Educazione di strada, dall’Italia al mondo

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Tra le esperienze più innovative emerse dal convegno di Napoli “Sconfini dell’educazione”, da noi già raccontato su Unimondo, va segnalata una buona pratica presente nel comune di Rozzano, una città di circa 40000 abitanti a sud di Milano, vicino Pavia. Un gruppo di insegnanti impegnati nell’Istituto comprensivo di Viale Liguria ha narrato il positivo incontro tra la scuola pubblica (sia a livello di dirigente Daniela Pinabo che di corpo docente), l’associazionismo e una giovane Sindaco Barbara Agogliati, tre attori locali impegnati nella formazione all’educazione alla legalità, alla cittadinanza attiva, nella lotta contro la dispersione scolastica: tutti questi soggetti, grazie a un finanziamento Cariplo, stanno ristrutturando una villa sequestrata alla ndrangheta come spazio di aggregazione. A Rozzano si organizzano varie iniziative significative come una banda musicale formata da adolescenti ed anziani (uno scambio inter-generazionale che ha portato alcuni ragazzi a rischio di emarginazione, a concludere gli studi di conservatorio), oppure come il Festival delle Periferie (con dialoghi per esempio tra Cesare Moreno e Don Rigoldi) e Bookcity con l’intervento di vari esperti come Alessandro Leogrande, Vicedirettore della rivista Lo Straniero, esponente di spicco dell’inchiesta sociale.

Ecco il diritto alla città includente con un ruolo propulsore della scuola pubblica, che unisce una proposta culturale all’innovazione sociale sostenuta dall’amministrazione locale per sfidare un contesto di egoismo generalizzato. Dall’altra parte dello stivale, a Palermo si realizza l’Utopia-Progetto Giocherenda.

Come scrive Eleonora Lombardo su Repubblica.it: “Giocherenda è un termine fula il cui significato è condiviso in molti paesi africani, qualcosa che in italiano si potrebbe tradurre con "solidarietà", ma giocherenda è più di una parola, è un sentimento, è quella attitudine a stare uniti e a occuparsi collettivamente dei problemi e delle gioie della collettività. L'irresistibile assonanza con la parola italiana gioco ha fatto sì che Giocherenda diventasse il nome perfetto per un collettivo artistico artigianale, al momento composto da nove ragazzi con esperienze e provenienze diverse, che hanno deciso di associarsi e offrire animazione e costruire oggetti legati alla narrazione, al gioco, all'educazione alla creatività. I ragazzi, la maggior parte dei quali vengono dall'Africa, hanno in comune un percorso all'interno del progetto educativo sperimentale "Polipolis" avviato dal "Cpia Palermo 1" (Centro per l'istruzione degli adulti provincia di Palermo) e un'educatrice, Clelia Bartoli, che li ha condotti a credere profondamente nelle proprie risorse e possibilità, soprattutto una volta raggiunta la maggiore età, quando alla fine dell'accoglienza negli Sprar devono contare sulle proprie risorse. L'assunto è che l'attività di narrazione crei comunità, aiuti a gestire eventi traumatici, fabbrichi un rifugio immateriale dove trovare ristoro anche in tempi di precarietà e conflitto”

Dalla dimensione locale occorre però trasferirsi a quella internazionale perché il tema dei bambini e dei ragazzi “di strada” coinvolge tutto il mondo, come da noi più volte documentato. Al convegno di Napoli si è anche dibattuto su questo.

Davide Mattiello, membro della Commissione Parlamentare Antimafia, già dirigente nazionale di Libera e Benvenuti in Italia, ha sintetizzato questo percorso globale di mobilitazione internazionale: “Ho iniziato il mio percorso sociale con l’educativa di strada promossa dall’Associazione ACMOS che ho fondato a Torino nel 1999. È necessario approfondire l’analisi delle cause e della ricerca di soluzioni che conducano a migliori interventi governativi fondati su politiche pubbliche culturalmente pertinenti e socialmente effettive, traducendo anche in politiche globali le buone pratiche della società civile internazionale”.

Fabrizio Terenzio, Direttore di Enda Tiers Monde, in appoggio al Movimento Africano dei Bambini e Giovani Lavoratori MAEJT, da Dakar (Senegal) commenta: “Avendo lavorato ininterrottamente per 36 anni a fianco dei bambini lavoratori, da essi ho colto le energie e numerose speranze di vita e di progresso, per l'immediato come per il futuro e i diritti di generazioni altre. Mi associo dunque alle periferie e soprattutto a chi ci vive. Occorre lavorare affinchè i processi educativi aperti, in cui l'esperienza vissuta direttamente attraverso le lotte quotidiane per la sopravvivenza, vengano valorizzati: a Napoli, Bogota, Delhi e Dakar, le speranze sono le stesse, ed il nuovo mondo sorge da questi focolai di piccoli che tutti insieme sanno sognare”.

Sandro Calvani, gia Direttore UNDC a Bogotá e Senior Adviser on Strategic Planning,Mae Fah Luang Foundation (under Royal Patronage), Bangkok, spiega: “In questi primi anni del cambio d'epoca all'inizio della quarta rivoluzione industriale, i guru della nuova economia, dell'innovazione sociale, della post-democrazia provano con coraggio a ipotizzare il mondo di domani. Ci suggeriscono estrapolazioni di futurologia e favole per adulti dove l'80% dei lavori conosciuti saranno affidati a robot e all'intelligenza artificiale, ormai pronta a sostituire anche il denaro. Il premio Nobel per l'economia va agli studiosi di "nudge", la spinta gentile verso comportamenti virtuosi, che -se ben governati- potrebbero permettere all'economia di divenire parte della soluzione dei gravi interrogativi del nostro tempo. Se i governi e le imprese responsabili divenissero la regola invece che l'eccezione, l'economia della disuguaglianza e nemica dell'ambiente, della sostenibilità e della pace scomparirebbe in tempi brevissimi.

Ma bastano queste trasformazioni, tutte vere, ma per ora solo accennate dagli studiosi e sperimentate dai pionieri, per ridare speranza alle nuove generazioni? Io credo di no. Osservando invece le attese di oltre un miliardo di bambini per le strade del mondo, soprattutto delle aree più povere, sono convintissimo che ci vuole subito un cambio di paradigma nelle priorità dell'economia, dell'innovazione sociale della politica; un cambio di paradigma dove i bambini divengano il vero obiettivo prioritario di ogni strategia di progresso.

Oggi i bambini non votano, non sono quasi mai ascoltati come gruppo di interesse, condividono percentuali irrilevanti della spesa pubblica e privata, non sono oggetto di protezione speciale nei conflitti e nei disastri naturali, sono spesso vittime abusate impunemente perfino da parte di quegli adulti che li dovrebbero custodire ed educare e addirittura in alcuni paesi lavorano e sono incarcerati come gli adulti. È vergognoso per l'umanità del terzo millennio accorgersi che ogni altra specie animale sa fare di meglio nel proteggere e far crescere bene i propri piccoli. Un cambio di paradigma nell'attenzione ai diritti dei più piccoli significa anche lasciarli divenire protagonisti e soggetti attivi, non solo oggetto, dei servizi e delle politiche di governo della trasformazione”.

Esperienze concrete e prospettive teoriche si incontrano così nella vera battaglia da combattere, quella per i bambini che già ora sono il nostro futuro. 

Cristiano Morsolin, esperto di diritti umani in America Latina dove vi risiede dal 2001.

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