Diritti dei popoli, sempre più necessari

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Foto: C. Morsolin ®

Unimondo ha già dedicato un articolo per ricordare il quarantesimo anniversario della Carta di Algeri. In questa occasione si è tenuta a Roma una conferenza internazionale, organizzata dalla Fondazione Lelio Basso, dal titolo “Globalizzazione e diritti fondamentali, a 40 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli”. Presso la Camera dei deputati sono convenuti esperti da tutto il mondo, confrontandosi in due giorni di intensi lavori sulle tematiche più scottanti del nostro tempo.

Sono stati moltissimi gli spunti interessanti. Ne riproponiamo alcuni. Nell’intervento di apertura, il giurista Luigi Ferrajoli parla dell’insieme degli uomini che vivono sul pianeta Terra come un unico popolo: “è questo popolo, soggetto collettivo, titolare del diritto alla sopravvivenza, che si deve rivoltare contro questo nuovo tiranno collettivo, quello dei mercati”. Gli aspetti giuridici sono fondamentali per regolare una globalizzazione altrimenti selvaggia e costruita per opprimere i popoli e gli emarginati.

Flavia Lattanzi (docente di diritto internazionale, già giudice ad litem al Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda e al Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia) si sofferma sull’importanza della giustizia transnazionale promossa dalla CPI e commenta che “la creazione della Corte Penale Internazionale è stata la realizzazione di un progetto che la comunità internazionale ha perseguito lungamente e che ha perseguito perché era ben consapevole del fatto di non poter lasciare ai singoli stati, alle sole giurisdizioni statali la responsabilità della repressione di crimini orrendi come lo sono il genocidio, i crimini di guerra e i crimini contro l' umanità.

E infatti gli Stati mostrano molta riluttanza, nella migliore delle ipotesi inerzia, di dotarsi degli strumenti giuridici necessari per contrastare l' impunità, dove il problema è la responsabilità del potere legislativo dei legislatori che non si danno questi questi strumenti per una scelta ben precisa per contrastare l’ impunità soprattutto di individui che rivestono funzioni e alte cariche nell' organizzazione dello Stato. Durante i lavori di elaborazione dello Statuto di Roma alcuni di noi e io ero tra questi ottimisti, abbiamo ritenuto che la creazione di un Tribunale Penale Internazionale a carattere permanente e a vocazione astrattamente universale potesse far cessare l' impunità e operare da deterrente. In base al principio della sovranità popolare, non si puo’ imporre la protezione dei grandi della terra, a danno soprattutto delle popolazioni civili, in particolare dei componenti più deboli di tali popolazioni come lo sono i bambini e le donne”.

Fulvio Vassallo Paleologo (docente dell’Universita’ di Palermo) approfondisce la realtà dei migranti, nuovo popolo della globalizzazione tra naufragi e dispersione, sottolineando che “all’Europa dei muri e dei campi di confinamento, come alle tante barriere che circondano chi la frontiera se la porta addosso, marchio o numero segnato su un polso, occorre opporre un’Europa di cittadini e di istituzioni locali che si interpongono e ricostruiscono nuovi legami sociali, nella difesa dei diritti fondamentali delle persone migranti, e dell’intera popolazione di un territorio”. Il ruolo di queste organizzazioni è concreto e decisivo per dirimere i conflitti e per tutelare i diritti umani nel mondo. Due casi lo testimoniano, dalla Colombia dove si spera nella conclusione definitiva della guerra delle FARC, fino al Parlamento Europeo.

Antoni Pigrau Sole e Simona Fraudatario sono tra i relatori del convegno e hanno citato le conclusioni a cui è arrivato il Tribunale Permanente dei Popoli riguardo alle multinazionali operanti in Colombia. “Un dato che non può essere trascurato e che qualifica le multinazionali come uno degli attori del conflitto è proprio la coincidenza tra la distribuzione delle risorse naturali della Colombia, le istallazioni delle grandi imprese transnazionali e le zone controllate dai paramilitari. In alcuni casi, come in quello della Chiquita Brands, dell’imprese minerarie Anglo American, Bhp Billington, Glencore A.G., della Multifruit S.A., dell’Union Fenosa e delle sue filiali, questa “collaborazione” o aiuto o sostegno è evidente. In altri casi, la coincidenza o la sincronizzazione tra le necessità delle imprese e le azioni criminose dei paramilitari ha portato il TPP a pensare ad una collaborazione informale. Sono i casi, per esempio, della Nestlé e della Coca Cola”, cita la ricercatrice del TPP Simona Fraudatario.

Proprio il 5 luglio 2016, giornata di chiusura del seminario, le conclusioni sulle violazioni dei diritti umani da parte delle multinazionali vengono riconosciute dal Parlamento Europeo. Infatti il Parlamento europeo ha approvato il rapporto su Commercio internazionale, diritti umani e sociali e standard ambientali, di cui è stata relatrice Eleonora Forenza, eurodeputata de L’Altra Europa con Tsipras – gruppo Gue/Ngl, sulle politiche commerciali dell’UE e le norme sociali e ambientali, i diritti umani e la responsabilità delle imprese. “È un forte monito del Parlamento europeo”, commenta Forenza, “in vista degli accordi commerciali internazionali dell’Ue”; il rapporto chiede che ogni accordo includa una clausola giuridicamente vincolante sui diritti umani e che la sua piena attuazione sia rigorosamente e costantemente monitorata.

Cristiano Morsolinesperto di diritti umani in America Latina dove vi risiede dal 2001.

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