Gli stupri che non vogliamo vedere

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Foto: Cittanuova.it

Sono indignata anch’io! La lettura fatta stamani su “Avvenire” dell’editoriale a firma Eugenia Bonetti ha fatto crescere dentro di me lo sconcerto suscitato in queste settimane da alcuni fatti. Come riferisce la suora della Consolata da decenni in prima fila nella lotta alla schiavitù della tratta, il racconto reiterato sui media degli stupri di quest’estate (in particolare quello di Rimini ai danni di una donna polacca e di una persona transessuale, e quello di Milano di cui è stata vittima una signora ottantenne), le immagini riproposte, i titoli gridati sui giornali, (“Quattro stupratori su dieci sono immigrati”, solo per citare un esempio), non possono non far pensare ad una strategia comunicativa che mira a promuovere nell’opinione pubblica la paura dello straniero e l’equazione immigrato=stupratore.

Suor Eugenia fa riferimento a “Gli ignorati stupri”, come titola il suo intervento e si chiede, facendo riferimento alle tante ragazzine straniere che ogni notte «subiscono stupri ‘a pagamento’ da ‘clienti’, magari benpensanti, ai quali nessuno sta chiedendo conto delle loro azioni», come mai «questo non fa mai notizia e non suscita scalpore?».

Mi è tornato in mente un pranzo che alcuni anni fa ebbi occasione di fare con Chiara Amirante, la fondatrice di Nuovi Orizzonti. Racconti inenarrabili di chi spende la propria vita anche a curare le ferite di queste ragazze, nella maggior parte provenienti dall’Africa, a cui è stata tolta ogni dignità. Un pugno allo stomaco, lo stesso che ho avvertito nel leggere gli articoli del collega Nello Scavo, che ringrazio per averci fatto vedere, dai “campi di detenzione e di morte” della Libiadove è andato di persona, quello che sta succedendo in seguito agli accordi che il nostro Governo ha stipulato con le autorità di Tripoli per impedire il traffico di migranti. Almeno così viene detto. Peccato che questo traffico si sia solo spostato su altre rotte.

Seguendo questo flusso di notizie e di vicende, io mi pongo ancora un’altra domanda. Come mai chiudiamo gli occhi, e forse anche la mente e il cuore, ai tanti stupri che avvengono sull’altra sponda del Mediterraneo dove abbiamo di fatto confinato donne, ragazzi, ragazze e bambini, oltre che uomini? Stiamo tranquilli perché non avvengono a casa nostra? Perché non le vediamo queste vittime, come vedevamo i morti del Mediterraneo? Perché non incrociamo più i loro sguardi disperati, non tocchiamo più la loro carne ferita? Per questi motivi non ci indigniamo?

Aurora Nicosia da Cittanuova.it

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