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Elezioni in Olanda, una svolta possibile?

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Il leader socialista olandese Roemer – Foto: linkiesta.it

“Dopo quest’evento il mondo non sarà mai più come prima”. Quante volte abbiamo sentito ripetere questa frase, soprattutto applicata alla strage che si ricorda oggi, come ogni 11 settembre. In realtà anche lo spettacolare e tragico crollo delle torri gemelle ha sicuramente cambiato la vita delle vittime e dei parenti, e pure di milioni di iracheni e afghani, ma non ha cambiato il mondo. Bin Laden è stato ucciso ma la sua rivoluzione terrorista fallita non ha inciso per nulla sulle sollevazioni arabe. Tutti i problemi rimangono sul tappeto.

La crisi economica è uno spartiacque sicuramente maggiore. Almeno per l’Europa è così. Insigni osservatori ci dicono che domani, 12 settembre, sarà una data capace di cambiare la storia dell’Unione Europea. Ce lo dicono da due anni che la prossima sarà la settimana decisiva per la moneta unica, ma tutto poi sembra scivolare via nell’inerzia generale. Domani si vota in Olanda e la Corte Costituzionale tedesca deciderà se la Costituzione germanica consente al governo della Merkel di aderire al Fondo antispread. Due avvenimenti che, a prima vista, non coinvolgeranno l’attenzione delle masse; ma i loro risvolti saranno notevoli per tutti i cittadini europei.

Dai Paesi Bassi possono venire sorprese interessanti. Mentre in Grecia sono terribilmente preoccupanti le azioni neonaziste del partito Alba dorata, in Olanda le formazioni xenofobe sembrano arretrare. Il partito socialista (che non è il partito laburista tradizionalmente al potere ma scalzato nel primo decennio del 2000 da ondate populiste di destra) veleggia nei sondaggi come primo partito, perché insiste su di una risposta “sociale” alla crisi. Riporta il Post: “Maurice de Hond, un esperto politico intervistato dall’Economist, ha detto di aver previsto da tempo che il SP avrebbe potuto avere un grande rilievo in queste elezioni: «Il partito di Roemer è diventato il centro della democrazia sociale. Si è opposto alla privatizzazione delle ferrovie e dell’energia e attaccando le banche come responsabili della crisi finanziarie. Gli elettori credono che la destra al governo abbia sbagliato, e visto che il partito socialista non è mai stato al potere, sono disposti a dargli una possibilità».

André Krouwel, un politologo dell’università di Amsterdam intervistato dal Financial Times, sostiene che le politiche anti-immigrazione che hanno reso popolare il partito di estrema destra di Wilders non interessino più agli elettori, che in questo momento sono concentrati sulla questione finanziaria. Wilders promette di trascinare l’Olanda fuori dall’Unione europea e abbandonare la moneta unica, ma dopo la crisi di governo dell’aprile scorso ha perso la fiducia dei suoi sostenitori. In molti, riporta il Financial Times, si chiedono perché abbia aspettato che la manovra di bilancio messa a punto dal passato governo fosse quasi completa per ritirarsi e definire i tagli «un diktat di Bruxelles»”.

Ancora il Financial Times, di certo non ascrivibile alla stampa alternativa, in un articolo inchiesta (qui tradotto in italiano) apre alla formazione di Emile Roemer, ricordando il passaggio da posizioni maoiste a quelle social-democratiche seppure maggiormente radicali. La questione maggiore risiede nella politica europea dei socialisti: “Il Partito Socialista è in parte cresciuto opponendosi alle politiche di austerità governative. Segue una linea neo-keynesiana sulla crisi dell’eurozona, che è diventata credibile tra i votanti da quando, l’anno passato, l’economia olandese è sprofondata nella recessione. … Partito tradizionalmente euroscettico, il Partito Socialista ha votato contro i pacchetti di salvataggio per Grecia e Spagna, il patto di bilancio europeo, il fondo di salvataggio dell’eurozona, il Meccanismo di Stabilità Europea, e si oppone agli eurobond e all’unione bancaria europea. Nonostante si fosse opposto all’Euro nel 1999, comunque, adesso non sta chiedendo di lasciare l’area euro.

L’approccio preferito dal Partito Socialista alla crisi dell’eurozona riguarda la ristrutturazione dei debiti sovrani dei paesi più colpiti e far sì che la Banca Centrale Europea compri i loro titoli. Roemer ha recentemente moderato il tono sull’Europa sforzandosi di essere visto come un candidato valido per la presidenza”.

Insomma siamo alle solite, si cerca una via alternativa all’uscita dalla crisi ma questa via non riesce né a imporsi come condivisa da tutti né a rispondere alla logica economica e finanziaria tuttora imperante e a cui, voglia o non si voglia, bisogna sottostare. Certo è che se anche l’Olanda, ultrarigorista negli anni scorsi, cambia impostazione, sarà un altro colpo per l’intransigenza tedesca. Come sottolinea un’accurata analisi del sito Sbilanciamoci, l’economia è subentrata al tema dell’immigrazione, e già questa è una buona notizia. [PGC]

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