Giornata della Memoria: non basta celebrarla una volta all’anno

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Foto: Pronews.it

Il 27 gennaio è diventato, dall’istituzione nel 2000 della Giornata della Memoria, una delle date topiche del calendario culturale e scolastico. Le scuole e gli insegnanti, sollecitati anche dai molteplici spunti che con l’avvicinarsi della giornata giungono dalle istituzioni e dai media, assumono quasi come una rituale necessità l'importanza di una riflessione su quanto è accaduto al popolo ebraico. La frenesia del “dover fare”, tuttavia, spesso mette in ombra il “come fare” e può generare forzature nell’inserimento, non sempre coerente, del discorso memoriale legato alla Shoah all’interno di un curriculum disciplinare o d’istituto già avviato. Ecco perché l’occasione di questa Giornata istituzionale della memoria non dovrebbe diventare una mera celebrazione, limitata nel tempo e lontana dalla prassi, ma dovrebbe essere inserita in un più articolato percorso didattico, che la renda significativa per l’insegnamento e l’apprendimento della storia nel suo complesso. 

Anche e soprattutto per questo ci sembra proprio una bella notizia l’annuncio che la Shoah entrerà a far parte dei programmi delle scuole e delle università italiane in modo istituzionale. Il Ministero dell’Istruzione (Miur) e l’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei) hanno firmato il 18 gennaio scorso un protocollo per avviare un piano nazionale per l’educazione alla Shoah. L’intesa prende spunto dagli articoli della Costituzione che garantiscono il rispetto della dignità umana, delle libertà individuali e associative delle persone, e tutelano da ogni discriminazione e violenza morale e fisica, e dalla legge 211 del 2000 che ha istituito il Giorno della Memoria il 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz. In questo modo si è formalizzato un programma operativo che rinnova il reciproco impegno a proseguire nella diffusione, presso le scuole italiane, di progetti educativi e didattici sulla Shoah che non saranno più solo annuali momenti di cordoglio.

Il documento sottolinea che “il valore della Memoria trova nella partecipazione degli studenti e delle studentesse un ambito privilegiato e che i diritti-doveri di cittadinanza si esplicano nel rispetto delle regole e nella partecipazione di tutti i cittadini alla vita civile, sociale e politica”. L’impegno di questo protocollo è quello di organizzare e favorire la partecipazione di insegnanti a corsi di informazione e formazione in materia di didattica della Shoah, anche attraverso la collaborazione con i maggiori enti e istituti di ricerca nazionali. Ministero e Ucei hanno inoltre definito la realizzazione di un Osservatorio nazionale per la realizzazione di iniziative di educazione alla Shoah nelle scuole e nelle Università che farà via via il punto sulla realizzazione del programma. Attraverso la formazione dei docenti il Miur e l’Ucei mirano così a superare l’estraneità o la straordinarietà dell’argomento Shoah rispetto alla storia insegnata, anche nelle classi e negli ordini di scuola in cui il Novecento non fa parte del curriculum storico annuale, evitando che i ragazzi considerino la Shoah come qualcosa di sicuramente enorme e malvagio, ma successo altrove, in un altro tempo, ad altri e per colpa di altri.

L’intesa siglata a Cracovia, nella sinagoga Tempel, dal ministro Stefania Giannini e dal presidente Ucei Renzo Gattegna è avvenuta durante il Viaggio della Memoria 2016, che ha visto 130 studenti di diverse scuole superiori italiane raggiungere la Polonia per visitare il lager di Birkenau e il Museo di Auschwitz. “La collaborazione con l’Ucei ci vede particolarmente orgogliosi. La memoria ci rende vigili e pronti a difendere la dignità umana. Per questo abbiamo bisogno di trasmetterla alle nuove generazioni”, ha dichiarato la Giannini. “Il Viaggio della Memoria - ha aggiunto Gattegna - è forse la più importante, ma non l’unica delle attività organizzate con il Ministero con il quale l’Unione ha una proficua collaborazione che va avanti da anni”. I ragazzi accompagnati dallo storico Marcello Pezzetti, dalla presidente della Camera Laura Boldrini, e da 3 sopravvissuti di Birkenau-Auschiwitz: Sami Modiano e le sorelle Andra e Tatiana Bucci (queste ultime avevano appena 4 e 6 anni quando furono deportate dalla natia Trieste), oltre a Marika Kaufmann la vedova di Shlomo Venezia, che come Modiano è stato per anni testimone dell’orrore dei lager, hanno partecipato ad un viaggio che ha permesso di farsi essi stessi testimoni rendendo vivo e attuale il ricordo delle vittime dello sterminio e della persecuzione del popolo ebraico, dei deportati militari e politici nei campi nazisti e di chiunque si oppose al progetto di sterminio nazista, sacrificando la propria libertà e la propria vita. Questo particolare viaggio, infatti, accoglie, come il protocollo, anche le altre sollecitazione che la legge 211/2000 propone, cioè di “non limitare la memoria alla discriminazione ebraica, ma prendere in considerazione le altre deportazioni di rom e sinti, omosessuali, disabili e soprattutto deportati per motivi politici”, espressamente citati nel testo normativo. 

Un discorso sulla Shoah più organico e integrato nella didattica della storia come quello deciso a Cracovia sarà forse più adatto a restituire ai ragazzi una partecipazione più attiva alla commemorazione del 27 gennaio, affinché, unitamente all’aspetto celebrativo, la Giornata della Memoria possa costituire un’occasione di dialogo, riflessione e approfondimento quotidiano attorno ad altre tragedie storiche, evitando la diffusione di memorie divise e valorizzando valori di fratellanza, solidarietà e tolleranza indispensabili per rapportarsi anche alla più stretta attualità storica. Forse in questo modo, citando le parole dell’intenso e bel libro di Jonathan Safran Foer Ogni cosa è illuminata (diventato nel 2005 anche un divertente ed educativo film) lo studio della storia tornerà ad essere attuale e anche le nuove generazioni comprenderanno che “L’unica cosa peggiore di essere obliatori attivi è essere rammentatori inerti”.

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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