Haiti: il terremoto, la portaerei Cavour e l'ultimo dei mohicani

Stampa

La portaerei Cavour - Foto: Marina militare

Così salperà oggi per Haiti la portaerei Cavour. Ancorata dallo scorso giugno al Muggiano (La Spezia) per mancanza di carburante - se ne beve 3000 litri l'ora ad andatura di crociera e 25mila alla massima velocità - era finora giunta alle cronache nazionali per aver ospitato il lancio pubblicitario della Fiat Punto Evo con tanto di alzabandiera e cacciabombardieri parcheggiati sul ponte per gli estasiati Marchionne e Montezemolo.

L'ammiraglia della nostra Marina Militare e "prima vera portaerei" italiana non poteva certo mancare all'appuntamento con le colleghe navi da guerra degli Stati Uniti. E quale miglior occasione per il "battesimo operativo" se non il soccorso alle popolazioni caraibiche martoriate dal terremoto?

In fin dei conti - come ci spiega con dovizia di particolari il comunicato della Marina militare - "notevoli sono le capacità di assistenza sanitaria che la nave è in grado di offrire. L’area ospedaliera di bordo dispone infatti di due ambulatori, una sala di rianimazione, due sale operatorie, una per terapia intensiva (però solo per 8 posti letto), una sala radiologica-TAC, una sala di trattamento per ustionati, un laboratorio di analisi e un laboratorio odontoiatrico e una sala degenza (per 20 persone). Inoltre può essere imbarcata una camera iperbarica trasportabile per fornire la più idonea terapia alle sindromi da schiacciamento".

Inoltre, visto che dovrà coordinarsi con le Forze armate del Brasile che hanno il comando della missione di stabilizzazione dell'Onu presente ad Haiti (Minustah), l'ammiraglia dispone di "elevate capacità di Comando e Controllo per operazioni interforze e internazionali". "Oltre alla capacità di trasporto di aeromobili, Nave Cavour è in grado di imbarcare nell’hangar materiali, veicoli e mezzi anfibi" - spiega sempre la Marina militare.

Non è mancata certo qualche perplessità sull'impiego dell'ammiraglia. Ma il ministro della Difesa ci ha subito rassicurati: "Ho bisogno ancora di qualche certezza, come quella, ad esempio, che non sia una pura operazione di vetrina, ma un aiuto concreto a quelle popolazioni così duramente colpite" - ha spiegato il ministro La Russa. Ed è arrivato pronto il placet del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che finora non aveva speso parola per i terremotati di Haiti (forse perchè era impegnato a cercar casa a Venezia, diranno i soliti maligni). Comunque "l'obiettivo delle missione - ha continuato La Russa - sarà quello di aiutare tutta la popolazione, ma in particolare i bambini orfani che sono tanti e che vanno supportati. Mi piacerebbe riempire la nave di questi bambini - ha concluso il capo del dicastero della Difesa - e nel rispetto del diritto internazionale portarli in Italia magari per dei progetti di affidamento".

E finalmente abbiamo capito perchè per soccorrere i terremotati occorre una portaerei. E io, malizioso, che avevo pensato che fosse l'ennesima operazione di sdoganamento delle Forze armate che nell'immaginario collettivo ormai - con la Protezione civile prossima a diventare una società per azioni - sono rimaste le uniche in grado di intervenire prontamente negli "scenari di crisi": alla faccia di Medici senza Frontiere che si è lamentata che al suo aereo carico di aiuti umanitari è stato impedito di atterrare a Port-au-Prince.

Quindi smettiamola - mi raccomando - di fare come Giuda che a Maria di Betania, che profumava di prezioso unguento i piedi di Gesù, rimproverava di aver sprecato denaro che "poteva essere dato ai poveri" (Gv. 12,1-6). Intendo dire, mica ci metteremo adesso a fare i conti di quanto ci costa mandare una portaerei attrezzata di tutto punto per soccorrere i terremotati? Dei costi La Russa non parla, ma possiamo star certi che, visto il magro bilancio della Difesa, con i proventi del rientro dall'estero dei capitali una qualche forma in accordo con il buon Letta - che dovrebbe gestire quel "tesoretto" - si trova. Oppure li si contabilizzerà a fine anno nell'ancor più magro fondo destinato alla cooperazione internazionale e siamo sicuri che - data l'emergenza - le Ong capiranno la manovra.

