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Festival dell'Economia: le lezioni migliori vengono dai Sud del mondo

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Jayati Ghosh - Foto: D.Mosna/Ufficio stampa Festival

Occupazione, regulation, finanza etica, tutela dell'ambiente, consumo responsabile, intercultura. Sono alcuni dei temi affrontati con insistenza durante l'edizione 2009 del Festival dell'Economia di Trento. Hanno qualcosa in comune: la crisi finanziaria ha messo ulteriormente in luce la necessità di politiche e pratiche per il loro sostegno.

Lo affermano numerosi economisti giunti a Trento per la kermesse dello scoiattolo. Così il Nobel Spence su ambiente e crisi alimentare: “dalla crisi usciremo in meglio se investiremo in istruzione ed energia pulita... I due terzi di mondo sviluppato concentrati nel G20 hanno la missione di sostenere i più poveri. Se si alzeranno i prezzi dei generi alimentari, molti moriranno di fame. Se i cambiamenti climatici proseguiranno verso il peggio, bisognerà aiutarli a difendersi da alluvioni e carestie”.

Un altro premio Nobel, Akerlof, sulla necessità di nuove regole e tutela dell'occupazione: “Il governo Americano deve regolare il mercato del credito. Se si vuole più libertà per i mercati servono anche più regole. Attraverso un giusto livello del credito, gli Stati Uniti possono risolvere l'obiettivo più urgente: quello di ricreare occupazione”. Ronald Dore auspica l'adozione della Tobin Tax ed un tetto sulla retribuzione dei manager, “per cancellare il sistema finanziario ombra, quello in cui le banche si compravano a vicenda i derivati, scommettendo l'una sull'altra e gonfiando i propri bilanci artificialmente”.

Carlo Petrini, Davide Bassi e Karlheinze Töchterle richiamano a buone pratiche quotidiane, al consumo responsabile e al senso del limite. Lo storico Alessandro Barbero spiega come “l'immigrazione possa essere una risorsa straordinaria, se gestita bene, avendo le idee chiare. Ma può diventare un pericolo se viene meno questa capacita di gestione”.

Abbiamo iniziato a parlare di crisi quando i nostri mercati hanno smesso di funzionare, quando le nostre banche hanno ridotto i prestiti e le nostre industrie dimezzato la produzione. Eppure ben prima di tutto questo, 2 miliardi di persone vivevano e continuano a vivere con meno di 2 dollari al giorno. La crisi alimentare è antecedente a quella finanziaria. Disoccupazione, scarso accesso al credito, diritti negati sono realtà non certo degli ultimi tempi. Eppure di crisi si parla da quando è entrato in recessione il nostro modello socio-economico, quello occidentale. Metà del pianeta è considerato come finanziariamente non rilevante.

Pur nella loro drammaticità, le crisi, tutte, possono servire a qualcosa: riconsiderare l'ordine delle priorità. Il sistema che anteponeva il successo di pochi al diritto di tutti al lavoro e all'accesso al credito, la sovraproduzione alla conservazione delle risorse naturali, lo spostamento istantaneo di capitali alla regolamentazione, lo sviluppo economico alla conservazione ambientale, ha mostrato tutti i suoi limiti. La maggior parte di relatori intervenuti al Festival invita a cercare la soluzione alla crisi all'interno del sistema capitalistico, trovando la maniera di rimettere in moto i mercati.

Ma al contempo insistono sul fatto che serve un deciso intervento dei governi, fatto di regole precise, sanzioni e interventi strutturali. L'assunto che i mercati alla lunga si autoregolino è in pensione da tempo, con buona pace dei puristi del liberismo. La fiducia dei consumatori pare indispensabile per la ripresa economica, ma deve trattarsi di una fiducia che si regge su basi solide, realmente esistenti. “I governi devono essere credibili” - dice Fabrizio Galimberti. Non bastano appelli generici a ritrovare l'ottimismo. L'eccesso di fiducia basato essenzialmente sul nulla, ricorda Akerlof, è una delle cause scatenanti della crisi, perché ha permesso alle banche, in assenza di regole, di produrre e far circolare i cosiddetti “titoli spazzatura”.

Libero mercato regolamentato, maggior ruolo dei governi e degli organismi di vigilanza, attenzione al welfare, valorizzazione del ruolo degli immigrati, maggior ruolo delle reti della società civile e pratiche quotidiane sembrano essere gli ingredienti fondamentali per la ricetta anticrisi. In pratica, ciò che il sistema economico-finanziario ha ignorato, dovrebbe ora servire a salvarlo.

Qualcuno non ha perso tempo: l'Ecuador ha inserito nella propria Costituzione il riconoscimento del ruolo attivo del modello cooperativo per la promozione dell'economia solidale, la finanza etica e il commercio etico, grazie al lavoro della ministra de Inclusiòn Economica y Social, Jeannette Sanchez. Un nuovo equilibrio tra capitalismo ed economia solidaristica. Un nuovo modello di sviluppo ma anche nuove relazioni sociali, in un paese dove il divario tra ricchi e poveri è molto accentuato.

In Brasile, spiega Euclides Mance, a partire dagli anni 80 si sono sviluppate forti reti di economia solidale, che coinvolgono un milione di addetti ed hanno sviluppato una loro propria moneta. In India, l'economista Jayati Ghosh insegna il legame tra crisi alimentare e stretta economica: l'impennata dei prezzi dei prodotti cerealicoli, che ha messo in ginocchio migliaia di contadini nei sud del mondo, è legata a doppio filo con la vicenda dei mutui subprime, grazie a numerosi grandi investitori (anche, assicurazioni, fondi di investimento) che hanno realizzato guadagni ingenti scommettendo sull'andamento dei prezzi.

India, Ecuador, Brasile: le lezioni migliori provengono dai sud del mondo. Sono replicabili, basterebbe prendere esempio.

Andrea Dalla Palma

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