Il Doha Round è morto

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Foto: Nigrizia.it

«Tutti insieme appassionatamente». «Ognuno per sé». «La legge del più forte». Non sono solo titoli di film del passato, di qualche successo. Ma anche modi differenti di vedere il mondo e la sua realtà, se applicati alle politiche per la liberalizzazione degli scambi.

A metà dicembre, si è svolta a Nairobi la 10ª conferenza dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc). Ed è stato un flop. Che ha messo la parola fine al processo di multilateralismo commerciale, l’idea di poter scambiare merci tra nazioni senza dazi e barriere tariffarie, con regole uguali per tutti.

Ci hanno pensato gli Stati Uniti a far fallire i negoziati di Nairobi e a sancire formalmente, dopo 15 anni di trattative, la fine del cosiddetto Doha Round, i negoziati multilaterali per la liberalizzazione del commercio internazionale, lanciati all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001, che avrebbero dovuto favorire la crescita dei paesi meno ricchi. Michael Froman, il capo delegazione Usa, alla vigilia dell’incontro di Nairobi, in un’intervista al Financial Times ha sentenziato, senza troppi giri di parole: «Il Doha Round è morto», seppellendo ogni speranza già prima di cominciare. Avanti in ordine sparso, quindi. La logica del più forte vince. E i più deboli si devono adattare alle regole imposte da chi tiene il banco.

Il karma dei nuovi soloni del realismo globalizzato sono gli “accordi commerciali bilaterali”. Intese a due, con uno che tira e l’altro che firma con una mano, attaccato al cappio con l’altra. Acronimi poco conosciuti ancora – Tpp, Ttip, Nafta… ? che incideranno sulle vite delle persone nel mondo occidentale e in quello in via di sviluppo. Un modo di mettere assieme gruppi di paesi affini, vista l’impossibilità di trovare un’intesa tra i 163 paesi membri dell’Omc.

Ma fino a che punto hanno pesato gli egoismi delle potenze occidentali? Alla Conferenza di Nairobi, malgrado il prolungamento dei negoziati di 24 ore, i 163 paesi partecipanti non hanno potuto fare altro che costatare il disaccordo totale. La dichiarazione finale riconosce che certi stati membri sono «pienamente determinati» ad andare fino in fondo nel Doha Round, ma altri considerano ormai che «siano necessari nuovi approcci per ottenere dei risultati significativi nelle negoziazioni multilaterali». Tradotto: ognuno per sé con accordi bilaterali o regionali. Non fa niente se nel frattempo l’Africa ha adottato un progetto per la creazione di un Mercato unico.

Il capo delegazione americano preferisce gli accordi bilaterali, spesso a proprio vantaggio, a un accordo multilaterale, troppo complesso e con troppi attori non protagonisti. Così lui nel fallimento del Doha Round vede l’inizio di una nuova era: «Se le opinioni restano divergenti tra i paesi membri dell’Omc, è chiaro che la strada di una nuova era per l’Omc si è aperta a Nairobi».

La verità è che da domani nei trattati commerciali con i paesi più deboli, gli schemi iniqui stabiliti dalle grandi potenze – Stati Uniti, Cina, India, Russia – la faranno da padroni. Punto. A Nairobi ci si è accordati solo per l’eliminazione delle sovvenzioni all’export per i prodotti agricoli a partire dal 2018. «Un risultato significativo» secondo Roberto Azevedo, direttore generale dell’Omc. E per Cecilia Malmström, commissaria Ue al commercio: «È quello che volevamo. Un buon accordo per i paesi in via di sviluppo».

Il mancato raggiungimento della liberalizzazione per il commercio multilaterale implica che il mondo ha perso i guadagni commerciali che avrebbe potuto ottenere da un trattato efficace. Ma non solo: il fallimento del Doha Round fermerà la liberalizzazione del commercio multilaterale negli anni a venire, come ha rilevato l’economista Jagdish Bhagwati.

Il Doha Round, infatti, si proponeva di riformare in profondità, su una base multilaterale, il sistema commerciale internazionale riducendo le barriere doganali e unificando le regole per gli scambi. Ma negli ultimi anni, diversi paesi, Stati Uniti in primis, hanno preferito andare avanti da soli e negoziare degli accordi bilaterali al di fuori dell’Omc. Forse anche in ragione della governance elefantiaca dell’Omc con sede a Ginevra, dove anche il più piccolo dei paesi membri ha il potere di veto e di bloccare l’intero negoziato.

Con il risultato che oggi l’Omc è debolissima. Ha solo 20 anni di vita, ma somiglia di più a un vecchio che si trascina, senza forza, al termine del suo cammino.

Da Nigrizia.it

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