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Freedom House ovvero White House

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Freedom House, assai nota ma poco conosciuta organizzazione statunitense, ha diramato nei giorni scorsi il rapporto sulla libertà di stampa. Appuntamento annuale al quale la potente organizzazione è deputata da un ordine di servizio impartitole direttamente dalla Casa Bianca. Le critiche all'Italia sono condivisibili, certo. Una situazione come quella italiana, deve apparire francamente intollerabile agli occhi del Paese che sanziona il conflitto d'interessi e la concentrazione monopolistica. Ma...

...il caso italiano non è certo una priorità per Freedom House, il cui vero lavoro è oggi incentrato su ben altre scacchiere: Cina, Cuba, Viet-nam, Iran, Siria, Nigeria e Sudan sono i paesi nel mirino. Il fatto che questa associazione sia incaricata di redigere analisi e rapporti così importanti per gli orientamenti di politica estera dell'amministrazione statunitense non deve stupire.

Sessantaquattro anni di attività lo dimostrano: Freedom House sta alla Cia come un topo al formaggio.

Per averne conferma basta leggere i nomi dei suoi esponenti più importanti, vero e proprio mix di intelligence e diplomazia, spesso parallela, Usa. Presidente di Freedom House è attualmente James Woolsey, ex capo della Cia. Il Consiglio d'amministrazione vede tra gli altri la presenza dell'ex ambasciatore Thomas Foley, (presidente della Commissione Trilateral, ex presidente del Consiglio d'intelligence) Malcom Forbes (Forbes magazine) Samuel Huntington (teorico dello scontro di civiltà), Jeane Kilkpatrick (ex ambasciatrice di Reagan all'Onu) e, ciliegina sulla torta, Diana Villiers (moglie di John Negroponte, attuale coordinatore di tutta l'intelligence Usa).

L'idea dalla quale nacque la Freedom House venne a F.D. Roosevelt, nel 1941, quando vennero create diverse associazioni negli Stati Uniti il cui scopo era quello di preparare ideologicamente il Paese alla guerra. Si riunificarono poco prima dell'attacco a Pearl Harbor e trovarono una casa comune a New York: la Casa della Libertà, Freedom House, per l'appunto. Ma la casa vera era ed è tuttora la Casa Bianca.

Furono numerosissime le associazioni ed i premi che grazie a Freedom House videro la luce, ma le campagne più significative furono a sostegno del Piano Marshall, della Nato e della guerra in Viet-nam. Lo slogan preferito? "Stati Uniti, paese della libertà". Nel 1982, quando Reagan decise di aprire la Fondazione Nazionale per la Democrazia (Fed), con lo scopo di rendere presentabili le covert action della Cia, Freedom House smise di brillare di luce propria per divenire un settore del ben più ampio dispositivo di propaganda della Casa Bianca. Da quel momento la Ned (National Endowment for Democracy) assorbì e sovvenzionò Freedom House, che a sua volta cofinanziò e realizzò alcuni progetti della Ned, ampliando così la sfera dell'intervento politico-mediatico a sostegno delle amministrazioni Usa.

Nel 1983, di fronte all'esplodere dello scandalo Iran-Contras, Reagan decise di ristrutturare l'apparato di propaganda, definito "diplomazia pubblica". Walter Raymond, Direttore del Consiglio Nazionale di Sicurezza, organizzò un comitato di supervisione dove inserì, per conto di Freedom House, Leonard R. Sussman e Leo Cherma, quest'ultimo specialista della guerra psicologica. A capo della segreteria delle operazioni arrivò Otto Reich, (agente Cia, legatissimo ai cubani di Miami e ispiratore del fallito colpo di stato confindustriale in Venezuela, attualmente ai vertici del dipartimento per l'America latina dell'amministrazione Bush).

