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Genova G8: prima condanna per i pestaggi, risarcirà il Viminale

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La pediatra Marina Spaccini, ferita, cura un manifestante del G8 - da Diario

Prima condanna per i pestaggi della Polizia durante il G8 del 2001 di Genova. L'ha proclamata il 18 aprile scorso il tribunale civile di Genova che ha condannato il ministero dell'Interno a pagare 5 mila euro di risarcimento - comprese le spese legali - alla dottoressa Marina Spaccini, della Rete di Lilliput, ferita da una manganellata alla testa.

Nelle motivazioni, rese pubbliche nei giorni scorsi, si legge: "Emerge come accertata in tutta la sua drammaticità l'aggressione subita da Marina Spaccini ad opera di un'appartenente alle forze dell'ordine". Il giudice boccia complessivamente l'attività della polizia: "Tutto depone, comunque, per una grande confusione organizzativa dell'evento".

La sentenza contesta inoltre le testimonianze dei poliziotti: "La loro attendibilità appare alquanto limitata". "Se risulta chiaramente che la Spaccini sia stata oggetto di un atto di violenza da parte di un appartenente alle forze di polizia - scrive, infatti, il giudice istruttore Angela Latella - non si può neppure porre in dubbio che non si sia trattato né di un'iniziativa isolata, di un qualche autonomo eccesso da parte di qualche agente, né di un fatale inconveniente durante una legittima operazione di polizia volta e riportare l'ordine pubblico gravemente messo in pericolo".

Gli agenti e i loro capi avrebbero raccontato che stavano dando la caccia ad un gruppo di Black Bloc, che c'era una gran confusione e qualcuno tirava contro di loro le molotov, che non era possibile distinguere tra "buoni" e "cattivi": bugie smascherate nel corso del processo, come sottolineato dal giudice. Dal momento che quegli agenti, come in buona parte degli episodi legati al vertice, non sono stati identificati, il giudice Angela Latella ha deciso di condannare il Ministero dell'Interno. "La cifra che verrà pagata a Marina Spaccini, pediatra cinquantenne di origine triestina, pacifista che per quattro anni ha lavorato in due ospedali missionari del Kenia, non è certo clamorosa - cinquemila euro tra invalidità, danni morali ed esistenziali - ma il punto è evidentemente un altro" - scrive Massimo Calandri sulle pagine genovesi di Repubblica dello scorso 29 aprile.

Il processo civile era l'unica strada percorribile: "Infatti nel penale la responsabilità è personale e, purtroppo, il poliziotto che mi ha colpito aveva il volto coperto e non ho potuto riconoscerlo" - ha spiegato Spaccini a Panorama.it. "Questa è la prima sentenza che ricostruisce come siano andati davvero i fatti nel cuore degli scontri. E presto potrebbero ottenere soddisfazione altri due pacifisti che si trovavano in piazza Manin" - aggiunge il legale di Spaccini, Alessandra Ballerini.

"La sentenza di Genova è un passaggio capitale per la ricostruzione della verità e la giustizia di quello che successe nel capoluogo ligure oramai sei anni fa. E ci spiega anche molto del disegno politico sotteso alla repressione" - commenta Gennaro Carotenuto su Megachip. "Si inizia a confermare in via processuale quello che chi scrive sostiene e scrive da sei anni. A Genova vi fu un disegno criminale selettivo da parte di apparati dello stato. Tale disegno era teso a terrorizzare non tanto la sinistra radicale, ma il pacifismo cattolico, in particolare la Rete Lilliput, che per la prima volta in maniera così convinta e numerosa scendeva in piazza saldandosi in un unico enorme fronte antineoliberale con la sinistra" - nota Carotenuto.

Il giudice ha sottolineato come fotografie e filmati portati in aula "siano stati illuminanti". "Si vedono ammanettare persone vestite normalmente; più poliziotti colpire con i manganelli una persona a terra, inerme. La stessa Spaccini è una persona di cinquant'anni, di cui giustamente si sottolinea l'aspetto mite". E poi, le testimonianze come quella di una signora settantenne che parla di una "manifestazione assolutamente pacifica e allegra" e di aver quindi visto agenti "bastonare ferocemente persone con le mani alzate ed inermi come lei". Marina Spaccini ha accolto il giudizio con un sorriso: "Era semplicemente quello che attendevo da sei anni. Giustizia". [GB]

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