Francia: niente sarà più come prima

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È ormai da gennaio che i sondaggi indicano che il Front National di Marine Le Pen otterrà circa un quarto dei voti al primo turno delle elezioni presidenziali francesi di fine aprile. Sarebbe un risultato in linea con quello ottenuto alle elezioni del Parlamento europeo del 2014 e alle elezioni regionali del 2015. Una volta approdata al secondo turno, però, le possibilità di Le Pen di vincere il ballottaggio sono molto poche. Ma che raggiunga o meno una maggioranza assoluta dei voti, il suo partito uscirà rafforzato da queste elezioni.

La campagna elettorale, infatti, ha sconquassato lo scenario politico con conseguenze durature per i prossimi anni. I tre candidati in testa ai sondaggi nel momento in cui scrivo questo articolo rappresentano tre differenti declinazioni di critica al sistema tradizionale. Marine Le Pen è riuscita a stabilire una nuova divisione politica tra ‘globalisti’ e ‘patrioti’ basata su tre temi: nazionalismo, uscita dall’euro, chiusura agli immigrati. Emmanuel Macron, orgoglioso di non aver mai avuto una tessera di partito, si presenta come in grado di superare la tradizionale divisione tra destra e sinistra. E Jean-Luc Mélenchon, se eletto, promette nuove regole per restare nell’Unione europea, nella zona euro e nella Nato in maniera indipendente.

Nel frattempo, i due partiti che si sono tradizionalmente contesi le elezioni rimangono al palo. Ma se i repubblicani sono vittima soprattutto degli scandali che hanno travolto il suo candidato François Fillon, l’auto-distruzione dei socialisti è davvero notevole. In dicembre il candidato naturale del Partito Socialista, il presidente uscente François Hollande, ha deciso di non ricandidarsi vista la sua impopolarità da record. Alle primarie di gennaio ha vinto Benoît Hamon, che però è stato successivamente abbandonato da buona parte del suo partito, incluso l’ex primo ministro e sfidante Manuel Valls, che ha dato il suo sostegno a Emmanuel Macron. Privo di un’identità e lacerato al suo interno, il Partito Socialista dovrà probabilmente assistere al ballottaggio da spettatore.

La crisi dei partiti tradizionali, e della sinistra in particolare, è un fenomeno che sta attraversando tutta l’Europa, dal Regno Unito alla Spagna. In Francia, in particolare, questo cambiamento lo si può osservare anche nella perdita di peso degli intellettuali liberali. La storia di come è andata la ha raccontata recentemente Michael Foessel, professore di filosofia presso l'Ecole Polytechnique. “Sono lontani i giorni” ha detto “di Pierre Bourdieu che si faceva leader degli scioperi dei lavoratori delle ferrovie, di Michel Foucault che orientava il dibattito sulla riforma del sistema carcerario, o di Émile Zola e i suoi appelli per la giustizia durante l'affare Dreyfus”. In questi mesi del 2017, il dibattito politico è rimasto fermo sui temi dell’identità e della sicurezza: gli unici intellettuali che si sono sentiti sono quelli che andavano in televisione a cavalcare le paure popolari. Certo, questa situazione è analoga a quella delle élite liberali in tutto il mondo occidentale, ma è forse più visibile qui, nel Paese in cui il presidente Charles de Gaulle perdonò Jean-Paul Sartre (“Non si arresta Voltaire!”, disse allora) in seguito al suo arresto per disobbedienza civile durante i moti del maggio 1968.

Oggi, a quarant’anni di distanza da allora, la Francia è alle soglie di una profonda trasformazione politica. Se Macron e la sua coalizione dovessero riuscire a sfondare, ci sono buone ragioni per pensare che una larga parte del Partito Socialista si unirà a lui. E se Fillon non dovesse superare il primo turno, allora è probabile che i repubblicani di centro-destra perderanno una parte significativa dei loro eletti, militanti ed elettori a beneficio del Front National, che si consoliderà così come forza costituente della politica francese negli anni a venire. Non facciamo previsioni, anche perché in Francia le elezioni riservano sempre sorprese: nel 2005 in francesi votarono a sorpresa contro il progetto di costituzione europea e nelle ultime primarie presidenziali hanno escluso i favoriti, eliminando un ex presidente (Nicolas Sarkozy) e due ex primi ministri (Alain Juppé e Manuel Valls). Per adesso manca un vincitore, ma queste elezioni hanno già molti vinti. 

Lorenzo Piccoli

Sono Lorenzo e scrivo per il portale Unimondo.org dal 2012, più o meno da quando mi sono trasferito a Firenze per iniziare un dottorato di ricerca pagato dal Ministero degli Esteri Italiano presso l'Istituto Universitario Europeo. Sono approdato in Toscana dopo esser cresciuto tra Trento e altre città molto pittoresche: studiando ho trascorso un semestre al Trinity College di Dublino in Irlanda, un altro semestre alla University di Victoria in Canada, e poi lavorando ho vissuto per un anno a Bruxelles in Belgio e per qualche mese a Edimburgo in Scozia. Per il mio dottorato mi occupo di cittadinanza e nazionalismo. Provo a trattare gli stessi temi quando scrivo per Unimondo.  

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