#HeForShe: la parità di genere riguarda anche lui

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“Uomini, vorrei cogliere questa opportunità per farvi un invito formale. La parità di genere è anche un problema vostro”. E’ passato più di un anno dal famoso discorso dell’attrice britannica Emma Watson di fronte alle Nazioni Unite, in occasione del lancio della campagna “He for She” (“lui per lei”): una chiamata all’azione rivolta soprattutto agli uomini affinché si attivino anch’essi in prima persona per ridurre le disuguaglianze di genere. Il video ha raggiunto una viralità straordinaria, e mentre le adesioni fioccavano in tutto il mondo – da capi di stato come Barack Obama ad attori e personalità del mondo accademico, sportivo e dello spettacolo – in Italia la campagna ha stentato a decollare. A prendere le redini della situazione ci ha pensato il comitato italiano di UN Women guidato da Simone Ovart, che il 15 dicembre l’ha lanciata anche nel nostro paese, alla presenza del presidente del Senato Pietro Grasso e della Vicepresidente Valeria Fedeli.

“La campagna ha come principale obiettivo quello di coinvolgere i ragazzi, gli uomini, e di renderli più coscienti e consapevoli rispetto agli ostacoli che impediscono la piena realizzazione della parità di genere in Italia, in Europa e nel mondo” ha spiegato il presidente Grasso, che ha rimarcato il punto focale della campagna, ovvero come “gli stereotipi costruiti per le donne presentino una doppia faccia della stessa medaglia” e come le pari opportunità e gli uguali diritti che spettano a ciascuno in quanto individuo portino invece a “una società migliore con meno abusi e prevaricazione per tutti”.

Sebbene siano tantissimi i progressi fatti dalla Conferenza di Pechino del 1995, molti paesi restano ancora parecchio indietro rispetto all’obiettivo principale di ridurre in modo costante i numerosi gap esistenti tra uomo e donna. Neanche le nazioni che si autoproclamano alfieri dei diritti umani e della parità di genere sono immuni dal problema, anzi: violenze, sessismo, stereotipi e luoghi comuni continuano a condizionare in modo subdolo e sottile scelte e comportamenti in ogni campo della vita della donna, anche nel nostro paese.

“La ricerca presentata dal dipartimento Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dall' Istat ci consegna in effetti il ritratto di una nazione dove gli stereotipi sessisti sono tuttora duri a morire – sottolinea il presidente del Senato –. Ci dice che, nonostante per il 40 per cento dei cittadini le donne sul subiscano evidente discriminazione di genere, un italiano su due ritiene che gli uomini siano meno adatti ad occuparsi delle faccende domestiche, e la metà della popolazione trova giusto che, in un tempo di crisi, i datori di lavoro debbano dare la precedenza ai maschi in ambito lavorativo. Ci dice che le donne sono più svantaggiate nel trovare una professione adeguata loro titolo di studio, nel fare carriera, nel conservare il posto di lavoro. Infatti il 44,1 per cento delle donne contro il 19,9 per cento degli uomini ammette di aver rinunciato ad opportunità lavorative per essersi dovuta occupare della famiglia o dei figli”.

Il video presentato durante la stessa giornata dal presidente di Pubblicità Progresso, Alberto Contri, non è scelto a caso: nel clip infatti si vede una donna che viene mandata allo stesso colloquio di lavoro prima truccata perfettamente da uomo, e poi come donna, sempre ripresa da una telecamera nascosta. A parità di esperienze e di curriculum, quando si arriva a parlare della retribuzione, ecco che con la donna il datore di lavoro passa improvvisamente al “tu”, per poi dirle: “Ma non ti pare un po’ troppo?” La classica domanda sui figli viene qui risparmiata, ma i recenti casi di cronaca mostrano che anche l’attenzione che i selezionatori destinano alla vita sentimentale delle donne non è la stessa che rivolgono a quella dei maschi. A questo si aggiunga l’odiosa pratica delle dimissioni in bianco in caso di maternità (problema che la legislazione italiana sta cercando di arginare), o la difficoltà di fare carriera appunto perché penalizzate da figli e famiglia (e la carenza di asili e l’inadeguatezza dei permessi parentali per gli uomini non aiuta), o ancora le critiche e i biasimi per le donne che scelgono la strada completamente opposta.

E poi c’è la violenza, quella fisica, verbale, psicologica, a dimostrare il lungo lavoro che c’è ancora da fare, a partire soprattutto da un cambio di mentalità. Si pensi al Rapporto sulla violenza contro le donne e gli stereotipi di genere “Rosa shocking 2” curato da WeWorld Onlus insieme a Ipsos, secondo cui in Italia sono 6 milioni 788 mila le donne che hanno subito, nel corso della propria vita, una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Ma a sconvolgere sono soprattutto i dati che riguardano i ragazzi e la loro percezione del fenomeno: per un giovane tra i 18 e i 29 anni su cinque, quello che accade in una coppia non deve interessare agli altri; per uno su quattro, la violenza sulle donne è dovuta a "raptus momentanei, giustificati dal troppo amore”; per uno su tre, gli episodi di violenza domestica "vanno affrontati dentro le mura di casa".  E se oggi le donne sono sempre più organizzate e consapevoli, sempre meno timorose di definirsi femministe e di reagire e lottare contro abusi e discriminazioni, coinvolgere gli uomini diventa l’imperativo che i promotori di HeForShe vorrebbero portare avanti, al di là di paternalismi e, si spera, vuota retorica.

Anche per questo in Italia si è deciso di puntare innanzitutto sul mondo dello sport – di grande impatto per le giovani generazioni – grazie al testimonial Filippo Magnini, due volte campione mondiale di nuoto, così come sul mondo accademico, con 19 delle maggiori università italiane che hanno già risposto positivamente e attivamente all’appello. La Sottosegretaria all’Istruzione Angela D’Onghia ha espresso a questo proposito pieno sostegno da parte del Miur, ricordando che attraverso il comma 16 della Legge 107/2013 l’educazione alla parità di genere sarà promossa in tutte le scuole. Un modo anche questo affinché della campagna HeForShe non rimangano solo parole, quelle stesse sottoscritte per ora da circa 560.000 persone nel mondo, ma che i promotori vorrebbero portare presto a un milione. “C’è ancora molta strada da fare e speriamo si organizzino altre iniziative – ha commentato il presidente de Senato Pietro Grasso – ma i passi avanti si fanno insieme, donne e uomini fianco a fianco, donne e uomini sullo stesso piano. Magari, mano nella mano”.

Anna Toro

Laureata in filosofia e giornalista professionista dal 2008, divide attualmente le sue attività giornalistiche tra Unimondo (con cui collabora dal 2012) e la redazione di Osservatorio Iraq, dove si occupa di Afghanistan, Golfo, musica e Med Generation. In passato ha lavorato per diverse testate locali nella sua Sardegna, occupandosi di cronaca, con una pausa di un anno a Londra dove ha conseguito un diploma postlaurea, sempre in giornalismo. Nel 2010 si trasferisce definitivamente a Roma, città che adora, pur col suo caos e le sue contraddizioni. Proprio dalla Capitale trae la maggior parte degli spunti per i suoi articoli su Unimondo, principalmente su tematiche sociali, ambientali e di genere. 

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