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Doha 2012, prevalgono gli egoismi

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Il tavolo dei negoziati a Doha

È iniziata lunedì l’ultima e più importante fase delle negoziazioni, la cd. High-level Segment. A Doha sono arrivati i Capi di Stato, i Capi di Governo e i Ministri e presto inizieranno gli incontri di alto livello ministeriali (high level ministerial meetings). Ad essi spetta compiere gli ultimi passi impregnati con una forte valenza politica, essi discuteranno sui punti più delicati lasciati aperti senza un comun denominatore dai gruppi di lavoro e dai negoziatori la settimana scorsa; essi daranno la forma e la sostanza a quelle che saranno le decisioni finali che verranno numerate in ordine crescente con l’etichetta finale “CP.18”. Con una metafora cinematografica, quello che dopo una giornata di meritato riposo, si è presentato con lucidità agli occhi dei partecipanti, potrebbe essere un trailer di quello che succederà più avanti questa settimana, soprattutto nel Protocollo di Kyoto e nei binari dell’ LCA (l’Azione Cooperativa di Lungo Termine): le sessioni dell’LCA si sono aperte con ampi disaccordi tra le parti.

Opposto con forte veemenza dagli stati sviluppati ma abbracciato da quelli in via di sviluppo, il testo proposto nella Plenaria di Apertura dal Presidente all’inizio della settimana, a fine settimana si è trasformato in un documento informale che ha incontrato il contrasto dei paesi del G77. Bernardita Muller delle Filippine ha con grande emozione dichiarato che, mentre si sta discutendo, il suo paese aspetta di essere colpito da un tifone e a Natale si potrebbe contare il numero delle vittime. Un testo dell’Azione Cooperativa di lungo Termine che non affronti finanza, adattamento e misure di risposta, non è un’opzione. I forti applausi hanno per qualche momento invaso il vuoto freddo che permea questi negoziati sul cambiamento climatico.

Il Venezuela, nelle parole di Claudia Salerno ha sottolineato come la breccia rompi-ghiaccio, che permetterà ai meccanismi in corso di sbloccarsi, saranno le misure per l’adattamento e non i meccanismi di mercato. In una nota pungente ha notato come la maggior parte del mondo non consideri nemmeno l’Azione Cooperativa di Lungo Termine come la base delle negoziazioni e ha aspramente invitato i paesi dell’Annex I a concludere un accordo tra loro senza i paesi in via di sviluppo.

La Bolivia ha rigettato il testo criticando l’ossessione presente per i mercati e facendo notare come questi meccanismi di mercato e i rispettivi contrappesi fossero stati creati per risolvere il problema. Questo è quanto il testo presentato a fine settimana contiene, in assenza di qualsiasi impegno di altro tipo da parte dei paesi sviluppati.

Il Nicaragua, parlando a nome del gruppo di recente formazione dei paesi in via di sviluppo che hanno un pensiero comune (Like Minded Developing Countries), del quale sono parte anche India e Cina, ha espresso un vigoroso disappunto sul contenuto del testo, invitando a riposizionare le discussioni sulle fondamenta del Piano di Azione di Bali, i cui punti dovrebbero essere integralmente considerati.

Benché molte siano state le proposte di compromesso presentate da parte degli stati, i testi che seriamente affrontavano le questioni della finanza, dell’adattamento, della tecnologia e della formazione sono stati abbandonati.

I paesi sviluppati, primo tra tutti gli Stati Uniti, continuano a snobbare le questioni sollevate dai paesi in via di sviluppo e l’unica seria preoccupazione è quella di chiudere l’Azione Cooperativa di Lungo Termine. Hanno sottolineato come sia irrealistico finire la discussione su ogni suo singolo punto e come il binario della LCA debba giungere ad una fine.

Recentemente il negoziatore americano Jonathan Pershing, in un briefing informale per le organizzazioni non governative, ha spiegato come l’equità sia un concetto non vendibile a casa e che per gli Stati Uniti equità si debba intendere come equità procedurale e impegno (“One of the ways we thought about equity is to engage, so what we do is we provide a lot of support for this (CoP) space. That’s procedural equity”). L’India ha fatto presente a nome di tutti i paesi in via di sviluppo che un testo di tale fattura sia inaccettabile e che il presidente e i paesi sviluppati debbano prenderne atto.

Il presidente ha portato sul tavolo dei negoziati due testi, entrambi punto focale di feroci critiche dei diversi blocchi.

I negoziati internazionali sono un processo guidato dagli Stati, ed è tempo che ognuno si rimbocchi le maniche affinché si giunga ad un accordo accettabile, che non accontenterà nessuno, ma sul quale ci sia almeno un’intesa. Se ti trovi bloccato con la tua macchina su un terreno acquitrinoso e le ruote scivolano, sarai costretto a scendere dalla macchina e ti metterai a spingere, mentre qualcuno davanti premerà il pedale dell’acceleratore. Prima o poi qualcosa succede, o il veicolo riprenderà il suo corso liberandosi dalle morse del fango, oppure tu cederai, ed esausto, chiamerai qualcuno affinché ti possa aiutare. In ognuno dei due casi la situazione si sbloccherà, devi solo continuare a sforzarti. Lo stesso sta succedendo qui a Doha, e si spera che la questione irrisolta della Piattaforma D’Azione di Lungo Termine ‘trovi una nuova casa’ (un termine che ha acquistato molta popolarità nei corridoi del QNCC) che sia accettabile per tutti.

Da Doha, Chiara Zanotelli

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