Il mistero dei librai scomparsi a Hong Kong

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Foto: Lastampa.it

Benvenuto anno della scimmia! Dopo l’usuale countdown e i fuochi d’artificio, oggi si festeggia l’inizio del nuovo anno secondo il calendario lunare cinese, una delle festività cinesi più importanti e maggiormente sentite in Estremo Oriente: oltre che in Cina, in Corea, Mongolia, Nepal, Bhutan, Giappone e Vietnam, e nelle innumerevoli comunità cinesi sparse in tutto il mondo. La tradizionale Festa della Primavera, ormai comunemente ribattezzata il Capodanno Cinese, preannuncia sotto il simbolo della scimmia un 2016 all’insegna dell’apertura, della tolleranza e dell’innovazione.

“Anche gli oppositori”, riporta un noto sito online che si occupa di oroscopo cinese, “avranno l’opportunità di essere accolti perché l’umanità non ha mai goduto di prospettive così eccellenti”. Parole quanto mai suggestive, significative se non fosse solo astrologia di bassa lega, dinanzi al caso che sta montando a Hong Kong. Nella ex colonia britannica, dal 1997 tornata sotto sovranità cinese come “zona amministrativa speciale” con ampi margini di autonomia sintetizzati nella formula “un Paese, due sistemi”, dall’ottobre dello scorso anno sono letteralmente scomparsi 5 uomini: Lee Bo, Gui Minhai, Lui Bo, Cheung Ji-ping e Lam Wing-kei, dipendenti di una casa editrice con libreria annessa. Un atto di censura e contro la libertà di espressione e di stampa di cui si accusa neanche tanto velatamente il governo cinese: gli scomparsi, i due soci e i tre dipendenti del negozio, sono infatti tutti legati alla casa editrice Mighty Current, specializzata in testi critici nei confronti di Pechino e del Partito Comunista.

Il mistero attorno al caso si infittisce dinanzi a due comunicati privi di una comprensibile logica, resi da alcuni degli scomparsi. Lee Bo è stato l’ultimo a far perdere le proprie tracce il 30 dicembre scorso dal magazzino della libreria a Causeway Bay, l’area dello shopping dell’isola di Hong Kong. Dalla denuncia della moglie è montato il caso sui media internazionali ma proprio allora è giunta una lettera scritta dall’uomo in cui tranquillizzava la famiglie dicendo di non essere stato rapito né arrestato ma di essersi recato di sua spontanea volontà a Shenzhen, prima città cinese oltre il confine, per collaborare a una indagine giudiziaria non ben specificata e coglieva inoltre l’occasione per criticare il co-proprietario della casa editrice, Gui Minhai, “dal punto di vista morale”. Al di là dei molti dubbi sui contenuti di tale messaggio e sulla piena libertà della dichiarazione resa, un altro elemento saltava agli occhi dei più: la lettera non era scritta in cinese-cantonese, usato comunemente a Hong Kong, bensì in mandarino. L’immediato ritiro della denuncia di scomparsa della signora Lee le è valso un incontro a porte chiuse col marito in un albergo cinese non ben specificato; un gesto che ha tentato di depotenziare una vicenda sollevata a livello internazionale dalla doppia cittadinanza britannica del signor Lee. L’International Publishers Association ha già assunto una posizione dura nei confronti di Pechino, non sono mancate le proteste degli attivisti britannici, e anche il governo di David Cameron si è detto “preoccupato” per la vicenda pur non assumendo toni più stringenti in nome di quella “golden decade”, decade d’oro, nelle relazioni con la Cina foriera di sostanziosi investimenti.

Anche l’altro co-proprietario della casa editrice, Gui Minhai, ha passaporto europeo: svedese, nello specifico. Sparito da ottobre quando si trovava in vacanza a Pattaya, in Thailandia, è riapparso in un videomessaggio trasmesso sulla televisione di stato cinese in cui dichiara di essersi consegnato spontaneamente alle autorità cinesi per rispondere a un reato commesso nel 2003 (una guida in stato di ebbrezza che era costata la vita a una ragazza per la quale era stato condannato a due anni di libertà condizionale, a cui si era sottratto anzitempo). Degli altri tre dipendenti della libreria non si ha invece alcuna notizia. Sembrerebbe la sceneggiatura di un film neanche di prim’ordine se non fosse la realtà dei fatti sinora emersi.

È necessario un altro elemento per meglio definire il movente che sta dietro a questa vicenda. La casa editrice Mighty Current pubblica soprattutto libri di gossip politici, volumi che in Italia acquisirebbero di diritto un posto in prima serata negli studi di Bruno Vespa, egli stesso autore di un analogo libro, e che invece in Cina sono proibiti. Titoli sensazionalistici, pettegolezzi non verificati, vicende sentimentali ed erotiche, scandali di qualunque genere la fanno da padrone nei volumi pubblicati dalla casa editrice in questione, molto amati dai turisti cinesi. Sarebbe probabilmente proprio la possibile stampa del libro “Xi Jinping e le sue sei donne” sulle vicende sentimentali del presidente cinese Xi Jinping prima del suo matrimonio con Peng Liyuan ad aver innescato i rapimenti.

Oltre al destino dei 5 uomini scomparsi, la vicenda ha determinato come immediata conseguenza l’altrettanta rapida sparizione di volumi o generi non apprezzati da Pechino per decisione di altre catene di librerie e di case editrici: una sorta di auto-censura per ovviare ai possibili rischi. Da mesi a Hong Kong si respira un’aria di grande inquietudine e l’attacco alle fondamentali libertà civili è evidente: come riporta Ilaria Maria Sala sulle pagine di “Internazionale”, “Hong Kong non è più il luogo sicuro dove nessuno deve temere di essere svegliato nel cuore della notte da spaventosi colpi alla porta”.

Miriam Rossi

Miriam Rossi (Viterbo, 1981). Dottoressa di ricerca in Storia delle Relazioni e delle Organizzazioni Internazionali, è esperta di diritti umani, ONU e politica internazionale e autrice di diversi saggi scientifici e di una monografia in materia. Attualmente impegnata nel campo della cooperazione internazionale, è referente per l’associazione COOPI Trentino e collabora con altre realtà del Terzo Settore a livello di formazione, progettazione e comunicazione.

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