! Ho dichiarato pubblicamente che, a mio avviso, le frecce tricolori inquinano sia dal punto di vista acustico che chimico. Proposi, in alternativa, aerei non da guerra ma di servizio civile come i canadair per lo spegnimento degli incendi. Apriti cielo; ho toccato un tasto nazionalpopolare sensibile e caro alla cittadinanza.” Prosegue: “m'invitò il comandante della base militare; fu gentile. Mi mostrò gli aerei e volle che assistessi anche alle loro evoluzioni ma piovve. Pensai: per fortuna la natura, talvolta, ha la meglio. Mi offrì una coppa di champagne ma, io, preferisco il tocai. Poi, più tardi, il cielo si schiarì. E via con le evoluzioni”. “Bello, no?” Disse il comandante. “Non vorrei offenderla ma ho un'altra idea di bello”.
“Raccontami del Natale a Montecitorio”. Lidia: “tutti si facevano regali, orchidee, fiori recisi”. - “E tu?” - “Feci dei regali alle donne delle pulizie. Sono utili. Sia alla Camera che al Senato. Ne furono contente. Lo ricordano ancora”.
A proposito di “bellezza” Lidia mi narrò dell'ecomostro che sta in mezzo al mare nei pressi di Pescara di proprietà del patron di pasta De Cecco. La cosa triste è la proprietà privata in demanio pubblico che ci obbliga a suonare un campanello privato per godere della spiaggia. La narrazione sulle holding agroalimentari avvengono in risposta all'inchiesta sulla Ferrero che, a detta di Lidia, ha fatto i suoi disastri ambientali anche in Italia con la piantumazione di noccioli. Davanti a me Raniero, cattolico, saggista, di sinistra. Era letteralmente immerso tra fogli di mail stampati. Di poche parole, contrariamente di quando è in cattedra. Ricordo una conferenza che ci vide assieme come relatori. Egli parlò per primo. Attaccò alle 20.45 e mi passò la parola alle 23.45. Augurai, serenamente, buonanotte al pubblico e lui se ne risentì. Chiusa partentesi. Raniero era di ritorno da Bolzano ove ha presentato il suo ultimo lavoro sul novecento descrivendo i 3 eventi che lo hanno caratterizzato nel ventennio '45 - '65: Costituzione, Concilio e Sessantotto. Lidia lo provoca: “Certo che questo papa che si congratula con l'arrivo al mondo del sette - miliardesimo abitante.... quale sarà il futuro? La Somalia?” Raniero annuì. Poi il discorso scivolò all'oggi; al governo Monti ed ai bocconiani al potere post Todi. Lidia: “Saranno capaci costoro di prefigurare un nuovo orizzonte, provenendo dallo stesso?” Raniero: “pur con tutte le riserve….non dimentichiamoci che ci siamo appena liberati di persone impresentabili”. Provoco: “qual'è la via d'uscita?” “O socialismo o barbarie” risponde Lidia con uno slogan di Rosa Luxemburg. Una via costituzionale ribatte Raniero per la difesa dei beni comuni”. Mi ritrovo. Il welfare che abbiamo: scuola, sanità, casa e lavoro per tutti (o quasi) va difeso ad oltranza anche dai liberal che affollano la sinistra. I denari? 150 miliardi di evasione, 70 di corruzione e 28 di difesa posson bastare?
Rosangela punta il dito contro chi ha svenduto la scuola pubblica, organo essenziale della democrazia, più importante addirittura del Parlamento e della Corte Costituzionale (Calamandrei) costringendo i bambini ad uno studio ipernozionistico senza la possibilità di apprendere con gioia ma solo con ansia. Spostai il discorso, giusto per rimaner più leggeri: “qual'è il segreto di lunga vita dell'Udi?” “Non lo so. Potrei dirti con ciò che Camilla Ravera, fondatrice del PCI, incarcerata dai fascisti mi rispose alla domanda: come avete fatto a resistere? Sapevamo di aver ragione”.
Insomma, un incontro casuale tra saggi che creò subito un capannello di persone interessate, silenti ad ascoltare. Fu un bel viaggiare. Reincontrai le due amiche il giorno seguente di ritorno da Roma. Treno 9454, carrozza 5 posto 85. La loro linea politica assolutamente nonviolenta vinse al congresso. L'entusiasmo di due ventenni capaci di prefigurare il futuro. (Magri)
Fabio Pipinato






