Donald Trump: collaborare o resistere?

Stampa

L’ascesa di un controverso miliardario senza esperienza politica è un fenomeno inedito per la democrazia americana. Per questo, molte delle persone che non lo hanno votato adesso si trovano di fronte a un dilemma: come comportarsi rispetto a Donald Trump? Alcuni hanno scelto di resistergli a tutti i costi. Altri hanno deciso di dargli almeno una possibilità.

Tra questi ultimi c’è Elon Musk, il dirigente di una delle più innovative compagnie al mondo. Tesla Motors, Inc. che ha come obiettivo la creazione di veicoli elettrici ad alte prestazioni orientati verso il mercato di massa. Durante la campagna elettorale, Musk aveva dichiarato che Trump “non è l'uomo giusto per il lavoro di Presidente degli Stati Uniti” e in seguito all’elezione si era dispiaciuto per quello che “non sarà ricordato come il momento più bello della nostra democrazia”. Pochi giorni dopo però il direttore di Tesla ha accettato di fare parte del gabinetto strategico creato dal Presidente per elaborare una politica in materia economica. 

Ci sono certamente buone ragioni per fare come Elon Musk e dare una possibilità a Donald Trump. Dopo tutto, il Presidente è stato regolarmente eletto. Durante la presidenza di Barack Obama, il Partito Repubblicano aveva fatto un’opposizione spietata su tutto, rifiutando ogni compromesso. Questo atteggiamento ha danneggiato la qualità dei servizi offerti dal governo e ha esposto la democrazia americana a grandi rischi. Il Partito Democratico ha ripetutamente condannato questo atteggiamento come irresponsabile. Eppure adesso molti dei suoi membri hanno la tentazione di trattare Trump allo stesso modo di come i Repubblicani trattarono Obama: esprimendo indignazione per ogni sua uscita pubblica, opponendosi ad ogni nomina, facendo ostruzionismo ad ogni nuova legislazione e trasformando ogni passo falso in uno scandalo. In breve, minare alle basi la legittimità della sua presidenza. Il problema di questa strategia è che, oltre a essere incoerente con le dichiarazioni del passato, rischia di spingere Donald Trump verso gli elementi più di destra del Congresso. Al contrario, avviare un dialogo con il nuovo presidente aumenterebbe le possibilità di trovare un consenso su politiche ragionevoli. Dopo il suo primo incontro con il New York Times in seguito alle elezioni, i giornalisti sono stati impressionati dalla superficialità delle posizioni di Trump, tanto che uno di loro ha suggerito che questa mancanza di competenza crea un'opportunità per le persone di buon senso di influenzare Trump: "Hanno bisogno di impegnarsi subito e cercare di tirarlo verso il centro”.

Eppure c’è chi sostiene che collaborare con un uomo come Trump sarebbe disastroso per la nostra democrazia. Stiamo parlando di una persona che ha condotto una campagna elettorale meschina, durante la quale ha utilizzato continuamente riferimenti razzisti e sessisti e ha esortato attacchi contro manifestanti e giornalisti. Aiutarlo contribuirebbe a legittimare questo tipo di politica, rendere normale il bullismo, le offese, le aggressioni, le menzogne, l’incitamento all’odio e alla paura. Alcuni giornalisti del Washington Post si sono chiesti cosa risponderemo a chi ci chiederà cosa stavamo facendo mentre Trump deportava migliaia di immigrati irregolari, toglieva l’assistenza sanitaria a milioni di cittadini e lanciava attacchi contro la libertà di stampa. Forse ci giustificheremo dicendo che gli stavamo dando una possibilità.

Lorenzo Piccoli

Sono Lorenzo e scrivo per il portale Unimondo.org dal 2012, più o meno da quando mi sono trasferito a Firenze per iniziare un dottorato di ricerca pagato dal Ministero degli Esteri Italiano presso l'Istituto Universitario Europeo. Sono approdato in Toscana dopo esser cresciuto tra Trento e altre città molto pittoresche: studiando ho trascorso un semestre al Trinity College di Dublino in Irlanda, un altro semestre alla University di Victoria in Canada, e poi lavorando ho vissuto per un anno a Bruxelles in Belgio e per qualche mese a Edimburgo in Scozia. Per il mio dottorato mi occupo di cittadinanza e nazionalismo. Provo a trattare gli stessi temi quando scrivo per Unimondo.  

Ultime notizie

Daadab (Kenya): chiudere o aprire?

23 Maggio 2017
Dadaab, il più grande campo per rifugiati e richiedenti asilo al mondo è a rischio chiusura; secondo il governo è un bacino di reclutamento del terrorismo. (Sara Bin)

A chi grida al lupo al lupo…

22 Maggio 2017
L’uccisione illegale di specie protette è una piaga nazionale: una delle vittime più colpite è il lupo. (Alessandro Graziadei)

“L’uomo e il legno”: il lavoro come riscatto sociale

21 Maggio 2017
La cooperativa sociale “L’uomo e il legno” nasce a Napoli nel 1995 - nel quartiere di Scampia- e opera da vent’anni in tutto il comprensorio napoletano. (Alessandra Certomà)

Pedalare è un buon affare!

20 Maggio 2017
Riduzione di smog e rumore, riappropriazione dello spazio pubblico, abbattimento dei costi ambientali e sanitari… Quando pedalare è un buon affare! (Alessandro Graziadei)

Libano: instabilità politica e accoglienza dei profughi

19 Maggio 2017
Nel Paese dei cedri varare una nuova legge elettorale è da sempre una questione delicatissima perché investe equilibri religiosi, politici ed etnici. (Michele Focaroli)