Erotismo a temperature polari

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Foto: A. Molinari ®

Non amo partire per un viaggio pensando che ne scriverò poi qualcosa. Non mi piace sentirmi addosso la pressione di un’allerta preventiva, voglio poter mantenere uno sguardo rilassato da appoggiare con cautela su ciò che mi circonda… che poi, spesso, mi induce ad approfondire la curiosità del primo impatto, a trarne delle riflessioni. E anche questa volta è stato così, nonostante le giornate buie e fredde oltre il circolo artico, nonostante i tempi stretti e le distrazioni.

Passeggio a casaccio dentro l’Arktikum, centro scientifico e museo, ricco ma un po’ confuso, per la natura e la storia nordica, con sede a Rovaniemi. E’ quasi mezzogiorno, ma il cielo fuori è plumbeo, c’è poca luce e qualche fiocco di neve si attacca leggero al soffitto a vetri, che si stiracchia in prospettiva verso un bianco orizzonte. Si intuisce che l’allestimento punti a essere una proposta moderna per cittadini e turisti e in parte l’obiettivo può dirsi raggiunto, anche se l’ambientazione etnografica, le installazioni interattive un po’ ingenue e le stanze scure e pesanti rendono la struttura concettualmente un po’ cupa. C’è però una sala che, passandoci quasi per caso, cattura inaspettatamente la mia attenzione. Davanti all’entrata campeggia un cartello che recita più o meno: “attenzione, contenuti espliciti”, corredato da una divertente immagine che fa il verso a L’urlo di E. Munch. Il messaggio in effetti è strano: siamo in un museo della scienza, che la comunicazione sia esplicita non dovrebbe essere scontato? Dall’interno si sentono risatine divertite di qualche adolescente che si intravede oltre la soglia. Entro, e appena lo faccio capisco che la premessa sull’uscio in effetti era necessaria. Qui al nord, si sa, gli imbarazzi hanno soglie che noi europei (e a maggior ragione se latini) non riusciamo a oltrepassare con nonchalance.

Dentro la stanza campeggiano sulle pareti gigantografie di accoppiamenti e atti sessuali di animali e di esseri umani, nonché riproduzioni, contenute in allusive voliere che però all’immaginazione lasciano ben poco spazio, di membri maschili da record (nel guinness i 52 cm del tricheco), per lo meno tra i mammiferi che possiedono il baculum (l’osso del pene). Per buona pace di molti competitivi che si stessero preoccupando… il baculum è assente negli uomini. La mostra si intitola “Erotismo artico. Sopravvivenza. Calore. Gioia”. Quando vedo questo titolo, che tra tutte le foto non è, diciamo, la prima cosa a farsi notare, comincio a dedicare un po’ di tempo anche alle didascalie di queste immagini, e la sensazione netta è una. Ci sono riflessioni sul sesso fatte e proposte talmente bene che forse solo in un museo del nord è possibile trovare, senza che risultino offensive per il pudore di alcuni e sgradevoli agli occhi di molti. Anzi, l’allestimento è tale per cui, con uno spirito tra il serio e l’ammiccante, sbatte sul tavolo uno dei problemi più gravi dei nostri giorni: quello dei cambiamenti climatici. E no, non sono fissata su questi temi tanto da creare collegamenti inesistenti, tranquilli. I collegamenti tra attività sessuali e sorti del Pianeta ci sono, sono scientifici e non hanno nulla a che fare con giornate tipo “The Annual Global Orgasm for World Peace”.

Insomma, su una parete di fumetti bilingui, tra giochi di parole e doppisensi, fauna e abitudini locali, classifiche cultural-sessuali e (auto)ironie che scavalcano le specie (“Wash me with your semen”, un esempio su tutti, è il titolo dedicato alla copiosa quantità di sperma necessario alla riproduzione delle balene), si scopre che la globalizzazione influenza pesantemente gli accoppiamenti degli abitanti del circolo polare artico. Il mondo diventa più piccolo per uomini e animali, ma non sempre è una buona notizia. Uno studio riportato anche da The Guardian, evidenzia per esempio come un’elevata concentrazione di policlorobifenili, più noti con la sigla PCB (una classe di composti organici considerati inquinanti persistenti, con tossicità in alcuni casi analoga a quella della diossina), renda il pene dell’orso polare sempre più fragile. L’uso dei PCB è vietato, ma queste sostanze si dissolvono così lentamente in natura da renderne la diffusione un pericolo subdolo per la sopravvivenza di alcuni abitanti delle regioni più fredde, verso le quali l’atmosfera ne trasporta le particelle.

