Il Parco fotografico del Trentino: promozione, bellezza, sostenibilità

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Mettete delle scuole superiori, e mettete l'idea di creare un parco fotografico per promuovere un territorio, in un'ottica di sostenibilità. A questo unite la visione di un'Accademia che si occupa di questi temi: ora avete tutti gli elementi per comporre un puzzle fatto di natura, turismo, competenze e giovani.

Raccontare la bellezza delle montagne del Trentino e stimolare l'offerta turistica con un occhio alla conservazione ambientale: questo il progetto del Parco Fotografico di cui vi avevamo parlato lo scorso autunno. A grande sorpresa per diffondere l'iniziativa non ci si è rivolti ai “soli” turisti, ma anche alle scuole del territorio, attraverso gli studenti di tre istituti territoriali: tecnico turistico del Pilati di Cles (Val di Non), Gardascuole di Arco (zona del Garda) e de Carneri di Civezzano (Trento). In collaborazione con l'Accademia della Montagna i ragazzi a fine maggio hanno organizzato una tavola rotonda / lezione partecipata dal titolo “La narrazione turistica per immagini – Il Parco Fotografico del Trentino”. Un bel modo per creare competenze ed aumentare la consapevolezza dei giovani non solo rispetto alle loro potenzialità, ma anche a quelle del territorio che abitano. A coordinare l'organizzazione del convegno la studentessa Roberta Bortolon, che abbiamo intervistato.

“Rispetto all’ipotesi originaria del classico convegno ci è sembrato più utile prevedere un format che valorizzasse il pubblico, cioè gli studenti, più che gli oratori, i quali sono di fatto lo strumento di un’azione didattica e formativa” comunicano gli studenti che hanno coordinato l'iniziativa. E proseguono: “siamo giunti a questa determinazione dopo un confronto con la classe: le ragazze ed i ragazzi erano preoccupati all’idea che la mattinata potesse svolgersi secondo il cliché tradizionale del convegno frontale, durante il quale gli studenti finiscono invariabilmente per accovacciarsi nelle poltroncine, comunque soddisfatti per aver perso qualche ora di scuola. Abbiamo quindi deciso di chiamarla “lezione partecipata” perché l’obiettivo è, sulla falsariga degli interventi che Alberto Bregani (l'ideatore del progetto del Parco Fotografico, ndr) ha tenuto nelle classi coinvolte nel progetto, quello di trascorrere due ore durante le quali agli studenti si aprano scenari e stimoli nuovi, sia sul piano degli strumenti di promozione turistica che su quello dei linguaggi”. E non di soli relatori, in effetti, è vissuta la lezione partecipata: durante la lezione partecipata a questi si sono unite anche le presentazioni dei lavori svolti dagli altri istituti e mirati a valorizzare il territorio trentino dal punto di vista turistico.

Roberta, che lavori hanno portato gli altri studenti?

I ragazzi dovevano prepararsi ed esporre in maniera digitale o creativa un territorio a scelta. C'è chi invece di parlare di un territorio ha deciso di portare delle attività per il tempo libero: ad esempio l'istituto di Arco ha parlato di windsurf mentre c'è stato qualcuno che ha invece si è concentrato sul territorio con delle zone limitrofe che anche noi non conoscevamo.

Come sei stata coinvolta?

Un giorno il professor Apuzzo (un relatore del convegno ma anche un docente che segue alcuni interventi puntuali nella scuola, ndr) ci ha detto che ci voleva coinvolgere nella parte organizzativa del convegno. Con lui abbiamo fatto un percorso su come si crea un evento e da lì abbiamo eletto chi poteva essere il coordinatore di questa attività. Ci siamo proposti in tre e poi gli altri studenti hanno scelto me. È stato anche abbastanza impegnativo, non avendo mai fatto niente del genere mi sono dovuta mettere a tavolino per capire chi voleva fare quali attività: creare il volantino, allestire teatro...mi sono occupata di distribuire i compiti ai vari gruppi.

