I movimenti sociali rurali criticano l'Accordo di Parigi

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Anche questo anno un gruppo di giovani studenti trentini dell'Agenzia di Stampa Giovanile nell'ambito del progetto "Giochiamoci il Pianeta", accompagnato da alcuni ricercatori e insegnanti, parteciperà e racconterà la Conferenza Internazionale dei giovani sul Clima (COY13) e la Conferenza ONU sul Clima (COP23) dal 2 al 17 novembre a Bonn in Germania. Dal loro lavoro di inviati è nato questo articolo.

Dal 6 al 17 novembre la COP23 radunerà nella vecchia capitale tedesca circa 20 mila persone da più di 200 Paesi del mondo. Oltre ai negoziati la conferenza offre spazio anche a numerosi eventi paralleli per promuovere l’agenda della società civile e dei movimenti popolari normalmente esclusi dai negoziati ufficiali.  Uno dei principali obiettivi della COP23 è stabilire meccanismi e processi di valutazione e di controllo per i Paesi che si sono impegnati nell’Accordo Globale sul Clima (2015) per ridurre le emissioni di gas serra e contrastare gli effetti del riscaldamento globale. 

Tuttavia, durante il side event dal titolo "L’agro-ecologia contadina alimenta le persone e raffredda il pianeta", i rappresentanti delle organizzazioni contadine provenienti da diverse regioni del mondo hanno messo in dubbio l’efficacia dell’Accordo e hanno condiviso le esperienze di resistenza e resilienza vissute con il sistema dell’agro-ecologia . "Siamo consapevoli che l’agro-ecologia è una vera e concreta risposta ai problemi dei cambiamenti climatici, così come ai modelli agricoli convenzionali, industriali e sfruttatori", ha affermato JesusVázquez, rappresentante dell’Organizzazione Boricuá di Agricoltura Ecologica in Porto Rico e membro della Via Campesina dei Caraibi. Nel mese di settembre Porto Rico è stato colpito dall’uragano Maria che ha lasciato l’80% della popolazione senza elettricità per un mese, circa 1.5 milioni di persone senza l’accesso all’acqua potabile e 5.300 senza tetto. " Occupare spazi come la COP è moltoimportante per denunciare, resistere e dare visibilità agli effetti climatici ", ha affermato Jesus. Il cambiamento climatico, causato dalle attività umane, ha infatti grande influenza sul potenziale devastante delle catastrofi ambientali.

Accordo di Parigi: gli obiettivi volontari non saranno sufficienti

Entro il 2015 l’Accordo di Parigi ha fissato una soglia massima di 2°C di aumento delle temperature medie rispetto ai valori preindustriali che impone pertanto un limite massimo alle concentrazioni dei gas serra presenti in atmosfera. Pertanto l’Accordo ha come grande sfida quella di monitorare l’evoluzione delle emissioni di gas a effetto serra in ciascun Paese. Tuttavia, anche se ben intenzionato, il documento non indica quali settori produttivi ed economici dovrebbero essere più regolati, ossia, quelli con una maggior responsabilità nelle emissioni di gas a effetto serra. Inoltre, ogni azione a favore della tutela dell’ambiente mette dei limiti sui settori industriali e aziendali. La regolamentazione internazionale delle attività di settori specifici ridurrebbe il fatturato e il prodotto interno lordo (PIL) di quasi tutti i Paesi. Il Brasile, ad esempio, dovrebbe limitare la produzione del settore agroalimentare e dell’industria petrolifera, entrambi di grande influenza e potere politico nel Paese.

L’Agro-ecologia come risposta ai cambiamenti climatici

D’altra parte, i movimenti sociali rurali affermano che i cambiamenti strutturali nel settore alimentare sono la risposta più rapida e concreta per affrontare i cambiamenti climatici e garantire uno sviluppo sostenibile. Il settore agricolo emette tra 5,2 e 5,8 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente l’anno - la terza più importante fonte di emissioni dopo il settore energetico e i trasporti - secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). Il Brasile è il secondo più grande emettitore nel settore agricolo dopo la Cina (circa 12%delle emissioni) con quasi il 10% del totale delle emissioni globali.  "Il sistema alimentare industriale, compresa la produzione, l’imballaggio e la distribuzione, è responsabile di circa il 50% delle emissioni globali di gas a effetto serra. Ciò significa che il sistema ha un grande potenziale di riduzione delle emissioni, ma non se lo facciamo in una logica commerciale ", ha detto il rappresentante della Confederazione dei Contadini di Francia nel suo intervento.Come soluzione i movimenti sociali rurali propongono l’implementazione dell’agro-ecologia e della produzione biologica, che, oltre al già comprovato contributo nel soddisfare le sfide della sostenibilità agricola, costituiscono anche una forma di organizzazione e resistenza.  "Il nostro modello di agro-ecologia è un modello di politica pubblica", afferma il rappresentante della Confederazione dei Contadini di Francia. Il modello aumenta in modo sostenibile i redditi agricoli, rafforza la resilienza dei prodotti ai cambiamenti climatici e può ridurre le emissioni di CO2. " Abbiamo un’esperienza concreta con l’agro-ecologia e sappiamo che può funzionare. Possiamo farlo, perché questa è la parte pratica, più che tecnica o di negoziazione".

Diversità nella partecipazione negli ambiti negoziali

Una delle principali critiche della società civile rispetto ai trattati internazionali sull’ambiente è l’esclusione degli attori emarginati dai negoziati ufficiali, come i Paesi del sud, le comunità indigene e tradizionali, le donne ed i movimenti di base. " Nell’ambito dei negoziati le nostre voci non vengono ascoltate, per questo abbiamo bisogno di stabilire partnership con la società civile", ha dichiarato il rappresentante della Confederazione dei Contadini di Francia. I rappresentanti dei movimenti sociali rurali presenti hanno affermato che la mancanza di consapevolezza della situazione globale rende difficile affrontare i cambiamenti climatici. È necessario portare le persone che vivono e lavorano in campagna più vicine alla discussione sulle politiche pubbliche per lo sviluppo sostenibile e l’ambiente. "Stiamo combattendo, ma l’agricoltura è il bersaglio più frequentemente colpito negli accordi internazionali in materia di ambiente", ha concluso il rappresentante della Confederazione. La COP23 può non fermare i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale, ma è una grande opportunità affinché i movimenti sociali si possano organizzare e possano promuovere le proprie idee al di fuori dalle sale dei negoziati. Oltre a combattere per lo sviluppo sostenibile del pianeta, è necessario anche combattere per le opportunità di partecipazione della società civile sempre più scarse nell’attuale situazione politica internazionale. 

Paula Bonfatti dell'Agenzia di Stampa Giovanile

Progetto di educazione alla cittadinanza globale "Giochiamoci il Pianeta" è promosso dall'Associazione Viração&Jangada con il finanziamento della Provincia Autonoma di Trento e la collaborazione di Fondazione Fontana e Unimondo.

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