Nessuna fretta però: la Cavour giungerà nell'area di operazioni dopo una sosta tecnico-operativa in Brasile dove imbarcherà personale medico delle Forze Armate brasiliane. Pian piano, ma arriverà, non c'è fretta.

Comunque anche il ministro delle Attività culturali, Sandro Bondi è stato chiaro: “Per prestare assistenza alle popolazioni colpite dal terremoto di Haiti l'invio della portaerei Cavour rappresenta una decisione di alto valore morale e politico. Si tratta di una iniziativa che corrisponde pienamente ai valori più profondi della nostra Nazione e al ruolo internazionale dell'Italia”.

E infatti - diciamolo - quale miglior occasione per mostrare al mondo le punte di diamante dell'Italia di oggi? Che sono due. Innanzitutto, la nostra capacità di pronto intervento all'indomani di un sisma: non ci è stata invidiata tanto da richiederci consulenze internazionali anche al G8 de L'Aquila?

E l'altra - meno conosciuta ai non addetti ai lavori, ma altrettanto importante - è... la nostra produzione militare. Essì, perchè ormai l'Italia si appresta ad essere il secondo Paese al mondo per esportazione di armamenti. Non lo dico io, ma il nostro alleato-competitore: dall'ultimo Rapporto al Congresso degli Stati Uniti d'America predisposto dal Congressional Research Service, l'ufficio studi della Library of Congress dal titolo "Conventional Arms Transfers to Developing Nations 2001-2008" apprendiamo infatti che l'Italia nel 2008 è stata il secondo paese al mondo per "contratti" (agreements) relativi ad esportazioni internazionali di armi. Un portafoglio d'ordini del valore di quasi 3,7 miliardi di dollari che piazzano il nostro Bel Paese ben lontano dietro gli Stati Uniti (37,8 miliardi di dollari), ma davanti ai più blasonati produttori mondiali di armi come la Russia (3,5 miliardi di dollari di contratti ufficiali nel 2008), la Francia (2,6 miliardi) e la Germania (1 miliardo).

E se qualcuno - tra i cosiddetti "esperti" del settore - pensa che al Congresso Usa abbiano preso un abbaglio o fatto male i conti, lo invito a leggersi un mio recente studiolo in materia di esportazione di armamenti italiani e europei pubblicato sulla rivista 'Missione Oggi' che - lo segnalo ai più diffidenti - è frutto di una ricerca di un centinaio di pagine fitte-fitte fresche di stampa presso l'editore Jaca Book nel volume "Sicurezza, controllo e finanza: le nuove dimensioni del mercato degli armamenti" curato da Bonaiuti e Lodovisi per l'Annuario Armi-Disarmo dell'Osservatorio sul commercio delle armi di Ires Toscana.

Tornando alla Cavour, dall'opposizione tutto tace e anzi qualcuno già comincia a spellarsi le mani per applaudire all'iniziativa di La Russa. E stavolta anche il blog Beppe Grillo è silente, forse perchè troppo preso a occuparsi della Prima Repubblica. Mi sorge, insomma, il dubbio di essere rimasto l'ultimo dei mohicani a pensare male della bontà dell'iniziativa "umanitaria" delle Forze armate italiane a Haiti. Un "saggio" della prima Repubblica disse un giorno che "a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca". Stavolta, credetemi, spero proprio di sbagliarmi.

Giorgio Beretta
giorgio.beretta@unimondo.org

Ultime notizie

I diritti LGBT in Turchia: un’ intervista con Buse Kılıçkaya

23 Novembre 2017
Buse Kılıçkaya, attivista del movimento LGBT turco ci racconta la lotta per i diritti delle persone transgender. (Sofia Verza) 

Di ciambelle, salvagenti e cambiamenti climatici

22 Novembre 2017
Assonanze e modelli scientifici, verso una nuova era geologica. (Anna Molinari)

Cina e Africa, matrimonio in crisi

21 Novembre 2017
«C’è ancora molto lavoro da fare per trasformare la relazione tra Cina e Africa in una cooperazione vincente». Lo sostengono gli analisti finanziari di Coface. (Marco Cochi)

Conferenza sul Clima: avanti ma lentamente

21 Novembre 2017
Cala il sipario sulla Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (nota anche come COP 23), tenutasi a Bonn dal 6 al 17 Novembre. (Elisa Calliari e Roberto Barbiero)

Il diritto delle tribù incontattate a rimanere tali

20 Novembre 2017
Nel mondo ci sono più di un centinaio di tribù incontattate. Sono una parte essenziale della diversità umana. (Alessandro Graziadei)