Proseguo a leggere: la quantità di luce regola i ritmi riproduttivi dei mammiferi artici e nei cicli evolutivi la natura ha reso possibile la nascita dei cuccioli nel periodo più favorevole. Sono molti gli animali, volatili compresi, i cui ormoni vengono attivati dall’aumento della luce. Per le renne, ad esempio, il periodo del calore è determinato dalla melatonina, che viene secreta in maggiore quantità quando il buio si fa più severo; gli orsi, da parte loro, hanno ritardato lo sviluppo dell’embrione in modo tale da ottimizzare le tempistiche tra la fase del calore e quella della nascita. Insomma, gli abitanti delle regioni artiche si sono abituati ad approfittare di tutti i vantaggi delle giornate piene di luce dei mesi primaverili ed estivi. Un esempio eclatante è il Temmink’s Stint, un trampoliere che cova due volte durante ogni estate, dandosi il turno con la compagna in modo che entrambi possano approfittare della ricchezza di insetti dei mesi più caldi.

Mi fermo ancora un po’ in questa stanza, perché la cosa si fa interessante: di bollente non ci sono solo gli spiriti eccitati nella fase dell’accoppiamento, c’è anche la questione del surriscaldamento globale. Una delle vittime è il lemming, piccolo roditore artico noto per la bufala sui suicidi di massa, che ha però cose molto più gravi di cui preoccuparsi delle leggende che corrono sul suo conto. Una di queste, per esempio, è la condizione della neve. Insomma, quando le temperature aumentano, gli aspetti hot della vita del lemming si raffreddano. La loro riproduzione è un fatto sociale, ma risente pesantemente degli strati di ghiaccio che si formano sulla neve e sul terreno: un giorno con temperature relativamente alte seguito da un giorno con temperature molto fredde può causare l’interruzione delle attività riproduttive, portando perfino al collasso dell’intera popolazione.

Certo, ma a noi che ce ne importa dei lemming, che manco sappiamo forse come sono fatti? In effetti, l’impostazione di questa mostra è profondamente originale, e solo soffermandosi con attenzione sulle interconnessioni che scopre se ne coglie il significato. Che cade, ancora una volta, sotto una parola: biodiversità. Diversità della vita, che si sviluppa e cresce a ogni latitudine con le sue peculiarità, che garantisce il fragile equilibrio di cui facciamo parte e che ovunque chiede rispetto. Anche agli uomini le temperature artiche hanno richiesto di adattarsi nelle loro abitudini sessuali e riproduttive: dai giochi erotici come l’amaruujaq degli Inuit, che ne evidenzia gli stretti legami con il mondo degli animali, soprattutto con il lupo, alle usanze culturali, sociali e comunitarie, il sesso è questione, qui come ovunque - e ovunque in modo diverso -, di una sottile linea tra ciò che è appropriato e ciò che non lo è.

Mi chiedo allora: è appropriato dedicare un’intera sala alle abitudini artiche riguardanti l’accoppiamento e la sessualità, per parlare anche di cambiamenti climatici e delle responsabilità dell’uomo nella catena della vita sulla Terra? Penso che la risposta ognuno possa trovarla dove e come crede, anche senza visitare questa inusuale sezione di un museo lappone. Io, uscendo da quella stanza e incontrando in entrata una famiglia con bambini al seguito, ho trovato con un sorriso dolceamaro la mia.

Anna Molinari

Giornalista pubblicista, laureata in Bioetica presso la Facoltà di Scienze Filosofiche di Bologna, ha frequentato a Roma la scuola di Scienze politiche internazionali, cooperazione e sviluppo di Focsiv e ha lavorato presso il Ministero dell’Interno - Commissione per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e il Consiglio Italiano per i Rifugiati. Dal 2011 cura per Fondazione Fontana Onlus e in provincia di Trento laboratori formativi e percorsi di sensibilizzazione rivolti a scuole e cittadinanza su temi a carattere sociale, con particolare attenzione a tutela ambientale, sovranità alimentare, stili di vita sostenibili ed educazione.

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