Cioè?

Abbiamo dovuto occuparci di tutto: chiamare il Comune per chiedere il teatro, pensare al buffet con i tavoli, fare i cartelloni da appendere con l'evento... abbiamo anche creato una mail apposta e l'abbiamo inviata agli assessori, alle Agenzie di Promozione Turistica – a tutte le persone che avevano a che fare con il turismo. Abbiamo lavorato sulla parte informatica e c'era qualcuno che seguiva la registrazione con le telecamere. Poi durante l'evento c'era chi era responsabile del buffet e si occupava di portar fuori da mangiare e chi si occupava dell'accoglienza – quando arrivava un ospite si chiedeva il nominativo e si dava il catalogo sulla sessione giornaliera.

Come hanno reagito gli altri ragazzi?

All'inizio erano un po' tutti spaesati ed incerti – come me d'altronde – nel senso che non avendo mai fatto un lavoro del genere non sapevamo come iniziare o come impostarlo. Ovviamente abbiamo dovuto capire come fare. Eravamo comunque molto contenti di metterci in gioco nei vari ambiti. Devo dire che ci siamo trovati molto bene a lavorare insieme: ognuno ha fatto la sua parte. C'è chi si è preso l'impegno anche di lavorare in ore extrascolastiche. La scuola, anche il con il professor Scalfi (dirigente scolastico dell'Istituto de Carneri, ndr) ci ha aiutato molto, dandoci tante ore per immergerci in questo progetto.

Cosa ti sei portata a casa da quest'esperienza?

Bella domanda! All'inizio c'era la battuta del “se va male è colpa tua” però alla fine è andato tutto molto bene ed anzi, abbiamo ricevuto i complimenti dalle scuole, dai professori. Credo che oggi sono molto più sicura in un ambiente organizzativo. Ho scoperto caratteristiche che non sapevo di avere: saper gestire più gruppi contemporaneamente senza problemi o riuscire a chiamare in giro per capire come gestire il tutto. E poi il fatto di interagire di più i compagni di classe e lavorare insieme, che è una delle cose più belle che si possa fare in una classe - vedere che alla fine c'era una soddisfazione a livello generale.

Tracciando un piccolo bilancio: l'aspetto più positivo e quello più negativo?

Negativo può essere magari il fatto che sono riuscite a venire solo una quindicina di persone esterne alle scuole... sennò di negativo non c'è niente. Comunque siamo riusciti a far arrivare a tutti il messaggio, anche a quelli che non potevano venire.

La cosa bella è che organizzare una tavola rotonda era come se fosse una lezione con gli studenti. I relatori erano sotto il palco, e quindi c'era molta interazione tra loro e gli studenti stessi. Ho visto molto coinvolgimento. Tutti hanno voluto interagire anche durante l'esposizione. Nei lavori si sono impegnate tutte le scuole, e si sono fatti i complimenti a vicenda. I professori erano orgogliosissimi. Io sono contenta perché ho visto che a livello evento ed organizzativo è andato tutto bene. I temi trattati sono arrivati, e di solito nelle scuole non si affrontano o non in questo modo. Anche i relatori che hanno collaborato erano contenti di venire e portare le loro conoscenze insieme alle scuole.

Novella Benedetti

Classe 1980 - in Italia ha vissuto tra Trento e Trieste, all'estero si è divisa tra Americhe (Stati Uniti, Colombia, Argentina, Cile, Costa Rica) ed Europa (Scozia, Irlanda, Paesi Baschi, Kosovo, Germania). La sua passione sono le lingue come strumento per entrare in contatto con l'altro; di mestiere è coach e formatrice, lavora a vario titolo nel terzo settore e dal 2014 è giornalista pubblicista. Ha realizzato anche vari lavori video, tra cui "Non si può vivere senza una giacchetta lilla", proiettato al Trento Film Festival.

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