Francia: stravince Macron, ma il vero problema è la frattura sociale

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[...] In realtà, come scrive Grégoire Biseau su Libération, queste elezioni hanno segnato il grande ritorno della frattura sociale: «Mentre i più ricchi hanno massicciamente scelto Macron, i poveri si sono rivolti verso la Le Pen. Sta al nuovo presidente non dimenticarlo, o rischia di giocare con il fuoco. La prima virtù di un presidente è quella di delineare il volto della Francia. Di tracciare una linea che divide il Paese in due. Una demarcazione forzatamente un po’ caricaturale, perché binaria come lo è il suffragio universale a due turni. Il 66,06 % a favore di  Macron non traccia solo il rapporto di forza tra “progressisti” e “nazionalisti”, per riprendere le parole del futuro presidente capo dello Stato, disegna due France: quella che va bene contro quella che perde. Quella che ha un ampio richiamo e quella del ripiegamento. La prima ha un ­ presidente, la seconda il risentimento.

Biseau è convinto che le sirene rosso-brune possano avere un certo ascolto: «Con queste elezioni, il divario destra-sinistra si è diluito in una nuova opposizione molto più sociologica. Questo scrutinio ha celebrato il gran ritorno della frattura sociale, resa popolare nel 1995 da Jacques Chirac e teorizzata dal demografo  Emmanuel Todd, era riapparsa nel referendum sulla Costituzione europea nel 2005, per finalmente scomparir. E’ ritornata maestosamente in occasione di queste presidenziali ed Emmanuel Macron dovrà tenerne conto molto presto, a rischio di perdere la metà del Paese. I risultati del primo turno avevano già fatto apparire una Francia tagliata in due secondo una diagonale che va da Havre a Marsiglia. La Francia dell’ovest ha piazzato in testa Macron, quella del nord, dell’est e del sud-est Marine Le Pen. Abbiamo potuto vedere un’opposizione geografica, culturale e storica.

Molti commentatori hanno, nello stesso solco, teorizzato la Francia delle grandi città (macronienne) contro la Francia rurale o periurbana (frontiste). Nella sua analisi approfondita del voto del primo turno, Jérôme Fourquet de l’Ifop ha dato una chiave di lettura più operativa : la predominanza della questione sociale. Emmanuel Macron è arrivato in testa lungo l’arco atlantico, dove i francesi hanno  molto maggioritariamente l’impressione di vivere in una relativa prosperità economica, in tutti i casi, in una dinamica positiva. Contrariamente, al nord e al nord-est  della Francia, i sentimenti di declino e declassamento vincono largamente».

Insomma, le elezioni francesi riportano sulla scena proprio quelle che le forze politiche liberal-liberiste e le socialdemocrazie sempre più centriste davano per scomparse e/o obsolete: le vecchie classi sociali. «La Francia laureata, che paga l’imposta sul reddito e che pensa che il suo livello di vita sia migliorato ha votato molto maggioritariamente  Macron – dice Biseau – Quella che non ha la maturità, che è disoccupata o vive nella precarietà, non ha esitato a mettere la scheda Le Pen nell’urna. Fourquet ha fatto un calcolo rivelatore: più un comune è ricco (in funzione degli abitanti che pagano l’imposta sul reddito) più vota Macron. Altrettanto vero di un’equazione matematica».

Quelle che emergono dalle elezioni sono due France che non hanno più molto da dirsi e per Biseau  il rapporto di forza è fissato da una risposta a una sola domanda: considerate la globalizzazione come una chance o una minaccia ? Secondo un sondaggio di Libération realizzato la sera del primo turno, i due campi sono perfettamente in equilibrio, ma rappresentano una sociologia completamente opposta: «Le classi popolari escono dal quinquennato Hollande con la convinzione che la loro situazione si sia considerevolmente degradata. Dopo essere calato durante la prima metà del quinquennato, il tasso è ripartito al rialzo alla fine del quinquennato.  Le ineguaglianze hanno seguito la stessa curva: si sono fortemente ridotte  nei due primi anni, fino ad annullare gli effetti della crisi del 2008, poi si sono anche loro rimesse a salire. Esausta per 10 anni di disoccupazione di massa e di stagnazione del potere di acquisto, questa Francia di serie B brucia di una vera collera sociale e non è la prima grande iniziativa promessa dal presidente della Repubblica Macron (una nuova loi travail  per decreto) che la rassicurerà. Emmanuel Macron sbaglierebbe a felicitarsi troppo presto dell’indebolimento della frattura sinistra-destra, perché l’opposizione frontale tra queste due France porta con sé i germi di una radicalità ancora più eruttiva».

Umberto Mazzantini da Greenreport.it

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