Il Patriarca Kirill e la Chiesa russa che papa Francesco incontrerà

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Il Patriarca Kirill - Foto: Asianews.it

Chi è il patriarca Kirill, col quale il 12 febbraio si incontrerà Papa Francesco a Cuba? Eletto al soglio patriarcale 7 anni fa all’età di 63 anni, il patriarca Kirill è stato uno dei vescovi più giovani della storia della Chiesa russa, avendo ricevuto l’ordinazione episcopale otto mesi prima di compiere trent’anni, nonostante i canoni ecclesiastici prescrivano i trent’anni compiuti come età minima per l’episcopato. Kirill ha sempre promosso i giovani. Da vescovo ha curato personalmente la formazione dei seminaristi della sua diocesi, da presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato ha favorito gli studi all’estero, presso istituzioni cattoliche e protestanti, di giovani teologi e chierici. L’età media dei vescovi della Chiesa russa è notevolmente scesa sotto di lui.

Kirill è un uomo forte e deciso, senza dubbio un carattere primario. È un leader di natura, uno stratega: si direbbe un buon scacchista che sa prevedere le mosse dell’avversario e che quando fa una mossa ne ha già pensato altre due o tre. È un pragmatico, che governa dosando pesi e contrappesi. Sostenuto dalla corrente progressista della Chiesa e gradito all’intellighenzia laica prima di salire al soglio patriarcale, da Primate della Chiesa si è tenuto a uguale distanza da conservatori e progressisti. Si dice che del suo più diretto entourage facciano parte persone che spesso hanno gravi conflitti tra loro.

Nonostante tale pragmatismo, che potrebbe sembrare machiavellico, il patriarca Kirill è un uomo intuitivo, capace di scoprire i talenti degli altri e di metterli in luce. Ha carisma personale, grandi capacità relazionali e talenti di diplomatico, è un buon predicatore con innate doti retoriche, un ottimo oratore, capace di impressionare l’uditorio anche solo col tono della voce.

La Chiesa russa ha un episcopato molto giovane e il numero dei vescovi negli ultimi anni è notevolmente aumentato. Il patriarca Kirill si è fatto promotore di una seria riforma istituzionale. Ha diviso la maggior parte delle diocesi e formato circoscrizioni metropolitane che raggruppano sotto la supervisione di un metropolita un certo numero di diocesi limitrofe, ognuna delle quali ha un suo vescovo ordinario. Ha inoltre ordinato un numero notevole di vescovi vicari.

Sua Santità impugna con grande fermezza le redini della Chiesa. Molti ritengono che egli abbia possibilità di governo che nessun altro capo della Chiesa russa ha mai avuto. E questo non tanto per il fatto che oggi lo Stato non pone limitazioni all’operato della Chiesa, quanto piuttosto per la totale assenza di qualsiasi opposizione interna. Degli otto membri effettivi del Sacro Sinodo, la struttura permanente di governo della Chiesa russa, solo due ne facevano parte già prima che Kirill diventasse patriarca. Dei circa 380 vescovi attualmente in carica nella Chiesa russa, quasi la metà lo sono diventati sotto Kirill.

Il patriarca ha creato nuovi organi di governo della Chiesa. Accanto al Sacro Sinodo (che governa ordinariamente), al Concilio dei vescovi (che per statuto si riunisce ogni quattro anni) e al Concilio locale (formato anche da rappresentanti del clero, dei monaci e dei laici e che si riunisce solo per l’elezione del patriarca), per iniziativa di Sua Santità sono nati altri due organi di governo: il Consiglio ecclesiastico supremo (sorta di Consiglio dei ministri, di cui fanno parte tutti i capi delle strutture centrali della Chiesa) e la Commissione interconciliare (organo consultivo di esperti dei vari settori della vita della Chiesa). Alle riunioni del Consiglio ecclesiastico supremo non può presenziare nessun estraneo e le discussioni che vi si svolgono sono tenute segrete; la Commissione interconciliare sottopone invece i progetti dei propri documenti alla discussione pubblica, anche attraverso internet.

Tutte le strutture di governo sono di diritto presiedute dal patriarca. Egli in questi anni ha più volte modificato e riformato quelli che possono essere considerati i dicasteri della Chiesa russa (chiamati Dipartimenti, Commissioni, Comitati, Direzioni), ristrutturandoli, abolendone alcuni e creandone dei nuovi e ridistribuendone i compiti. La direzione del personale delle strutture centrali della Chiesa è nelle sue mani, Sua Santità personalmente assume e licenzia ogni collaboratore.

Il patriarca Kirill ha così creato la sua Curia, molto più forte e centralizzata di quanto non fosse prima. Il Primate della Chiesa russa è vescovo della città di Mosca e della regione che la circonda. La diocesi urbana è divisa in dieci vicariati, ognuno dei quali comprende diversi decanati; solo per la città, il patriarca ha 23 vescovi vicari (tra effettivi e solo portanti il titolo di vicario patriarcale), per la diocesi suffraganea, altri sei. L’amministrazione patriarcale conta una quarantina soltanto di monache, più qualche vescovo, decine di monaci, sacerdoti e laici a servizio di Sua Santità; un’altra segreteria si occupa della diocesi di Mosca.

