Il Cile dell'Inter Press Service

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Foto: F. Pipinato ®

Roberto Savio ha ricevuto il 23 gennaio 2018 un importante riconoscimento dalla Presidente del Cile Michelle Bachelet dalle mani dell'ambasciatore cileno in Roma Fernando Ayala per il contributo alla democratizzazione del Cile. Roberto Savio, già portavoce di Aldo Moro, presidente emerito di IPS (Inter press service) e fondatore di tantissime altre organizzazioni, ha prima amichevolmente ironizzato sul riconoscimento che viene dato dopo 40 anni e poi espresso alcuni concetti cari a Unimondo. In questo articolo riassumiamo alcune sue dichiarazioni.

L'intervento di Savio è stato salutato dall'ambasciatore Ayala che ricordò non solo il coraggio dei “giornalisti che ribaltarono il mondo” ma anche il loro attivismo nel salvare fisicamente persone destinate, altrimenti, a sparire nelle carceri. Savio: “L'America Latina è stato il territorio di sperimentazione per il passaggio dalla cooperazione / multilateralismo al pensiero unico. Non è un caso se oggi i Capi di Stato sono più interessati alle passerelle di Davos che al Palazzo di Vetro. E' venuto meno un mondo, con tutti i limiti che ben conosciamo, fatto di pensiero, sogni, libertà, autodeterminazioni, cammini rivoluzionari come Cuba o sperimentazioni come il Cile di Salvador Allende. IPS fu presente dal 1973 sino al 1986 con molti giornalisti di alto livello che in qualche modo contribuirono al disvelamento della pluriennale campagna di fango orchestrata dalla dittatura che ebbe prima, durante e dopo il colpo di Stato l'appoggio degli USA di Nixon e Kissinger. Un giorno venni convocato da alcuni militari, poi responsabili del colpo di stato, i quali mi bloccarono un giorno intero in caserma sotto minaccia di smetterla di narrare il Cile. Risposi che continuerò ad inviare giornalisti ufficialmente o ufficiosamente. Non fu coraggio ma incoscienza in quanto non sapevo cosa sarebbe successo da lì a poco: 11 settembre 1973 con il bombardamento del “Palacio de la Moneda”.

Nel ringraziare tutto il mio team voglio qui ricordare il ruolo “eroico” di un tecnico, un telescriventista di nome Lucho Jara. Si, perchè allora, v'era la telescrivente per mandare i dispacci. Ebbene, nonostante le minacce che ricevetti e ricevemmo come gruppo Lucho riuscì a mandare notizie, bypassando la censura, facendo una sorta di rassegna stampa sulle contraddizioni della dittatura in Cile. Rassegna che fu ripresa da diverse testate internazionali e anche da Radio Mosca.

Prima del colpo di stato il Cile era di gran lunga più democratico del paese dal quale provenivo: Argentina. Pensate che in campagna elettorale i contendenti Radomiro Tomic e Gabriel Valdés fecero il bagno assieme nella spiaggia di Algarobbo. (solo loro avrebbero potuto fare il bagno a quelle temperature; noi saremmo morti da tempo). V'immaginate i candidati premier fare il bagno assieme in Italia in vista del 4 marzo? La caduta di Allende ha messo la parola fine all'alternativa prospettata a Cuba, alla teologia della liberazione brasiliana, al nuovo mondo che arrivava. E arrivò un altro mondo; univoco: la scuola economica di Chicago di Milton Friedman, l'alleanza tra i governi militari latinoamericani, la fine degli idealismi, della giustizia ma soprattutto del pensiero. Chi pensa più?

In Cile non si stavano accorgendo che fu l'inizio di una nuova epoca: il Consenso di Washington, la Caduta del Muro di Berlino, la terza via di Tony Blair, la Conferenza di Ipalmo a Milano ((Istituto per le relazioni tra l' Italia e i paesi dell'Africa, America Latina e Medio Oriente). Ricordo bene un segretario del WTO (Oragnizzazione Mondiale del Commercio), di cui non faccio il nome, affermare: “vi sarà solo un mercato e la globalizzazione porterà benefici a tutti. A cascata! Non sarà più necessaria la cooperazione”. Io mi permisi di contraddirlo pubblicamente. La perdita di vision, di valore porta oggi l'Italia ad impiegare 30 miliardi per salvare quattro banche e relativi risparmiatori ma solo un paio di miliardi per le politiche giovanili. E' quindi “normale” per un giovane non riconoscersi in un paese che applica sconti ovunque per gli anziani (treni, teatri, cinema) e prezzo pieno per i giovani che non possono guadagnare. Oggi abbiamo la Brexit, i Trump, gli Orban, Bratislava che segue l'Austria solo perché non abbiamo creato un mondo per i giovani. Il Nazionalismo non è solo in US, Cina, India, Giappone, Filippine ma in Turchia, Russia, nei grandi Laghi africani.

Dalla caduta del Muro di Berlino – 1989 – vi sono stati vent'anni di cupidigia. Dalla crisi del 2008 sono dieci anni di paura grazie anche ai nostri interventi per civilizzare il mondo: da Sarkozy in Libia a tutti noi in Iraq. In Arabia mandiamo bombe e riceviamo gli immigrati dello Yemen. In Siria sono 400.000 i morti ammazzati e 6 milioni i rifugiati; una guerra in cui 8 nazioni stanno combattendo tra loro sino all'ultimo siriano. Viviamo in un’economia postcapitalistica nella quale si dà per normale che 8 persone (423 un lustro fa) abbiano la stessa ricchezza di un terzo del pianeta (2,3 miliardi di persone). I ricchissimi determineranno il futuro di questa terra e saranno i politici di domani.

Dobbiamo guardarci bene dal ritorno dei cavalli dell'Apocalisse: Dio, Patria e Denaro. Perché nel loro nome si è pronti a qualsiasi cosa. Io sono qui testimone che i governi del Cile di Frei e Allende nacquero da un programma di speranze e impegni. La notte nera della dittatura venne, e dovremmo ricordarci la lezione, evitando sempre “l'uomo della provvidenza” di cui parla Papa Francesco.

Fabio Pipinato

Sono un fisioterapista laureato in scienze politiche. Ho cooperato in Rwanda e Kenya. Rientrato ho curato la segreteria organizzativa dell'Unip di Rovereto. Come primo direttore di Unimondo ho seguito la comunicazione della campagna Sdebitarsi e coniato il marchio “World Social Forum”. Già presidente di Mandacarù sono oggi presidente di Ipsia del trentino (Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli) e CTA Trentino (Centro Turistico Acli) e nel direttivo di ATAS. Curo relazioni e piante. 

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