HIT Show: quando la toppa di un Marzotto è peggio del buco

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Screenshot del sito HIT Show con la scritta “Ingresso vietato ai minori di 14 anni”.

“Un’operazione ideologico-culturale e, adesso, politica per incentivare la diffusione delle armi”. Così Rete Italiana per il Disarmo, Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere di Brescia e 26 associazioni vicentine in un comunicato hanno definito la tre giorni fieristica HIT Show che si è conclusa ieri a Vicenza. Promossa da Italian Exhibition Group (IEG) – ente a cui partecipano azionisti pubblici tra cui il Comune e la Provincia di Vicenza e la Regione Emilia Romagna – e da ANPAM (Associazione nazionale produttori di armi e munizioni), la manifestazione vicentina espone in fiera armi di tutti i tipi, tranne quelle “da guerra”: fucili sovrapposti e da tactical hunter, carabine e pistole per il tiro sportivo, fucili semi-automatici, pistole d’ordinanza e fucili a pompa, rivoltelle a tamburo e fucili modulari “per la difesa abitativa(sic!) e quelli per il tiro dinamico, fino alle repliche di armi antiche. Insomma tutto l’armamentario in dotazione a private securities e guardie del corpo di mezzo mondo, per cecchini e tiratori scelti, ma anche per i cacciatori domenicali, per frequentatori di poligoni di tiro, per quelli che nei weekend si dilettano di “tiro tattico” o si mimetizzano con armi soft-air nei boschi, e poi per le signore a cui piace sfoggiare una pistola griffata in tinta con la borsetta, per i sedicenti oplofili (sic!) e i collezionisti di armi. Ma specialmente per quelli che non si sentono mai sicuri e vogliono dormire sonni tranquilli non dopo una salutare tisana, ma con le porte blindate e la pistola a portata di mano. (Lo conferma, tra gli altri il reportage di "Piazza Pulita" messo in onda dopo questo articolo)

HIT Show, fiera delle anomalie

Una manifestazione unica nei paesi dell’Unione europea che vorrebbe far concorrenza alla ben più blasonata, e seria, IWA Outdoor Classic che da oltre quarant’anni si tiene a Norimberga. Anche lì mettono in bella mostra tutte le suddette tipologie di armi, ma con due fondamentali differenze: l’accesso è permesso solo agli operatori di settore – e quindi non al pubblico in generale – e soprattutto il regolamento dice a chiare lettere che “l’accesso è vietato ai bambini e ai minori di anni 18”. “Precisione e rigore tedeschi”, avrà pensato qualcuno ai piani alti di via dell’Oreficeria,  dove ha sede la fiera vicentina. Insomma roba che non si confà a noi italiani che – è risaputo – siamo più elastici e, soprattutto, siamo un popolo a cui non piacciono le regole.

E così a HIT Show (Hunting, Individual Protection and Target Sports), in cui “hit” sta per “colpire” – e tu vallo a spiegare ai madrelingua che si intende solo “colpire il bersaglio” – possono accedere tutti, anche i minori, purché “accompagnati da un adulto”. Non potrebbero “maneggiare le armi esposte”. Anzi il regolamento del visitatore, suona categorico: “E’ fatto espresso divieto, in ogni caso, da parte dei minori, di maneggiare le armi esposte”. Ma in fiera sono uomini di mondo e sanno bene che ragazzini e adolescenti son vivaci, scappano di mano e poi, con tutto quel bendidio di armi, chi li ferma? E allora ecco la sagace soluzione nel regolamento: “Gli accompagnatori dei minori si rendono personalmente responsabili della vigilanza sugli stessi”. Capito il trucco? Mica spetta alla fiera far osservare le regole (messe dalla fiera), spetta ai genitori! E ovviamente per non trovarsi a discutere con qualche cacciatore veneto o valbrembano di una certa stazza, i promotori della fiera si son guardati bene dal mettere una sanzione per eventuali violazioni. Su tutte le altre sono chiare e precise, sul maneggio delle armi da parte dei minori, basta che controllino i genitori: di sanzioni nemmeno l’ombra.

La toppa è peggio del buco

Sarà stato perché negli anni scorsi un po’ di foto di ragazzini che imbracciavano fucili e maneggiavano pistole erano apparse sui quotidiani (non cercatele però sul Giornale di Vicenza che, forse in ossequio a don Abbondio ritiene che certe notizie “non s’han da fare”); sarà stato perché qualche spiffero, dopo il convegno di ottobre, sarà arrivato fino in via dell’Oreficeria; o sarà più semplicemente stato perché l’Amministrazione Comunale di Vicenza, ottemperando un impegno assunto con le associazioni vicentine e nazionali, avrà chiesto ai dirigenti della fiera di riconsiderare la questione dell’accesso ai minori, non lo sappiamo. Fatto sta che una settimana prima dell’inizio della fiera, sul sito ufficiale di HIT Show spiccava il seguente avviso: “INGRESSO VIETATO AI MINORI 14 ANNI”. Un simile avviso era riportato, tutto in grassetto, nel “Regolamento Visitatore” ed era inoltre segnalato nel modulo di acquisto online dei biglietti di ingresso alla fiera.

Apriti cielo! Talune associazioni di cacciatori, tra cui la solerte CONFAVI, s’indignavano per questa decisione “a dir poco scandalosa e vergognosa” e, attribuendola agli “ignobili tentacoli della lobby animal-ambientalista” (sic!), minacciavano di ritirare per protesta la propria partecipazione. Gruppuscoli oltranzisti di “appassionati di armi” incitavano i propri seguaci a inviare messaggi di protesta, raccomandandosi ardentemente di evitare insulti, alla pagina facebook di HIT Show e via, tutti a far copia e incolla e spedire messaggi. Ma soprattutto s’inalberava tal Sergio Berlato, consigliere in Regione Veneto (Fratelli d’Italia – AN) che, papale papale, affermava “Io questa manifestazione l'ho ideata“ e chiedeva “quali menti contorte abbiano partorito una simile decisione”.

Tra i promotori di HIT Show dev’essere scoppiato il panico. Affrontati a muso duro dalle rimostranze di cacciatori e armigeri, non trovavano altro rimedio che… calar le brache. La frittata però ormai era fatta e bisognava correre presto ai ripari. E così, dopo poche ore, a tarda sera di sabato 4 febbraio, un laconico messaggio appariva sulla pagina facebook di HIT Show:  “L’ingresso alla manifestazione (….) è consentita (sic!) ai minori di 18 anni solo se accompagnati da persone di maggiore età”. E quindi veniva spiegato che il divieto di ingresso ai minori di 14 anni precedentemente pubblicato sul sito era da attribuirsi ad “un equivoco dovuto ad uno spiacevole refuso all’interno del regolamento. Insomma una toppa peggio del buco. E se a farla è stato Matteo Marzotto, vicepresidente di Italian Exhibition Group (IEG) e figura di primo piano della mostra vicentina, c’è da preoccuparsi. Non tanto perché a Marzotto sia attribuita fama di “fervente cattolico”: una bugia, in fin dei conti, si può sempre perdonare. Ma perché, da rampollo di una famiglia che ha fatto gli schei con la sartoria, ci si sarebbe aspettati che una toppa sapesse rammendarla. Almeno, un po’ meglio.

Giorgio Beretta
giorgio.beretta@unimondo.org

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