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Gli immigrati valgono 100 miliardi di euro, e non solo

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L’edilizia, un settore trainato dagli stranieri – Foto: cn24.tv

“Le 454mila imprese gestite da stranieri producono quasi 76 miliardi di €, pari al 5,5% dell’intera ricchezza prodotta a livello nazionale. L’edilizia è il settore che tra tutti mostra un maggior peso della componente straniera nella creazione del valore aggiunto (il 13,8%) e la Toscana è la prima regione in cui il valore aggiunto prodotto da aziende gestite da stranieri è più elevato che da altre parti (7,7%)”. Dati inequivocabili. Questi alcune stime realizzate dalla Fondazione Leone Moressa sull’apporto economico delle attività imprenditoriali condotte dagli stranieri in Italia. Alla faccia di chi afferma – invero con una voce sempre più flebile – che gli immigrati vengono a rubare il lavoro agli italiani e ad occupare il nostro posto.

Guardando ancora i dati si coglie che, come è facilmente intuibile, “tra tutte le regioni la Lombardia è quella in cui la componente straniera produce in assoluto la maggiore ricchezza in termini di valore aggiunto superando i 18 miliardi di € (quasi un quarto del totale del valore aggiunto prodotto in Italia dalle imprese condotte da stranieri). Segue a ruota il Lazio (con 9 miliardi di €), il Veneto (10,8%) e l’Emilia Romagna (10,7%)”.

Il primato dell’edilizia. Come settore di attività le imprese gestite da immigrati incidono per il 13,8% del valore aggiunto del settore dell’edilizia. Seguono il comparto del commercio (con il 10,1% della produzione complessiva), la manifattura (6,6%) e i servizi alle persone (6,3%). Quest’ultimo settore, in costante crescita e decisivo per una vera integrazione, genera quasi 20 miliardi di euro di PIL.

“L’iniziativa imprenditoriale degli stranieri” affermano i ricercatori della Fondazione Leone Moressa “ricopre un ruolo fondamentale nella creazione della ricchezza nazionale. Le imprese gestite da stranieri assumono personale, pagano le imposte, contribuiscono alla crescita complessiva del sistema nazionale, anche in periodo di crisi. La loro sempre maggiore vivacità fa riflettere sul grado di integrazione degli stranieri nel tessuto economico e sociale, ma deve nel contempo porre l’attenzione sulla necessità di governare adeguatamente il fenomeno: non solo consentendo agli immigrati i medesimi strumenti offerti agli italiani, ma garantendo una concorrenza realmente reale tra tutti i soggetto che operano nel mercato nazionale”.

Giovani imprenditori stranieri a Roma. La Camera di commercio di Roma in un analogo studio propone dati molto simili: “Il numero di imprese guidate da stranieri sul territorio di Roma è cresciuto in due anni del 22.3% (da 24.754 del 2009 a 30.281 del 2011), percentuale in netta controtendenza rispetto alla sostanziale crescita zero fatta registrare dalle aziende condotte da italiani. Un altro dato che colpisce è che gli imprenditori stranieri sono più giovani rispetto agli italiani: tra gli stranieri, i titolari d’impresa under 30 sono 3.346 (2011), ossia l’11% del totale, mentre gli italiani titolari under 30 rappresentano solo il 5,4%. Dati che ben si accordano a una vera e propria esplosione demografica: gli stranieri residenti nella provincia di Roma sono 442.818 (gennaio 2011) e rappresentano il 9,7% degli stranieri residenti in Italia”.

Commenta il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti: “in Italia, sui fenomeni migratori in Italia si è sbagliato tutto. È ora di superare la stagione della paura e cominciare a considerare gli stranieri un eccezionale fattore di sviluppo”.

Se poi consideriamo il nero… Tutto questo senza contare il sommerso e il nero che rappresenta un’area notevolissima della ricchezza del nostro paese. Ci viene in aiuto uno studio Eurispes secondo cui, scrive il sito Stranieriinitalia.it, “equivale a 540 miliardi di euro, corrispondenti a circa il 35% del Pil ‘ufficiale’, il valore dell’economia sommersa nel 2011. E circa 22,5 di quei miliardi arrivano dal lavoro degli immigrati. Per quanto riguarda il flusso di denaro generato dal lavoro sommerso, le stime si attestano a 280 miliardi di euro circa. È stato ipotizzato che almeno il 35% dei lavoratori dipendenti sia ormai costretto ad effettuare un doppio lavoro per far quadrare i conti e arrivare alla fine del mese. Lo stesso calcolo è stato applicato agli immigrati con regolare permesso di soggiorno che lavorano in nero, che produrrebbero un sommerso di 12 miliardi di euro. Considerando invece gli immigrati clandestini si stima invece un sommerso di 10 miliardi e mezzo di euro”.

Producono ricchezza, pagano le tasse come tutti, animano il nostro tessuto civile, culturale e sociale, ma troppo spesso sono invisibili: ma è ora di cambiare completamente il nostro atteggiamento verso i nostri nuovi concittadini. Da ogni punto di vista gli stranieri sono una risorsa che occorre utilizzare nella consapevolezza che tra noi e loro non c’è più differenza. [PGC]

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