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Fao: 1 miliardo di affamati, siamo sdegnati!

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Il lancio della campagna alla Fao di Roma - Foto: ©Fao

Mettendo da parte le buone maniere e il linguaggio soft, la Fao ha rilanciato oggi a Roma la petizione "1billionhungry" per dire basta allo scandalo di 1 miliardo di affamati cronici nel mondo. "I’m mad as hell" - "Sono furioso come una serpe" - grida l'attore Jeremy Irons nel video diffuso dalla Fao via YouTube.

"Dovremmo tutti essere molto arrabbiati per il fatto che altri esseri umani continuino a soffrire la fame" - ha dichiarato il Direttore Generale della Fao, Jacques Diouf. "Se anche voi lo siete, vorrei che esprimeste questa rabbia aggiungendo il vostro nome alla petizione 1billionhungry: che siate ricchi o poveri, giovani o vecchi, nei paesi in via di sviluppo come in quelli sviluppati"- ha aggiunto. La Fao chiede che la petizione trovi un'amplificazione attraverso social network come Facebook, Twitter e YouTube.

La petizione, presentando come immagine della campagna un fischietto giallo invita a "fare un fischio" per risvegliare i capi di stato e di governo: "Se si continuerà di questo - avverte la Fao - l'Obiettivo del Millennio di dimezzare la percentuale delle persone che soffrono la fame entro il 2015 non sarà raggiunto". "È un'ingiustizia immane che oltre un miliardo di persone vadano a letto a stomaco vuoto, ed è per questo che accogliamo con piacere l'impegno della Fao in questa direzione" - ha dichiarato Katia Maia, responsabile della Campagna per l'alimentazione e l'agricoltura di Oxfam.Si parlerà di aiuti all'agricoltura dei Paesi in via di sviluppo al summit dei leader del G8 che si svolgerà il mese prossimo in Canada.

Su oltre 1 miliardo di persone che soffrono la fame, 642 milioni vivono nella regione Asia e Pacifico, 265 milioni nell'Africa sub-sahariana, 53 milioni in America Latina e Caraibi, 42 milioni in Medio Oriente e Nord Africa e 15 milioni nei paesi sviluppati. Secondo un recente rapporto della Fao, il cambiamento climatico può avere pesanti ricadute sulla sicurezza alimentare e la riduzione della povertà in Africa.

Il documento "Le implicazioni del cambiamento climatico per la sicurezza alimentare e per la gestione delle risorse naturali in Africa" (in .pdf) , avverte infatti che non è più possibile continuare ad andare avanti come se nulla fosse ed esorta i governi dei paesi africani a "dare priorità ed attuare misure per sviluppare l'agricoltura ed una gestione sostenibile delle risorse naturali". Un terzo della popolazione africana vive in zone inclini alla siccità. Sei delle dieci città più grandi del continente sorgono lungo le coste, anch'esse esposte al cambiamento climatico.

"Il cambiamento climatico colpirà i paesi africani più poveri in modo smisurato, e le persone più povere in questi paesi saranno quelle che ne soffriranno maggiormente - segnala il rapporto. I piccoli coltivatori africani, che praticano un'agricoltura di pura sussistenza, sono i più vulnerabili, e quelli che hanno minori strumenti per contrastarne gli effetti. Secondo il documento, dovrebbe diventare una priorità l'adattamento al cambiamento locale tramite pratiche sostenibili come ad esempio la promozione e la protezione del cibo locale e delle conoscenze agricole tradizionali. Poiché il cambiamento climatico colpirà i più poveri, sono necessarie politiche di sviluppo che puntino ai gruppi più vulnerabili, in particolare le donne, il cui carico di lavoro crescerà enormemente in conseguenza degli effetti sulle risorse idriche e sulla terra. [GB]

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