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Ecuador: approvata la nuova Costituzione 'sociale e solidaristica'

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Una manifestazione sociale in Ecuador

"Ce l'abbiamo fatta anche qui, questa è una vittoria storica". Queste le prime parole del presidente dell'Ecuador, Rafael Correa Delgado, nel tardo pomeriggio di domenica scorsa, quando ormai è certo che la maggior parte dei suoi cittadini ha votato si al Referendum per la nuova Carta Costituzionale (in .pdf). E il primo discorso non lo fa dalla capitale Quito, ma da Guayaquil, sua città natale ma anche roccaforte dell'opposizione, dove la differenza tra i si e i no è davvero una manciata di voti. Ma quello che conta è il risultato complessivo - non ancora definitivo - ma secondo il Tribunale Elettorale Supremo sul 94,19% di voti scrutinati il 63,97% dei votanti si è espresso per il si, mentre i no sono il 28,11%, i voti nulli il 7,2% e i voti bianchi 0,72%.

Dopo Venezuela, Bolivia e Paraguay, passa anche dal piccolo paese andino il vento di cambiamento che da qualche tempo soffia in America Latina. La nuova Costituzione ecuadoriana è composta da 444 articoli, e si basa su un "modello di economia sociale e solidaristica", definito anche "socialismo del XXI secolo". Numerose le novità e la portata delle stesse. Viene innanzitutto modificato l'assetto di potere in vigore finora, ritenuto ingiusto nei confronti dei nativi e della popolazione più povera e prevede, tra le sue principali prescrizioni, cinque diversi tipi di proprietà: pubblica, privata, mista, popolare e solidale.

Ma non è tutto: tra le riforme di stampo economico previste c'è la riforma agraria che prevede l'espropriazione e ridistribuzione delle terre, il rigido controllo statale su settori strategici come il petrolio, l'estrazione mineraria e le telecomunicazioni, l'assistenza sanitaria gratuita per tutti gli anziani. Tra quelle di stampo sociale e politico vi è il riconoscimento di diritti a tutti quelli formalizzeranno una unione civile, a prescindere dal sesso, il controllo diretto del Presidente eletto sulla politica monetaria in sostituzione della banca centrale, e il potere del Presidente di sciogliere le Camere durante il mandato di quattro anni che saranno anche rinnovabili.

Importantissimo poi all'articolo 5, il divieto assoluto di installare basi militari straniere nel paese e come diretta conseguenza non potrà essere riconfermato l'accordo che dal 1999 consente agli Stati Uniti l'utilizzo di una base militare a Manta ufficialmente concessa per operazioni aeree antidroga, visto che la città si trova molti vicina al confine con la Colombia.

La parte più innovativa della nuova Costituzione è sicuramente il secondo capitolo, dove si definisce lo sviluppo secondo i criteri di 'buen vivir'. Di particolare rilevanza l'articolo 12, che stabilisce il diritto umano all'acqua come fondamentale e irrinunciabile, così come quello all'alimentazione per tutti, basata sulla sovranità alimentare che si trova invece all'articolo 13. Ancora, il diritto a vivere in un ambiente sano, gli sforzi per utilizzare energie pulite, il diritto alla salute, all'educazione, all'informazione, all'uso delle nuove tecnologie.

A leggerla nel suo complesso appare evidente il tentativo di riequilibrare rapporti di forza e le condizioni economiche tra una minoranza che vive in condizioni di privilegio e la maggior parte della popolazione che vive invece in condizioni di povertà. In questo contesto vanno intese la riforma agraria, la diversa gestione delle risorse naturali e dei servizi strategici di interesse nazionale.

Le operazioni di voto si sono svolte senza alcun incidente di rilievo, sotto gli occhi degli osservatori dell'Organizzazione degli stati americani (Osa), dell'Unione Europea, del Parlamento Andino e del Centro Carter.

Il leader del "no" alla Costituzione Jaime Nebot - primo cittadino di Guayaquil del partito social-cristiano - ha riconosciuto subito la vittoria del presidente Correa precisando che "occorre attendere i risultati finali sui votanti" e ribadendo al tempo stesso "totale apertura al dialogo per trovare le soluzioni migliori sulle questioni che una minoranza rilevante del Paese non condivide".

Forti le preoccupazioni da parte delle multinazionali straniere, per la nazionalizzazione delle risorse del paese e quelle della Chiesa cattolica che si oppone con fermezza alla nuova Costituzione. Quest'ultima ha chiesto una riflessione profonda per non sottoporre al gioco delle maggioranze e minoranze temi che oltrepassano la dialettica elettorale, ritenuti dall'Episcopato "principi non negoziabili".

Ma niente spaventa il presidente Correa che ha dichiarato: "Poniamo le basi per un nuovo paese - e rivolgendosi ai conservatori ha aggiunto - vi tendiamo la mano, riconoscete la sconfitta e avanziamo insieme nella nuova direzione che la maggior parte del popolo ecuadoriano, come tutta l'America Latina, in questo momento stanno indicando: una società più giusta, molto più equa, senza tante ingiustizie e miseria".

La nuova Carta nazionale prevede un governo di transizione in cui l'Assemblea Costituente, controllata dall'esecutivo, riorganizzerà le istituzioni statali fino alle prossime elezioni previste nel febbraio 2009.

Elvira Corona

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