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Festival dell'Economia: Informazioni, scelte e sviluppo

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"Informazioni, scelte e sviluppo". Sarà questo il titolo del Festival dell’Economia giunto ormai alla sua quinta edizione. Avrà luogo a Trento tra il 3 ed il 6 giugno giusto per appuntarvelo in agenda.

Il tempo di internet è il tempo dell’informazione. Viviamo circondati, a volte sopraffatti dalla quantità di dati, analisi, commenti. Si può dire per questo che il nostro è un tempo migliore? La quantità dell’informazione vuol dire anche qualità?

La quinta edizione del Festival concentrerà la sua attenzione sui processi di raccolta delle informazioni che preludono alle scelte economiche, ma non solo.

Come può accadere che gli individui utilizzino con poca efficacia le notizie e i dati disponibili, trascurino quelli rilevanti, ne selezionino in modo sbagliato le fonti? Come nascono/si creano e come circolano le informazioni? Con nuovi formati e originali occasioni d'incontro, la grande Economia rinnova il suo annuale appuntamento a Trento analizzando il ruolo che l’informazione ha giocato nell’ultima crisi economica globale, per affrontare l’esigenza non più rinviabile di una vera educazione alla rete, per uscire dalla crisi e riavviare un cammino di sviluppo sia globale, sia europeo, sia specificamente italiano.

Si potrebbe dire che è il nostro Festival. Nel libro pubblicato da Unimondo dal titolo “Diritto a comunicare e accesso ai saperi – la nuova frontiera dei diritti nella società della conoscenza” edito da Carta, Roberto Savio scriveva a conclusione della sua prefazione: “Finora nel nostro paese il Parlamento, i partiti, le organizzazioni sindacali, sono stati distratti da altri temi e altre questioni, che possono sembrare più immediati e concreti. Nulla è, in realtà, più concreto dell’assetto del mondo, e su questo le tecnologie e la costruzione della Società della conoscenza giocheranno un ruolo determinante. Nulla è più urgente della richiesta forte di una Società dell’Informazione e della Comunicazione che si fondi non solo sul profitto di chi deriva dal mercato la propria legittimità, ma sui principi della democrazia e dell’uguaglianza delle opportunità.

Su informazioni e scelte ci troviamo quindi d’accordo con il coordinatore scientifico del Festival Tito Boeri. Sulla parola Sviluppo abbiamo una visione un pò diversa avendo a che fare con la cassetta degli attrezzi del cooperante. Per molti anni, infatti, si è preteso di condurre i paesi del Sud del mondo sulla via dello "sviluppo" mediante il puro criterio economico, nella convinzione che una maggiore industrializzazione fosse di per sé condizione di benessere. Oggi è evidente come il concetto di sviluppo non possa prescindere da altri parametri: valorizzazione del genius loci, istruzione, miglioramento del sistema sanitario, garanzie politiche e giuridiche, rafforzamento istituzionale, riduzione della mortalità infantile, riconoscimento delle libertà individuali, raggiungimento degli obiettivi del millennio. L'industrializzazione sic et simpliciter può risultare addirittura dannosa o funzionale alla salvaguardia di interessi elitari se esportata in un contesto di diritti umani negati. Occorre pertanto invertire il paradigma sviluppo-crescita economica: quest'ultima non sia il fine, bensì uno dei mezzi indispensabili (assieme alla salvaguardia ambientale e all'equità sociale) per il progresso globale.

Sono questioni che abbiamo affrontato anche nelle precedenti edizioni dal titolo: Ricchezza e povertà (2006), Capitale sociale e capitale umano (2007), Mercato e Democrazia (2008) ed Identità e crisi globale (2009)

Lo sprono ad andare avanti viene proprio dall’ultimo Festival. Nel giorno di chiusura dell’edizione 2009 irrompe la notizia che alcuni cooperanti, di ritorno dal Brasile, hanno perso la vita. Vogliamo ricordare, nuovamente, la loro generosità, le loro scelte e la loro concezione di sviluppo.

Fabio Pipinato

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