Associazioni per la libertà di stampa e per la libertà religiosa, arruolamento di dissidenti dei paesi dell'Est e di intellettuali europei a un tanto al chilo, invio di articoli già confezionati per i principali giornali in lingua inglese, uffici in mezzo mondo; Freedom House partecipò in prima linea alla nuova guerra fredda patrocinata da Reagan e da Bush padre. Nel1988 Freedom House creò un gruppo di lavoro sull'America centrale il cui obbiettivo principale era quello di diffondere la disinformazione sul governo sandinista del Nicaragua. Per l'occasione,vennero coinvolti anche sindacalisti della Afl-Cio.

Negli anni '90 l'attività dell'associazione si ampliò all'est europeo e ad alcuni paesi del Maghreb, tra i quali Giordania e Algeria. Nel 1999 creò il Comitato statunitense per la pace in Cecenia, diretto dall'ex Consigliere della Sicurezza Nazionale Brzezinski e da Alexander Haig, il primo segretario di Stato di Reagan. Ottenne l'appoggio dell'influente Istituto democratico per gli Affari Internazionali di Madeleine Albright, vera e propria enclave democratica nella Ned e nella Cia. Sono innumerevoli le organizzazioni e le associazioni statunitensi che Freedom House coinvolse nei suoi progetti.

Lo scopo era quello di contattare ogni possibile organizzazione dalle stesse finalità presenti nel campo socialista e di farlo attraverso sigle che apparentemente non destassero particolari sospetti. Contatti, accordi, nomi e analisi arrivavano sulle scrivanie di Langley e nei rapporti alle varie agenzie dalle quali Freedom House dipendeva e dipende e che a loro volta, in parte, dal lavoro di Freedom House traggono enormi vantaggi per le loro operazioni. E' dagli uffici di Freedom House che nacque l'idea della jihad afghana ed è sempre la stessa associazione che chiese a Osama bin Ladin, allora fervente agente Cia e capo dei Talebani, di aiutare l'esercito musulmano in Bosnia.

Nel 2002, Freedom House creò in Ungheria, con l'appoggio della Usaid, un servizio web per le Ong dell'europa centrale, tra queste ngonet.org. Negli ultimi anni ha condotto la campagna di riabilitazione del partito Arena in El Salvador, eredità politica degli squadroni della morte del maggiore Roberto D'Abuisson, assassino tra gli altri di Monsignor Romero. Arena entrò a far parte della Lega Anticomunista Mondiale ed uno dei suoi uomini più fidati, Antonio Saca, è oggi Presidente di El Salvador.

Il Presidente George W. Bush ha incaricato Freedom House di presentare un rapporto annuale sulle libertà pubbliche ed i diritti politici nel mondo. A seguito di questo, gli Stati uniti decidono se dare o negare aiuti allo sviluppo nel quadro della Millenium Challenge Corporation. Freedom House prepara insomma il terreno; è il retroterra, l'essenza di quella "ingerenza democratica" che precede le guerre preventive.

Negli ultimi anni, l'attività in America latina è stata piuttosto intensa.

Cuba risulta essere la punta di diamante della sua iniziativa. L'attuale programma di Freedom House ha nei suoi punti fondamentali localizzare e reclutare giornalisti, esponenti poltici e di Ong dell'est europeo da inviare a Cuba a sostegno dei cosiddetti dissidenti. Nessun segreto, lo riconobbe pubblicamente nel giugno del 2000 la stessa Freedom House, quando ammise di aver organizzato e finanziato il viaggio a Cuba di quattro giornalisti, due economisti e un accademico dell'est Europa con il fine di redigere articoli, relazioni ed analisi destinate a formare opinione internazionale contro l'isola caraìbica. Il coinvolgimento di Freedom House nel recente "Programma Cuba", in ottemperanza alla sezione 109 della legge Helms-Burton del 1996, ha visto l'elargizione di un milione e mezzo di dollari provenienti dai fondi della Ned.

A capo dell'operazione, tanto per non smentirsi, è stato insediato Frank Calzon, terrorista di origine cubana, ufficiale Cia legatissimo alla Fnca di Miami. Le regole, di Freedom House come della Ned, alla fine, sembrano essere due: il primo amore non si scorda mai, i vecchi amici non si dimenticano.

di Fabrizio Casari
(membro del Board di direzione di Reporter Associati)

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