I diritti degli omosessuali in un mondo diviso

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I vescovi meditano – Foto: fokussiert.com

Dopo alcuni anni di relativa calma, in Italia si ricomincia a parlare dei diritti delle coppie omosessuali. Lo si deve principalmente a due figure molto diverse tra loro: il sindaco di Bologna, Virginio Merola, ed il Vescovo di Roma, Jorge Bergoglio o Papa Francesco. Questi due personaggi hanno imposto all’attenzione delle rispettive platee il tema, da sempre estremamente controverso, delle unioni omosessuali.

In luglio il primo cittadino del capoluogo emiliano ha firmato un decreto comunale per riconoscere i matrimoni delle persone dello stesso sesso che si sono sposate all’estero. La direttiva ha provocato l’opposizione del prefetto e del Viminale, che reclama la competenza dello Stato su questa materia. Intanto, però, altri sindaci hanno seguito l’esempio di Bologna. Il caso più eclatante è stato il gesto del sindaco di Roma Marino di firmare di proprio pugno e in pompa magna la trascrizione di matrimoni gay contratti all’estero: semplici autografi per il ministro Alfano, gesti altamente simbolici e di valenza formale per l’ex chirurgo, cattolico, “obiettore” di firma, primo cittadino della capitale.

Nel frattempo, il 18 ottobre è stata presentata la relazione finale del Sinodo dei vescovi, l’assemblea rappresentativa di cardinali e vescovi della chiesa cattolica, che quest’anno era stata riunita in seduta straordinaria per discutere “Le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”. L’attenzione rivolta alla sessualità e l’apertura alle coppie omosessuali, presente nel documento intermedio redatto a metà dei lavori, aveva sorpreso molti osservatori. Infatti il testo finale non presenta grandi novità.

Entrambe le iniziative sono state di fatto fermate. I sindaci di Bologna e Roma sono stati subito bloccati dal ministro dell’interno Angelino Alfano e dai prefetti di Bologna e Roma che, in applicazione della legge, sono intervenuti per annullare il riconoscimento delle unioni omosessuali. Dall’altra parte del Tevere, benchè la relazione del Sinodo sia stata approvata, i vescovi conservatori hanno respinto i capitoli relativi all’apertura verso gli omosessuali, che pur essendo approvati dalla maggioranza relativa dei vescovi, non hanno raggiunto i due terzi dei voti necessari per l’adozione finale. Nonostante questi ostacoli, tuttavia, l’attivismo dei sindaci e del Papa ha riaperto un dibattito che era stato sopito dopo il tira-e-molla su Pacs, Dico e DiDoRe tra 2006 e 2008. In particolare Francesco, intervenendo più volte e a sorpresa durante il Sinodo, alla fine ha esaltato la franchezza con cui sono stati condotti i lavori, aprendo spiragli inediti che si vedrà come verranno concretizzati durante i mesi precedenti al Sinodo ordinario (e decisivo) in programma fra un anno. Questo afflato riformista proveniente dal Vaticano ha dato la stura a chi, in Parlamento, si batteva affinchè l’Italia si dotasse di leggi più “europee” in questi ambiti.

Questo succede mentre una ricerca di Demos ha rivelato che per la prima volta oltre la metà delle famiglie italiane è favorevole alle unioni gay. Lo stesso sondaggio, condotto un anno fa, aveva registrato un 52% di contrari e un 41% di favorevoli. Oggi le proporzioni si sarebbero capovolte, con il 42% di contrari e il 55% di favorevoli. Sembra che in Italia si stia lentamente superando l’idea per la quale l’omosessualità rappresenta un comportamento immorale o una deviazione patologica dei gusti e dei comportamenti sessuali ritenuti normali.

Tuttavia, se le attitudini sociali degli italiani stanno cambiando, le leggi del nostro Paese restano ancora arretrate rispetto alla maggior parte degli altri Paesi occidentali, dove è ormai considerato socialmente inaccettabile essere omofobi. In sette stati, Danimarca, Francia, Islanda, Norvegia, Paesi Bassi, Svezia e Stati Uniti l'omofobia è punita come reato con sanzioni pecuniarie e in alcuni casi carcerarie. In oltre trenta stati al mondo i matrimoni gay o le unioni civili sono legalmente riconosciute e il sesso tra omosessuali è legale in almeno 113 stati. Si tratta di un cambiamento piuttosto rapido: fino al 1950 il sesso tra gay era illegale ovunque.

Tuttavia, nonostante gli sviluppi recenti in molti stati occidentali, le differenze globali in materia di legislazione per le coppie omosessuali rimangono enormi. Cinque stati puniscono l’omosessualità con la pena di morte, l’Iran con l’impiccagione e l’Arabia Saudita con la lapidazione. In 78 stati al mondo il sesso tra gay è considerato illegale e in molti di questi paesi sono state recentemente approvate leggi per rendere la vita degli omosessuali ancora più difficile. Molte di queste misure sono una reazione alla diffusione dei diritti per gli omosessuali in occidente. Le leggi mirate a marginalizzare la comunità omosessuale in Russia, ad esempio, servono a Vladimir Putin a marcare una profonda differenza rispetto al blocco occidentale, soprattutto in questo delicato momento storico.

L’attivismo di sindaci e vescovi è servito a riaprire il dibattito e mettere pressione all’esecutivo per portare una legge sulle convivenze civili in parlamento. Il governo Renzi ha fatto della modernizzazione dell’Italia la sua bandiera. Tuttavia fino ad ora si è parlato solo di lavoro, economia e istituzioni. Forse questo autunno i diritti civili torneranno al centro del dibattito politico e non saranno più solo sindaci e vescovi ad occuparsene.

Lorenzo Piccoli

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