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Georgia, dalle tensioni alle relazioni

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Alla fontana - Foto: ©Caritas Georgia

Agosto 2008. Olimpiadi Pechino. Un particolare. L'abbraccio sul podio della gara della pistola da 10 metri tra la russa Natalia Paderina e la georgiana Nino Salukvadze. La Paderina ha vinto l'argento e la georgiana il bronzo. Nella notte, la squadra georgiana ha deciso di non ritirarsi nonostante il gravissimo conflitto in corso con Mosca. Dopo la decisione, la Salukvadze è andata a gareggiare ed è risalita dal quarto al terzo posto nella competizione vinta dalla cinese Guo. Poi l'abbraccio sul podio con la "nemica": "'E' stato molto bello da parte sua venire da me dopo la finale per stringermi la mano".

Oggi rimangono forti le tensioni tra Russia e Georgia, soprattutto nelle regioni dell’Abkhazia e dell’ Ossezia del Nord. Episodi di violenza, rappresaglie e tentativi di riconciliazione mescolati ad avvertimenti minacciosi. Nelle due regioni, controllate de facto dai governi locali ma abitato prevalentemente da georgiani, torna la paura di un conflitto aperto.

Cronistoria. 7 agosto 2008. L’esercito georgiano ha effettuato un ampio dispiegamento di truppe nella capitale dell’Ossezia del Sud, Tskhinvali, bombardando la città. La Russia ha contrattaccato in difesa della regione inviando una colonna di carri armati il giorno seguente: la Georgia ha allora proclamato lo stato di guerra. Il conflitto ha causato molte vittime civili e 50.000 sfollati.

Stati uniti ed Europa hanno chiesto ai contendenti un immediato “cessate il fuoco”, intimando alla Russia l’abbandono delle regioni occupate. La Georgia fa il primo passo e ritira le proprie truppe mentre Putin rimane ricevendo il plauso, secondo Paolo Guzzanti, del premier italiano. La Russia persisteva con raid aerei ignorando le richieste di “cessate il fuoco”e dispiegando un numero sempre maggiore di uomini in Abkhazia; finalmente il 15 agosto è stato raggiunto un accordo preliminare di sospensione delle ostilità tra i due paesi confinanti. Il 2 settembre la Georgia annunciava la rottura delle relazioni diplomatiche con la Russia, colpevole di aver riconosciuto l’indipendenza delle due regioni separatiste, mentre la Russia chiudeva l’ambasciata di Tiblisi. L’8 settembre, grazie all’intervento di Nicolas Sarkozy, veniva firmato un accordo che prevedeva l’invio di una missione di 200 osservatori internazionali sotto l’egida dell’Unione Europea nell’area entro il primo ottobre ed entro 10 giorni da quella data il completo ritiro delle truppe russe dal territorio della Georgia. Pur con qualche giorno di ritardo la cosa avvenne.

Sono rimaste le scuole e le case bruciate. Una situazione ove il reddito mensile è di 60 € / mese. Uno dei paesi più belli del mondo con potenzialità turistiche infinite allo stremo.

Sarò in Georgia per i prossimi 20 giorni come inviato di Unimondo e su invito dell’Associazione Italia-Georgia che lì ha costruito per mezzo di Caritas Georgia panetterie, officine meccaniche, case per anziani soli, accoglienza per orfani, poliambulatori. Mia moglie Paola farà “cooperazione sanitaria” con le sue colleghe di Tbilisi.

Si tratta di rinsaldare nuove relazioni internazionali tra società civili. D’altronde noi non abbiamo mai auspicato guerra alcuna. Nel Caucaso ed altrove.

Fabio Pipinato
(direttore di Unimondo)

 

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