Germania, avanza “l’alternativa” di estrema destra

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Foto: Euronews.com

La Germania è uno dei pochissimi stati europei nel cui parlamento non siedono rappresentanti di partiti d’estrema destra. Nel vicino Belgio, i nazionalisti fiamminghi del Vlaams Belong sono stati rappresentati in parlamento fin dal 1991; in Francia i nazionalisti hanno ottenuto alcuni seggi sin dal 1986 e alcuni pensano che il Front National guidato da Marine Le Pen potrebbe addirittura vincere le elezioni presidenziali previste per il 2017; nel Regno Unito l’Ukip di Nigel Farage ha ottenuto alcuni scranni alle elezioni del 2015; e in Italia l’estrema destra ha una lunga tradizione di rappresentanza in parlamento, i cui ultimi eredi sono i rappresentati della Lega Nord.  Tutti questi partiti di estrema destra sono euro-scettici e più o meno apertamente xenofobi. Pochi stati europei non hanno il loro corrispettivo: tra questi rimangono soprattutto la Spagna e, almeno per il momento, la Germania.

I risultati ottenuti nei sondaggi degli ultimi mesi dal partito di estrema destra Alternative fuer Deutschland (AfD), tuttavia, proiettano l’ombra dell’estrema destra anche sullo stato tedesco. Nato nel 2013 per volontà di un gruppo di accademici contrari alla partecipazione della Germania all’Unione Europea, AfD conquista subito il 4,7% dei voti nelle elezioni politiche di quell’anno, mancando di un risicato 0,3% la soglia necessaria ad ottenere dei seggi nel Bundestag. Nel 2014, però, AfD ottiene  il 7,1% dei voti alle elezioni Europee, eleggendo così i propri candidati al Parlamento di Strasburgo. E da quel momento il partito inizia a eleggere regolarmente i propri rappresentanti anche nelle elezioni dei Land tedeschi, raggiungendo lusinghiere percentuali: 9,7% in Sassonia, 10.6% in Turingia, 12,2% a Brandeburgo, 6,1% Amburgo, 5,5% a Brema. E oggi, in questi inizio di 2016, i sondaggi più recenti confermano che il partito è ormai la terza forza politica del Paese, davanti a Bündnis 90/Die Grünen (I Verdi) e Die Linke (La Sinistra). Con tre elezioni dei Lander alle porte – a marzo si vota in Baden-Württemberg, Sassonia Anhalt e Rhineland-Palatinato – è ormai impossibile ignorare la forza di questa formazione politica.

La sua leader, Frauke Petry, sta mettendo in difficoltà Angela Merkel. Petry ha vinto la leadership di AfD nel 2013, sconfiggendo il fondatore del partito Bernd Lucke, che da allora ha lasciato AfD criticando il sentimento xenofobo e la svolta a destra del partito. Da allora Frauke Petry è il volto sorridente della rinata estrema destra tedesca. C’era un tempo, scrive il Guardian, quando parlare di una leader di partito proveniente dalla Germania Est con un dottorato in scienze avrebbe fatto pensare ad Angela Merkel; ora, invece, questa descrizione calza anche per Frauke Petry, la cui popolarità nei media tedeschi è ormai prossima a quella della cancelliera. Nelle ultime settimane la visibilità di Petry è stata catalizzata dalle sue dichiarazioni: “Bisognerebbe fermare i migranti dall’attraversare illegalmente il confine con l’Austria” ha spiegato a un giornale “Se necessario, bisognerebbe usare le armi”. Sono parole che hanno un significato particolare in un Paese dove Walter Ulbricht ordinava ai Vopos della DDR di utilizzare la violenza contro i cittadini tedesco-orientali che volevano oltrepassare il Muro. La vice-presidente del AfD Beatrix von Storch ha ribadito su Facebook che le donne e i bambini dovrebbero, in caso di emergenza, essere fermati al confine usando le pistole. Ha poi spiegato che voleva dire riferirsi solo alle donne e non ai bambini.

In passato AfD ha cercato di prendere le distanze dal movimento contro l'islamizzazione dell'Occidente (Pegida) che, come Petry, è nato a Dresda. Da qualche mese a questa parte, tuttavia, il partito sembra essere divenuto il braccio politico di Pegida. Petry e von Storch, che si distinguono dai loro sostenitori per il sesso e l’età - le statistiche mostrano che il 71% degli elettori AfD è di sesso maschile e oltre i quarant’anni - hanno tuttavia fatto ben poco per convincere del contrario. Sia Pegida che AfD usano un linguaggio semplicisticico e grossolano, definendo i media “Pinocchio-Presse” e Angela Merkel “una traditrice”. Proprio la cancelliera, in un certo senso, è una delle involontarie responsabili del successo di AfD. Merkel ha modernizzato il suo partito abbandonando alcune tradizionali posizioni conservatrici, tanto che  nel dibattito televisivo in vista delle elezioni federali dello scorso anno uno dei moderatori ha insinuato che Merkel non si adatta al tradizionale profilo degli elettori della CDU. Per la cancelliera è stato effettivamente molto difficile trovare una risposta coerente. Rispetto alla crescita di AfD, comunque, Angela Merkel la ha sempre liquidata come "un voto di protesta”.

E tuttavia il successo di AfD dimostra che il partito della cancelliera ha difficoltà a mantenere il proprio legame con una certa parte dell’elettorato tedesco. Il partito di Frauke Petry ha occupato lo spazio politico lasciato aperto dalla svolta verso il centro della CDU protendendosi da posizioni tradizionalmente conservatrici verso l’estrema destra. La crisi permanente dell’Unione Europea e l’integrazione dei rifugiati provenienti dai conflitti africani e medio-orientali hanno portato munizioni ai cannoni di questo partito. Anche in Germania, come già in tanti altri Paesi europei, lo spettro delle masse di chi fugge dalle guerre del Sud del mondo e il rigetto del progetto europeo sono divenuti il collante per la destra più radicale; un tipo di destra con cui si devono ormai confrontare tutti i partiti, non solo quelli della sinistra tradizionale, ma anche la destra tradizionale, centrista e di ispirazione cristiana.

Lorenzo Piccoli

Sono Lorenzo e scrivo per il portale Unimondo.org dal 2012, più o meno da quando mi sono trasferito a Firenze per iniziare un dottorato di ricerca pagato dal Ministero degli Esteri Italiano presso l'Istituto Universitario Europeo. Sono approdato in Toscana dopo esser cresciuto tra Trento e altre città molto pittoresche: studiando ho trascorso un semestre al Trinity College di Dublino in Irlanda, un altro semestre alla University di Victoria in Canada, e poi lavorando ho vissuto per un anno a Bruxelles in Belgio e per qualche mese a Edimburgo in Scozia. Per il mio dottorato mi occupo di cittadinanza e nazionalismo. Provo a trattare gli stessi temi quando scrivo per Unimondo.  

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