Il patriarca Kirill è figlio spirituale, ovvero discepolo, del metropolita Nikodim, che era noto per la sua apertura ecumenica e in particolare per la sua prossimità alla Chiesa cattolica. Nikodim morì in Vaticano nel settembre 1978 tra le braccia di Papa Giovanni Paolo I per un infarto, mentre era in visita di congratulazioni dal Papa per l’intronizzazione, avvenuta due giorni prima. Il Giornale del Patriarcato di Mosca, organo ufficiale della Chiesa russa, scrisse allora che “il Papa pronunciò le preghiere in articulo mortis e la formula di remissione dei peccati. Sopraggiunse il segretario di Stato, cardinale Jean Villot, ed anche egli pregò dinanzi alla salma del metropolita”.

Il metropolita Nikodim allevò un’intera generazione di chierici, generalmente aperti al dialogo coi cattolici, molti dei quali divennero vescovi e costituivano un gruppo di grande importanza e abbastanza compatto all’interno dell’episcopato russo degli anni ’80 e ’90. Kirill era uno dei più giovani rappresentanti di tale gruppo. Dal 1975 membro del Comitato centrale del Consiglio ecumenico delle Chiese, nel 1989 l’arcivescovo Kirill fu posto a capo del Dipartimento per le relazioni esterne del patriarcato. Molti pensarono allora che per le reazioni tra Chiesa russa e Chiesa cattolica si sarebbe aperto un capitolo luminoso. Le cose andarono invece diversamente. In Ucraina i conflitti tra ortodossi e greco-cattolici si facevano ogni giorno più seri, in Russia la Chiesa cattolica di rito latino dispiegava strutture sproporzionate al reale numero dei cattolici russi. Nel 1991 il metropolita Kirill effettua una visita di lavoro in Vaticano dove ha colloqui con i vertici della Chiesa cattolica. Solo rientrato a Mosca apprende dai giornali che la Chiesa cattolica ha appena stabilito l’apertura di due Amministrazioni apostoliche in Russia.

Tanti ritengono che nella sua riforma istituzionale dell’amministrazione ecclesiastica il patriarca Kirill si ispiri al modello cattolico: curia, centralizzazione, ecclesiologia piramidale, gestione autoritaria della Chiesa. Occorre dire che proprio questa è la rappresentazione mentale che molti chierici russi hanno della Chiesa cattolica: una monarchia assoluta che poggia saldamente sulla ferrea sottomissione dei sudditi. Quest’idea non corrisponde alla realtà della Chiesa cattolica dopo il Concilio Vaticano II. Ancor più essa si scontra con la riforma che Papa Francesco sta attuando, i cui punti salienti sono la decentralizzazione, la maggior partecipazione della periferia alla gestione della Chiesa, la sinodalità, la trasparenza. E ancora: il dialogo a ampio raggio, l’uscita della Chiesa verso le periferie esistenziali, il superamento di certa autoreferenzialità, l’ammissione di errori compiuti da ecclesiastici e la richiesta di perdono per essi, la misericordia nei confronti degli ultimi, peccatori, emarginati…

Negli ultimi tempi si ha l’impressione che le due Chiese si trovino a vivere due esperienze opposte, ma speculari. La Chiesa cattolica, che è strutturata come una monarchia, sempre più cerca la sinodalità. La Chiesa ortodossa, per la quale la sobornost’ è un concetto chiave della sua ecclesiologia, e che ha sempre ritenuto la ricezione delle decisioni prese dalla gerarchia da parte della pienezza del popolo di Dio un criterio discriminante, sembra scivolare verso una gestione rigida dell’autorità. Si direbbe che ognuna delle due tradizioni stia facendo dello stato de jure dell'altra il proprio stato de facto. Questo, visto nel positivo, può indicare che, davvero, esse necessitano l’una dell’altra.

Negli ultimi tempi all'interno della Chiesa russa si fanno sempre più forti le voci di scontento, da parte di molti chierici e laici, per certo dispotismo dei vescovi, soprattutto giovani. Molti deplorano una tendenza di burocratizzazione della Chiesa. A questo si sono aggiunti episodi spiacevoli che costituiscono sempre più chiari segnali di un degrado morale da parte di rappresentanti del clero: corruzione, carrierismo, favoritismi, nepotismo. La Chiesa è molto ripiegata su se stessa, poco interessata al dialogo con la società esterna e incapace di realizzarlo, sempre più in conflitto con l’intellighenzia laica, il mondo della cultura, del business, della scienza.

Ci resta da augurarci che l’incontro del Patriarca Kirill con Papa Francesco, oltre che per le relazioni tra le due Chiese, possa avere conseguenze anche per la vita interna della Chiesa Ortodossa russa. 

Da Asianews.it

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